CAPITOLO OTTAVO. Nostro Signore Gesù Cristo vittima. Perfezione della sua umanità che è l'ostia del suo sacrificio
Nostro Signore GESÙ CRISTO è Dio e Uomo. Non è il Dio che è Ostia ma è l'uomo; la sua Umanità sola è la materia del suo Sacrificio: il suo corpo anzitutto, a motivo del carattere di visibilità proprio di quel Sacrificio; ma pure, di tutta necessità, anche la sua anima. Perciò, entrando nel mondo, GESÙ disse al Padre suo: «Voi mi avete dato e appropriato un corpo: ecco che vengo», per sostituirmi a tutte le ostie antiche, ed essere solo il vostro Sacrificio e la vostra Ostia. Il seno di Maria fu il suo Tempio. Dall'augusta Vergine Egli prese la carne di cui si rivestì, e questa carne Egli l'offrì, facendone la Vittima che sola è gradita al Padre; da quel momento, in quella guisa che era Sacerdote in tutto il suo essere, fu Vittima pure in tutto il suo essere.
Quell'essere creato, capolavoro della Potenza e dell'amore della SS. Trinità; quella Umanità adorabile, nella quale e dalla quale il Padre ha ricevuto la sua gloria, e il mondo la sua salvezza; quella Vittima perfettissima, che ha tutto restaurato, tutto riconciliato, «che è stata per noi, per divino beneplacito, Sapienza, Giustizia, Santificazione e Redenzione» (I Cor 1, 30); il suo stato e le sue disposizioni di Ostia, il suo divin Sacrificio: ecco il complesso magnifico di incomparabili bellezze, che sarà l'oggetto del nostro umile e attraentissimo studio: perfezione, dignità e santità dell'Umanità di GESÙ. In questo capitolo studieremo la sua Perfezione, ossia, l'eccellenza affatto singolare e unica dell'essere naturale dell'Umanità del Verbo incarnato. Essere naturale, questo significa il suo fondo, ciò che la costituisce: l'anima quindi e il corpo. Ma noi faremo qui astrazione della Unione ipostatica; non già che la perfezione di questo essere naturale possa derivare da altra causa che da quella Unione; non già che tale astrazione possa essere altro che una pura operazione della nostra mente, poiché l'Umanità in GESÙ non è mai esistita, neppure un istante, senza quella Unione. Ma questo modo di considerare l'essere naturale di GESÙ separatamente da ciò che è il principio della sua perfezione, ci permette di veder meglio, con analisi di tal genere, le ricchezze e «i tesori che sono nascosti» (Col 2, 3) nella nostra divina Vittima.
L'Umanità del Verbo è perfetta, non solo nel senso che non le manca nulla di ciò che costituisce la natura umana sia nell'anima come nel corpo, dimodochè dire che il Verbo è uomo, è tanta vero come lo si può dire di ciascuno di noi. Ma essa è perfetta in un altro senso più elevato, perché la sua perfezione è tale, che non vi è, né può esservi al mondo, nulla che sia così eccellente e sublime come quella divina Umanità. È dottrina di sant'Agostino: «Praedestinata est ita naturae humanae tanta et tam celsa et summa subvectio, ut quo attolleretur altius, non haberet» (De praedestinat. sanctorum, cap. XV).
Quella divina Umanità sorpassa, non soltanto tutte le perfezioni e bellezze create, ma pure ogni eccellenza e bellezza possibile: perché qualunque perfezione che Dio possa creare, non sarà mai quella di una natura umana appartenente ipostaticamente ad una Persona divina, essendochè l'Incarnazione è stata operata una volta sola e non dovrà mai più essere riprodotta.
Ostia e sacerdote: Cristo è l'unico sacerdote del padre dopo l'incarnazione
Scritto da admin il 28/08/10
P. SILVIO MARIA GIRAUD
MISSIONARIO DELLA SALETTE
SACERDOTE E OSTIA
CAPITOLO SETTIMO. Nostro signore Gesù Cristo è più manifestamente l'unico sacerdote del padre dopo l'incarnazione e per l'eternità
Gesù, in un modo più manifesto e assoluto, è il solo sacerdote, dopo la sua Incarnazione. Solo Egli è sacerdote, perché il Sacrificio che ha offerto durante l'intera vita che ha compiuto sulla Croce, e che Egli continua, senza reiterarlo, in cielo e sull'altare eucaristico, è l'opera che ha corrisposto e che sempre corrisponde a tutti i fini dell'Incarnazione.
