Esame sull’obbligo dell’Ufficio Divino

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qui a lato: Beato Mariano de la Mata Aparicio (1905-1983)

 

 

Mons. Agostino Gonon
Vescovo di Moulins

Verso le vette della Santità Sacerdotale

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Esame sull'obbligo dell'Ufficio Divino

 

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Vi adoro, Gesù, quale supremo religioso del Padre e cantore della sua gloria. In seno all'adorabile Trinità, o Verbo eterno, siete il meraviglioso cantico che forma l'estasi delle divine Persone: splendor gloriae.

Durante i giorni della vostra vita mortale, o Verbo incarnato, avete modulato con tutta la vostra esistenza l'inno d'adorazione e d'amore, interrotto dalla caduta del primo uomo.

Il vostro canto allietava i cieli: Filius meus dilectus in quo mihi bene complacui (Mat. 3, 17). E avete voluto che gli accenti di quell'inno, eco pur esso del vostro cantico eterno, avessero risonanze perenni attraverso il tempo e lo spazio, attutendo l'aspro grido della rivolta e dell'odio del peccato, avvolgendo la creazione tutta in un mormorio armonioso e soave all'orecchio del suo divino Autore.

Ecco l'Ufficio, ecco il mio breviario che mi sono impegnato sub gravi a recitare quotidianamente, fin dal giorno puro e radioso del mio suddiaconato.

Quale stima nutro per tale dovere e come lo adempio?

 

1. – STIMA DEL DOVERE

Rifletto che recitando il breviario compio una funzione nobilissima?
E' la Chiesa che prega con le mie labbra, e Voi, Gesù, tributate i vostri omaggi al Padre con il mio cuore: Domine, in unione illius divinae intentionis qua Ipse in terris laudes Deo persolvisti, has Ubi horas persolvo.

Questi pensieri creando in me una convinzione profonda, mi faranno evitare il pericolo di considerare l'Ufficio come un'occupazione gravosa che si subisce e si tratta con leggerezza, o con impazienza o con disprezzo.

Com'è infelice l'espressione che si coglie sulle labbra di qualche sacerdote; «Sbarazzarsi del breviario»!

Penso che la meditazione e la recita del breviario sono il sole dei miei esercizi di pietà, mentre assicurano all'anima mia la necessaria respirazione e l'aiuto a disporsi continuamente alla devota celebrazione della S. Messa e al conveniente ringraziamento? Hymno dicto exierunt (Mat, 26, 30).

Riconosco di possedere nel breviario un mezzo eccellente per santificare ogni mia giornata?
La sua divisione, septies in die laudem dixi tibi corrisponde esattamente alle antiche sette divisioni diurne e notturne del tempo, implorando su ognuna di esse grazie e ausilii di celestiali influssi.

— So trovarvi un ammirabile e corroborante nutrimento per la mente e per il cuore, gustando i sentimenti ispirati dei salmi, penetrandomi degli splendidi insegnamenti contenuti nelle pagine tolte dalla sacra Scrittura, edificandomi colla narrazione delle vite dei Santi, attingendo direzione morale dagli anni e dagli oremus? I loro autori erano anime eminenti in santità, in dottrina, perfettamente idonee a informare altri ex animo. Il breviario recitato a dovere fornisce soggetti di meditazione, letture della Sacra Scrittura, letture spirituali, lezioni di teologia, e anche di sacra eloquenza nelle omelie dei Padri.

— Il breviario infine porgerà un sostegno alla disciplina interna e anche esterna della mia vita, se nella recita saprò attenermi ad una saggia distribuzione delle sue parti. —

Non merito in proposito il vostro rimprovero un po' amaro: Si scires donum Dei? (Ioan 4. 10).

 

2. – COMPIMENTO DEL DOVERE

Sono diligente nel recitare l'Ufficio divino tutti i giorni ad ogni costo? E' facile cadere nel lassismo con ammettere motivi, o pretesti, per dispensarsi da un obbligo, che sarebbe peccato mortale trascurare in parte notevole senza grave ragione. — So distribuire le mie occupazioni per recitare abitualmente le diverse Ore a tempo debito? E' un abuso intollerabile protrarre a sera quanto si deve recitare al mattino, rimandare al domani quanto conviene recitare la vigilia. Ed è fatale quest'abuso in un'esistenza che non è sovraccarica se non perché è disordinata, in cui v'è più agitazione che azione. «Serviamo Dio anzitutto!» — Mi do premura di recitare l'Ufficio in luogo adatto, in posizione favorevole alla preghiera? Sì vedono poveri preti borbottare continuamente e in ogni luogo un po' di breviario: per le strade, sui tranvai… mai in chiesa, mai in camera… Eppure: Cum oraveris intra in cubiculum! (Mat. 6, 6). Se ne vedono altri in contegno poco modesto mentre tengono fra mano il libro dell'adorazione e della lode! — Vigilo perché nel mio atteggiamento sia tutta la dignità, la gravita desiderata? Ut digne: pronuncia intera, calma, punteggiata, intelligibile e intelligente; ordine liturgico perfetto, esatta osservanza delle rubriche, inchini, segni di croce; custodia degli occhi e di tutti i sensi?

— Procuro che alla compostezza della persona non sia mai disgiunta l'attenzione: attente? Questa consiste nel premunire il mio spirito contro le ossessioni della memoria e le divagazioni dell'immaginazione. Mi attengo perciò al senso letterale di quanto leggo, o al significato spirituale ascetico o mistico? O, più semplicemente ancora, mi nutro di pensieri pii? — Populus hic labiis me honorat, cor autem eorum longe est a me (Mat. 15, 8). Quale sventura sarebbe meritare tale rimprovero! Maledictus Qui facit opus Domini fraudolenter! (Gerem. 48, 10). Per prevenire tanto rimprovero e tanta maledizione mi preoccupo di recitare il breviario devote? Prima di Mattutino dico devotamente la preghiera Aperi… e la formula: Domine, in unione illius divinae intentionis nel cominciare ogni altra ora dell'Ufficio? Ma, soprattutto, faccio un solenne segno di croce accompagnato da un atto sincero di fede nella presenza di Dio? — Finito l'Ufficio recito la bella preghiera Sacrosanctae… con sentimenti di vera compunzione?

 

— Maestro, comprendo che una trascurata recita del breviario nuoce alla vostra gloria e mi priva di benefici considerevoli. Mi umilio per le mie negligenze e mancanze trascorse. Con la grazia vostra voglio far meglio in avvenire, voglio seguire il vostro consiglio relativo alla preghiera… in nomine meo!… Intimamente unito a Voi cuore a cuore reciterò il divino Ufficio e anche in questo e per mezzo vostro sarò hostia ipudis.