Preparazione alla morte: Timore e speranza

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qui a lato: Beato Francesco Spoto (1924-1964), presbitero e martire

Mons. Agostino Gonon
Vescovo di Moulins

Verso le vette della Santità Sacerdotale

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Preparazione alla morte
IL «DIES IRAE» DEL SACERDOTE

Timore e speranza.

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Mio Gesù, in ispirito precorro i giorni e mi vedo, dopo esalato 1′ ultimo respiro, ai vostri piedi nell’attesa ansiosa del grave verdetto, che fisserà la mia sorte eterna. Protendo a Voi le braccia supplichevoli e vi scongiuro con fervore:

Inter oves locum praesta Et ab haedis me sequestra Statuens in parte dextra.

— Nel consacrarmi sacerdote, o Signore, mi avete «inviato come un agnello in mezzo ai lupi» e m’avete mandato alle vostre pecorelle; Ad oves quae perierunt domus Israel (Mat., 15, 24). Ricevendo il sacerdozio, ho risposto alla vostra chiamata; e Voi dite: Oves meae vocem meam audiunt! (Ioan. 10. 27).

Dovendo predicare e conquistarvi le volontà del miei fratelli illuminando le loro intelligenze, vi ho studiato in modo tutto speciale, assai più profondamente della maggioranza degli uomini; e Voi dite ancora: Cognoscunt me meae! (Ioan. 10, 14).

Poi, m’avete fatto pastore; ho custodito le mie pecorelle, le ho difese contro il lupo rapace; dono la vita per esse: Animam suam dat pro ovibus suis! (Ioan. 10. 11).

Signore, dunque sono dell’ovile; inter oves locum praesta!

— Nel consacrarmi sacerdote m’avete segregato dai peccatori: segregatus a peccatoribus (Hebr. 7. 26). Fedele alla mia missione d’apostolo, ho lottato contro di loro: Iniauitatem odio habui et abominatus sum (Ps. 118, 163). Nonostante le mie mancanze che ho cercato di correggere, che ho voluto espiare, non ho mai patteggiato con esse; malgrado tutto, sono davvero colui che in via peccatorum non stetit (Ps. 1. lì. Ogni giorno vi ho supplicato istantemente di preservarmi dalla loro tirannide: Ab homine iniquo et doloso erue me (Ps. 42, 1).

Maestro Divino, sulle soglie dell’eternità et ab haedis me sequestra.

— Nel consacrarmi sacerdote m’avete ammesso alla vostra intimità: Vos antera dixi amicos (Ioan. 15, 15). Data la mia situazione son sempre vissuto accanto a Voi: In atriis domus Domini, in medio tui, Jerusalem (Ps. 115, 8). In ogni ministero sacerdotale, ero identificato a Voi che, per parlare, vi servivate delle mie labbra; operando il miracolo della transustanziazione ho detto corpus meum, ed era il Corpo vostro; perdonando i peccati ho detto Ego te absolvo e Voi avete assolto. Ogni mattina con la Comunione della mia Messa realizzavate in maniera ineffabile le vostre parole: Ego in vobis et vos in me!

Maestro Divino, ammettetemi per sempre a quell’Intimità, alla quale mi avete iniziato! Statuens in parte dextra.

 

Confutatis maledictis, flammis acribus addictis, voca me cum benedictis.

— Se non mi poneste alla vostra destra, sarei dunque annoverato tra 1 maledetti? Quale spavento, quale terrore! Essere maledetto dall’Onnipotente! Udirvi dire, o Dio d’amore, che mi volete male, che mi volete infelice per tutta l’eternità!… Che confusione, quale subisso, per il prete soprattutto, che era destinato a brillare come un astro! Fulgebunt quasi stellae (Dan. 12, 3) e sul quale piomberanno invece indignati tutti gli sguardi! Per gli eletti si rinnoverebbe lo scandalo di Lucifero e il miserabile dannato sarebbe oppresso dal peso schiacciante di onta sempiterna: Confutatis maledictis.

— Il dannato!… Lo sarà perché in opposizione della vostra legge volle godere o nel corpo, o nello spirito, o nel cuore, o nella volontà. Vi vendicherete torturandolo nelle fiamme inestinguibili dell’inferno terribilmente!

Ah, il furore di quelle fiamme come torturerà colui che, chiamato ad essere con Voi homo unanimis… in domo Dei ambulavimus cum consensu (Ps. 54, 13-14), avrà stroncato brutalmente quel sacro vincolo per non sacrificare all’ideale infinito una vile passione, un ridicolo orgoglio!

Flammis acribus addictis.

— O mio Salvatore, non avete detto: Ubi sum ego, et minister meus erit? (Ioan, 12, 26). Forse ho meritato l’inferno! Ma ricordate la vostra parola; non è una promessa? Se tuttora, per impossibile, io camminassi per la via della perdizione, oh, ritraetemene, vi scongiuro: Curavit gentem suam et liberava eam a perditione (Eccli. 50, 4). Chiamandomi al sacerdozio m’avete aperta la via riservata ai vostri privilegiati, m’avete comunicato la facoltà dolcissima di benedire in nome vostro, oportet sacerdotem benedicere; potrei dunque non essere benedetto io? Invoco il vostro Cuore Sacratissimo che mi ha prevenuto: Non vos me eligistis, sed ego elegi vos. (Ioan. 15, 16). Il Sangue che scaturì da quella fonte di misericordia, scese sui peccati miei, prima di scorrere sui peccati altrui: Qui pro vobis et pro multis effundetur in remissionem peccatorum. Esso è mio purificatore, mio mallevadore, mio riparatore. Oh, applicatemene, Signore, i meriti infiniti! E poiché, per ministero, io sono qua giù nel numero dei benedetti, che stanno alla vostra destra, fate, in nome di quel Sangue preziosissimo, ch’io lo sia in eterno: Voca me cum benedicite!