Quali sono, infatti, i fini dell'Incarnazione? Da parte di Dio, la sua gloria; per noi, la nostra salvezza. Orbene, il Sacrificio di Nostro Signore ha raggiunto perfettamente e definitivamente questo duplice fine.
Dapprima ha raggiunto il primo fine dell'Incarnazione, che è la gloria di Dio, e lo ha raggiunto perfettamente. - La gloria di Dio è una adorazione, una lode, un amore, un'azione di grazie, una supplicazione, una espiazione degne di Dio, degne della sua Maestà, della sua Santità, della sua Bontà, della sua Eccellenza infinita e della sovrana sua Giustizia. La gloria di Dio, quella gloria esterna e accidentale che gli è dovuta in questo mondo, è quella soddisfazione e «quella consolazione» di cui parla la Scrittura, e che gli è procurata soprattutto dalle sue creature intelligenti; è il riconoscimento, l'esaltazione, l'osservanza dei suoi diritti. La sua gloria, in una parala, è Lui stesso onorato, esaltato, amato come si merita.
Orbene, tutto questo onore, tutta questa soddisfazione, tutta questa esaltazione, quel regno, quel trionfo, quella gloria insomma, Dio la riceve dal Sacrificio di Nostro Signore, suo Figlio, suo Sacerdote e sua Vittima. «Da Lui, con Lui, e in Lui, dice la Chiesa, a Voi, Dio onnipotente, nell'unità dello Spirito Santo, ogni onore ed ogni gloria». Il Signore stesso, nell'annunciare al suo popolo antico il Sacrificio del Figlio suo, ne parla con evidente soddisfazione: «La mia affezione non è per voi, dice il Signore degli eserciti; ed io non accetterò più offerta dalla vostra mano. Perché da dove nasce il sole fin dove tramonta, il mio nome è già grande tra le genti» (Ml 1, 10-11).
Tanto è vero che la Gloria di Dio è tutta intera nel Sacrificio di Nostro Signore, che se, per un supposto impossibile, tale oblazione non avesse salvato nessun'anima; attesa la sublimità, l'incomprensibile e veramente infinita perfezione che le è propria; avrebbe nondimeno dato a Dio piena, universale e adeguata soddisfazione (74). Non già che gli atti del Verbo incarnato, in quanto sono compiuti da un'anima creata, siano in se stessi infiniti; ma, in quanto sono atti d'una Persona divina, la quale se li appropria, li fa suoi e li produce essa medesima nella umana natura assunta ipostaticamente, hanno un valore infinito che corrisponde a tutto quanto Dio è, e a tutto quanto Egli ha diritto di ricevere da tutte le creature.
Ostia e sacerdote: Nostro signore Gesù Cristo è l'unico sacerdote del Padre
Scritto da admin il 21/08/10
P. SILVIO MARIA GIRAUD
MISSIONARIO DELLA SALETTE
SACERDOTE E OSTIA
CAPITOLO SESTO. Nostro signore Gesù Cristo è l'unico sacerdote del Padre
Uno sguardo ai secoli che hanno preceduto l'incarnazione
Nostro Signore GESÙ CRISTO è l'unico Sacerdote del Padre, anche pei secoli che hanno preceduto l'Incarnazione. Questa proposizione, a prima vista, è sorprendente. Tuttavia essa è la conseguenza di parecchi punti di dottrina, che abbiamo esposto; ma è opportuna spiegarla in tutta la sua chiarezza.
In verità, GESÙ CRISTO è tutto: l'espressione è di san Paolo (Col 3, 11). Nell'ordine della natura come in quella della grazia GESÙ è il Principio, l'esemplare, la prima idea, l'ultima ed unica ragione di tutto, come di tutto Egli è il fine. Tutto esiste in Lui; tutto riceve da Lui la vita; tutta viene da Lui, tutto è per Lui. GESÙ è il fondamento sul quale tutto poggia; la forza che tutto sorregge; la luce che tutta illumina; il tesoro della vita nel quale attinge ogni creatura; Egli solo è la gloria dell'universo. Il mondo dei corpi e quello degli spiriti, gli uomini e gli angeli, tutte le creature senza eccezione, sussistono in CRISTO.
Questa grande dottrina, è quella di san Paolo (Col 1, 12-18; Ef 1, 3-6). Ogni grazia, ogni vita, ogni essere è in CRISTO. Tutti i doni naturali e soprannaturali che sono negli angeli, tutti vengono da GESÙ CRISTO. Così pure si deve dire dell'uomo e di tutto quanto esiste nel mondo creato, fino dal principio e per sempre. E ciò è vero, non solo perché GESÙ CRISTO è Dio e quindi Creatore, Conservatore. Principio necessario e Fine necessario di ogni cosa: ma è vero in quanto è uomo. Non già che il mondo sia stato creato dopo la Umanità di GESÙ: chi direbbe questo assurdo? ma in questo senso che l'Incarnazione essendo evidentemente stata decretata prima del fatto della creazione (qualunque siano del resto l'ordine e il corso dei decreti divini), Nostro Signore GESÙ CRISTO è la Causa finale e l'esemplare di ogni creatura. Ed è perché l'unione ch'Egli ha contratta con la nostra natura è una unione eterna, che le anime nostre sono destinate alla visione eterna di Dio.
Ne risulta dunque che l'Opera eminente di Dio, e in un senso vero, l'unica opera (Ab 3, 2) è GESÙ CRISTO, poiché essendo il compendio di tutto, come si esprime san Paolo (57). Egli contiene tutto, e non esistiamo che in Lui.
Ma se tutto ciò è vero dell'ordine della natura e di quello della grazia, considerati in generale e nel loro insieme: deve necessariamente essere certo nell'ordine speciale della Religione. E quindi, in tutto rigore, GESÙ CRISTO solo Sacerdote del Padre, non soltanto è il solo che sia degno del Padre, ma il solo e unico Sacerdote, senza che nessuna creatura angelica o umana possa, fuorché Lui, portare questo titolo.
Ostia e sacerdote: Nostro signor Gesù Cristo è sacerdote in tutto l'essere suo
Scritto da admin il 13/08/10
P. SILVIO MARIA GIRAUD
MISSIONARIO DELLA SALETTE
SACERDOTE E OSTIA
Del sacerdozio di nostro signore Gesù Cristo, del suo stato e delle sue disposizioni di Ostia
CAPITOLO QUINTO. Nostro signor Gesù Cristo è sacerdote in tutto l'essere suo e in ciascuna delle sue azioni
Nostro Signore è Sacerdote in tutto il suo essere, ad ogni istante della sua vita, sia mortale, sia gloriosa, e in ciascuna delle sue azioni, che tutte sono intrinsecamente azioni sacerdotali. Tale verità risulta senza dubbio da quanto abbiamo detto sinora; ma conviene aggiungere qualche svolgimento.
Essendo venuto in questo mondo per esservi Sacerdote e Ostia, Nostro Signore è Sacerdote e Ostia in tutto il suo essere, nella sua Persona divina, nella sua anima, nella sua carne, nei suoi atti, nei suoi stati, nelle sue disposizioni; in tutto quanto opera e nel suo spirito e nel suo cuore e nella sua volontà; nelle parole, fatiche e sofferenze; nelle minime circostanze della sua vita; in tutto ciò che appartiene alla sua vita nel tempo e per sempre. L'Incarnazione è un Sacrificio, Sacrificio incessante e perpetuo. I caratteri esteriori di tale Sacrificio possono variare; anche i fini che gli sono propri non saranno tutti permanenti dopo questa vita viatrice. Ma l'essenza del Sacrificio che è l'omaggio di religione dovuto a Dio (44) per la sua gloria e il bene delle anime, è permanente in GESÙ CRISTO nel tempo e nell'eternità (45).
Infatti, che cos'è l'Incarnazione? L'atto per il quale il Verbo assume la natura umana. Ma questa assunzione stessa non è forse già una immolazione? Che diventa quella natura nella sua elevazione alla unità di persona? Essa non appartiene più a se stessa; il suo essere e i suoi atti sono proprietà del Verbo, e tutto viene offerto a Dio Padre come un Sacrificio. I Padri hanno detto che la natura umana è investita dalla divinità come il ferro è investito dal fuoco. Questo bel paragone, dice Thomassin, ci presenta la natura umana, in GESÙ CRISTO, che passa allo stato divino, nello stesso modo che il ferro passa in qualche guisa allo stato del fuoco. Ma questo fuoco della Divinità, la quale trasforma così in se stessa la umanità, ne fa un vero olocausto, nel quale questa umanità, diventa una Vittima consacrata per sempre, Vittima che ritrae tutta la sua gloria dalla privazione della personalità umana nella unione con la Divinità (46).
Ostia e sacerdote: In Gesù, il più grande di tutti i titoli è quello di Sacerdote
Scritto da admin il 06/08/10
P. SILVIO MARIA GIRAUD
MISSIONARIO DELLA SALETTE
SACERDOTE E OSTIA
Del sacerdozio di nostro signore Gesù Cristo, del suo stato e delle sue disposizioni di Ostia
CAPITOLO QUARTO. In Gesù, il più grande di tutti i titoli è quello di Sacerdote
Il Figlio di Dio viene in questo mondo: il Padre lo manda perché sia il suo Sacerdote. Ed Egli è Sacerdote fin dal principio; è Sacerdote per l'eternità; lo Spirito Santo è Lui stesso l'unzione di tale Sacerdozio. Orbene questa qualità di Sacerdote, in GESÙ CRISTO, è il più sublime, il più completo e il più grande di tutti i titoli che a Lui convengono. «Nell'universo non vi è nulla di più grande che GESÙ CRISTO, dice il Bossuet: e in GESÙ CRISTO non v'è nulla di più grande che il suo Sacrificio» (39).
GESÙ porta una infinità di titoli magnifici i quali sono figurati da quella moltitudine di diademi che san Giovanni, in una visione dell'Apocalisse vide sul capo del Verbo incarnato (Ap 19, 12-13). Orbene, tra questi titoli, tre occupano particolarmente un posto eminente. «Quando si tratta di uomini, dice san Tommaso, uno è Re, un altro Legislatore, un altro Sacerdote; ma in CRISTO, come nella sorgente di tutte le grazie, questi titoli si associano e si trovano assieme riuniti» (III, q. XXII, art. I.). Come Re, GESÙ governa le anime; come Legislatore, le istruisce e le dirige. Ma, chi non lo vede chiaramente? In queste due qualità non v'è alcuna relazione verso Dio Padre; esse non contengono nessun omaggio di religione verso la sua Maestà, la sua Santità, la sua Misericordia, i suoi diritti, la sua gloria: né alcun ministero di salvezza per noi, nello stato di disgrazia e di perdizione dove ci trascinò la caduta.
I titoli di Re e di Legislatore non sono dunque quelli nei quali GESÙ CRISTO ha dato al Padre la dovuta gloria, e procurato alle anime nostre la necessaria redenzione. Questi due effetti, GESÙ li ha compiuti nel suo titolo di Sacerdote, e nell'opera che ha fatta in tale qualità, vale a dire, nel suo Sacrificio. San Paolo sembra compiacersi nella esposizione di questa grande dottrina; è cosa risaputa da tutti.
Il più gran titolo di GESÙ CRISTO è dunque quello di Sacerdote.
Ostia e sacerdote: Della cooperazione dello Spirito Santo in questo mistero
Scritto da admin il 30/07/10
P. SILVIO MARIA GIRAUD
MISSIONARIO DELLA SALETTE
SACERDOTE E OSTIA
Del sacerdozio di nostro signore Gesù Cristo, del suo stato e delle sue disposizioni di Ostia
CAPITOLO TERZO. Della cooperazione dello Spirito Santo in questo mistero
Per amore verso il nostro Dio terza Persona della SS. Trinità, esaminiamo in qual modo lo Spirito Santo abbia cooperato a questo Mistero. San Pietro ha detto: «Che Dio Padre ha unto il Verbo Incarnato nella Spirito Santo» (At 10, 38), ciò che si intende nel Sacerdozio di Gesù Cristo; e san Paolo: «Che il Figlio si è offerto a Dio suo Padre come una Vittima immacolata, per la virtù della Spirito Santo» (Eb 9, 14).
Per avere qualche conoscenza di questo Mistero, dobbiamo ancora elevarci, per mezzo della fede, sino agli adorabili segreti della Vita divina nella Trinità Santa, e rintracciarne l'opera che conviene allo Spirito Santo.
Nella Trinità, il Padre genera il Figlio. Il Padre e il Figlio, in unità di Principio, dànno origine allo Spirito Santo, per una via che ci è assolutamente sconosciuta e che i Teologi chiamano Spirazione attiva. Lo Spirito Santo non è né può essere Principio di altra persona, perché la vita immanente delle Persone divine tutta si termina necessariamente a due Processioni: quella del Figlio generato dal Padre, e quella della Spirito Santo che procede dal Padre e dal Figlio. La Spirito Santo adunque non può essere Principio di altra Persona divina, ma Egli opera l'unione (24).
Ostia e sacerdote: Dio padre manda il Figlio suo in questo mondo per esservi il suo Sacerdote
Scritto da admin il 24/07/10
P. SILVIO MARIA GIRAUD
MISSIONARIO DELLA SALETTE
SACERDOTE E OSTIA
Del sacerdozio di nostro signore Gesù Cristo, del suo stato e delle sue disposizioni di Ostia Capitolo II Dio padre manda il Figlio suo in questo mondo per esservi il suo Sacerdote
LIBRO PRIMO
Qualunque sia il sentimento che si ritiene riguardo alla causa prima ossia al motivo dell'Incarnazione (16), è necessario ammettere che, se una Persona divina, si farà uomo, essa innanzi tutto e soprattutto sarà Sacerdote di Dio: dapprima perché la glorificazione del nome di Dio, dei suoi attributi e dei suoi diritti, è il fine universale, e, in certo senso, unico delle opere divine: ora tale glorificazione è appunto la missione, l'opera e come l'essere del Sacerdozio, inoltre, perché un Dio che si fa uomo deve essere il Capo della Religione di ogni creatura e tale religione consiste nel sacrificio. Il Dio fatto uomo sarà dunque Sacerdote. Sarà Sacerdote prima per se medesimo, vale a dire, perché dovrà, in quanto creatura, offrire a Dio un sacrificio, e un sacrificio sotto ogni rapporto perfettissimo nella santità, nell'estensione, nella durata, essendo Egli, nella sua: qualità di uomo, la più eccellente delle creature; dovrà inoltre offrire tale sacrificio come capo di tutto il creato, riassumendo e raccogliendo in se medesimo la religione dell'intero universo.
Ostia e sacerdote: La prima origine del sacerdozio è nel seno del Padre
Scritto da admin il 16/07/10
P. SILVIO MARIA GIRAUD
MISSIONARIO DELLA SALETTE
SACERDOTE E OSTIA
Del sacerdozio di nostro signore Gesù Cristo, del suo stato e delle sue disposizioni di Ostia
LIBRO PRIMO
CAPITOLO PRIMO La prima origine del sacerdozio è nel seno del Padre
Nella Trinità Santa, l'Essenza divina, vivente, eterna, immutabile, oppure con una parola più semplice, Dio, è il Padre, il Figliuolo e lo Spirito Santo.
Il Padre, il quale è senza Principio, è necessariamente, essenzialmente, eternamente, il Principio del Figlio, e, nel Figlio e col Figlio, il Principio dello Spirito Santo. È Principio del Figlio e di tutto quanto è il Figlio; Principio della Natura come della Personalità del Figlio.
Il Padre dà al Figlio tutto il suo Essere e tutto quanto è suo, fuorché di essere senza principio, di non essere generato, di essere Padre; perché quello stato che, per il Padre, consiste nell'essere innascibile e senza principio, è essenzialmente e assolutamente proprio del Padre; ma tutto il resto viene comunicato al Figlio: Eternità, Immensità, Immutabilità, Scienza, Potenza, Santità, Beltà, Felicità, la intera natura divina in una parola, e parimenti tutto quanto è il Padre, come Persona divina, riguardo allo Spirito Santo,
Lo Spirito Santo procede dal Figlio come dal Padre; ma dal Padre il Figlio riceve la virtù di dare origine allo Spirito Santo; ed essendo questa virtù quella medesima del Padre il Figlio non è il Principio distinto dello Spirito Santo, ma Principio unico col Padre.
Ed è così che il Padre e il Figlio non sono che una cosa sola, e sono eguali in tutto, essendo essi un solo Dio con lo Spirito Santo. Unità perfettissima che è l'Essenza della Natura divina, uguaglianza oltremodo assoluta che è la perfezione della Trinità.
Ma di tale unità di Natura e di tale uguaglianza di Persona, il Padre ancora è l'autore, il Principio primo, unico, sostanziale e necessario: e il Figlio, come lo Spirito Santo, riceve dal Padre di essere uno con Lui e suo coeguale.
Ci sembra che all'inizio di questo Libro sul Sacerdozio di GESÙ CRISTO, dobbiamo con umiltà e amore innalzare le nostre menti e i nostri cuori sino alle sublimi profondità ed ai segreti adorabili del seno deI Padre.
VERSIONE ITALIANA DEL SAC. MAURILIO ANDREOLETTI
QUARTA EDIZIONE
NIHIL OBSTAT QUOMINUS IMPRIMATUR
SAC. CAROLUS FIGINI, CENS ECCLES.
I M P R I M A T U R
IN CURIA ARC. MEDIOL.
DIE 22 DECEMB. 1943
D. BERNAREGGI, VICARIUS GEN.
NOTE BIOGRAFICHE SULL'AUTORE
Il Padre Giraud (1830-1885) è un discepolo fedele, con il P. Faber e con Mons. Gay, di quella scuola di spiritualità che fa capo al Card. de Bérulle, a san Francesco di Sales, al P. de Condren e a Giovanni Olier. Capisaldi di tale scuola sono: I) una divozione particolare al Verbo incarnato considerato come Omnia in omnibus, ed alla Madonna di cui essa pone in uno speciale rilievo la dignità, i privilegi e i pregi; 2) un concetto intimo della vita di Gesù Cristo in noi per la grazia, secondo la dottrina di san Paolo; 3) uno spirito intenso di profonda religione.
Egli apparteneva alla Congregazione dei Missionari della Salette. Il 19 settembre 1846, sul monte dove ora ergesi un magnifico Santuario, vicino a Corps (Diocesi di Grenoble), nella regione in cui trovasi la Mure, patria del B. Eymard, la Madonna comparve a due pastorelli, versando lagrime sui peccati che si commettevano contro il Signore, particolarmente su le bestemmie, la profanazione della festa e la violazione delle leggi dell'astinenza, dicendo che stentava a trattenere il braccio del suo divin Figlio pronto a mandar severi castighi. Quel monte, dove avvennero anche miracoli, divenne subito un centro attivissimo di vita religiosa e di conversioni, meta di pellegrinaggi da ogni parte della Francia e anche dall'estero. Il Vescovo di Grenoble istituì, per il servizio del Santuario e l'attuazione dei desideri della Madonna, la Congregazione dei Missionari, la quale conta attualmente 80 case sparse in Europa, in America e in Africa, con oltre 600 membri tra Padri sacerdoti e Fratelli coadiutori, e inoltre 500 alunni nelle loro Scuole Apostoliche. I Missionari de la Salette esercitano pure il loro zelo nelle Missioni (Madagascar, Brasile, Birmania) con tre Prefetture Apostoliche.
La vita di P. Giraud fu una vera vita di vittima; ne aveva anche fatto il voto. Si prodigò nella predicazione e in tutte le opere di zelo, nelle Missioni e negli Esercizi spirituali al Clero, vero Sacerdote Vittima con Gesù Cristo secondo lo spirito del suo libro di cui diamo la traduzione. Cosa incredibile che in mezzo a continue e assorbenti occupazioni, essendo anche sempre malaticcio, egli abbia potuto dedicarsi ad uno studio così profondo della Teologia e dei Padri, come si vede in quest'opera che, per altro, non è la sola ch'egli abbia scritta; ve ne sono, infatti, altre ancora di gran pregio. Egli ricevette più volte da Dio grazie mistiche straordinarie; morì in concetto di Santo.
Per rendere quest'opera accessibile al Clero italiano, abbiamo tralasciato nella traduzione parecchi capitoli che riguardano gli Ordini sacri ed i Seminari; ma confidiamo che non abbia nulla perduto della sua unzione e speriamo farà tanto bene anche al Clero nostro.
Maria e il sacerdote: L'assistenza della Santissima Vergine nel ministero sacerdotale
Scritto da admin il 02/07/10
MARIA E IL SACERDOZIO
di Padre Paolo Philippe, O.P.
PARTE TERZA . La Vergine Santissima e il ministero sacerdotale
Capitolo II. Maria e il ministero dei sacerdoti
Chiamata a collaborare con Nostro Signore all'opera della salvezza, Maria continua questa cooperazione con i suoi ministri.
Li aiuta nei loro ministero con una sollecitudine e una delicatezza incomparabili. Ritrova infatti in loro il Sacerdozio di Cristo.
2. L'assistenza della Santissima Vergine nel ministero sacerdotale
Se Nostro Signore s'è degnato di aver bisogno di Maria nell'opera della Redenzione, è, senza dubbio, in parte, perché voleva insegnarci che non potremo fare a meno dell'assistenza della Santissima Vergine nel nostro ministero.
Il primo atto del ministero pubblico di Gesù fu compiuto dietro preghiera di Maria: il miracolo delle nozze di Cana. Fu ella ad affrettare il momento in cui Nostro Signore si rivelò al popolo, e lo fece mostrando al Figlio suo il bisogno di quella buona gente: “Vinum non habent, non hanno più vino” (Jo, II, 1).
Fu ella, ancora, ad ottenere con la sua preghiera l'abbondanza delle grazie dello Spirito Santo, di cui gli Apostoli abbisognavano per essere le colonne della Chiesa, come una mamma che prega, alla vigilia dell'Ordinazione del figlio; se gli Apostoli hanno potuto compiere l'opera gigantesca che hanno compiuto, è grazia all'intercessione di Maria.
Nessuno dubita che li abbia assistiti ancora con la sua preghiera, durante gli anni che passò sulla terra presso S. Giovanni. Domandava ed otteneva per essi le grazie necessarie alla loro missione, le grazie della predicazione, le grazie della conversione dei pagani, le grazie di primi testimoni della fede. Era lì, come madre nascosta, a vegliare sulla fondazione delle Chiese.
Ma, in cielo, la sua regalità non conosce più ostacoli: ella vede e fa tutto insieme a Cristo Re, per nulla impedita dal numero o dallo spazio. Da allora ella prega per ognuno di noi, affinchè il nostro ministero sia fecondo, ci ottiene i lumi e le forze, che, senza di lei, non avremmo mai avuto e che forse non avevamo mai domandato.
E poi, ella svolge in noi un compito speciale, un ufficio che le è proprio in forza della sua maternità e della sua unione con noi: ci insegna ad essere non solo dei padri per le anime, dei direttori che le guidino e maestri che insegnino loro la verità, ma anche mamme. Ed è necessario, perché Dio non è solo un Padre, ma anche una Mamma: egli riunisce in se eminentemente tutto ciò che in natura è diviso.
Tale è il pensiero che la Madre Claret de la Touche ama svolgere: “Nostro Signore aveva detto a S. Pietro: “Pasci i miei agnelli; pasci le mie pecorelle”. Secondo l'interpretazione comune, gli agnelli sono i fedeli, le pecorelle i sacerdoti... La pecorella è madre, madre degli agnelli; li porta nel suo seno, li nutre del suo latte, li riscalda, li custodisce.
Il Sacerdote non è soltanto padre delle anime, ne è pure la madre: deve avere per loro l'amore tenero e delicato delle madri; deve amarle fino al sacrificio.
Deve dare alle anime la parte migliore della sua vita; nutrirle, per così dire, della sua propria sostanza, sostanza dell'anima, spirituale e purissima; riscaldarle con le fiamme dell'Amore Infinito, difenderle dal male...
Con questa sola parola “pecorella”, Gesù ha detto tutto sul Sacerdote” (CLARET DE LA TOUCHE, L.M., Al servizio di Dio-Amore, Torino, Lib. del Sacro Cuore, 1949, pp. 323-333).
Senza dubbio, il Sacerdote poteva apprendere da Nostro Signore quest'ufficio materno, perché Gesù è eminentemente Padre e Madre delle anime. Ma l'imitazione della sua santa Umanità ci porta a cercare in lui le qualità del maestro e del capo, del padre delle anime, piuttosto che quelle della madre. Perciò egli ha voluto che noi avessimo una Madre ed una Compagna per assisterci nei bisogni e consolarci con la sua presenza spirituale e per darci ancora quel complemento, che mancherebbe al nostro ministero, se badassimo unicamente a soprannaturalizzare in noi le sole qualità virili della nostra natura.
E' lei che ci dà la compassione, inesauribile per coloro che soffrono e per coloro che sono deboli e lo spirito di sacrificio che si dona senza badare alla fatica o alla salute. E' lei che c'insegna la delicatezza ed il rispetto del segreto delle anime. E' lei, infine, che ci insegna a congiungere la semplicità della colomba con la prudenza del serpente. Tutto ciò che in Eva appare doppiezza e infantilismo, è in Maria magnanimità e rettitudine perfetta, al tempo stesso che umiltà superiore. Ella sa tacere quando occorre: ha preferito conservare il silenzio, piuttosto che giustificarsi di fronte a S. Giuseppe prima dell'ora di Dio (Matth., I, 18-24).