RINGRAZIAMENTO ALLA S. MESSA IN UNIONE A MARIA SS.

Preghiere sacerdotali

RINGRAZIAMENTO
ALLA S. MESSA
IN UNIONE A MARIA SS.
composto da S. Ecc. Rev.ma Mons. Pasquale Morganti
già Vescovo di Bobbio, Arcivescovo di Ravenna e Vescovo di Cervia.


Preghiera: «Respice in me gloriosissima Virgo Maria, quia dignum
objectum oculorum tuorum nunc factus sum. Loquere, pro me bona dilectissimo Filio
tuo, qui me Corpore et Sanguine suo suavissimo refecit, et affer ei merita tua in
supplementum imperfectionis meae. Gratias age ei pro me et impetra mihi ut sacramentali
sua praesentia non discedat a me, nisi relinquat post se animae meae largissimam
benedictionem
».

Atto di Fede: «Ave Maria… il Signore è con Te[1]».
Gesù, com’eri presente a Maria lungo la tua Incarnazione, o quando essa ti
allattava e vestiva, t’abbracciava e copriva di baci, o come quando posavi sul suo
seno a Betlemme e nell’Egitto e quando ti lasciavi per mano da Lei condurre a Gerusalemme,
o sedevi seco a mensa, o seco Lei pregavi; come eri presente a Lei nella capanna
dì Betlem, nella casupola di Nazaret, nel tempio, nel Cenacolo, sul Calvario,
e come Le sei presente anche ora in Cielo in egual modo tu sei presente a me. Anch’io
ti porto nel mio seno, anch’io ti abbraccio, anch’io ti parlo a viva voce, anch’io
ti vedo, ti tocco. Oh mirabile unione! Prima di darti in luce Maria potea dire: La
mia vita è strettamente legata con quella del Messia, co’ suoi son confusi
i miei respiri, i miei desideri, i miei pensieri, i miei movimenti, col suo è
fuso il mio sangue; io penso, io parlo, io palpito, io opero, io mi muovo sempre
con Gesù. Or qual ventura più felice di questa? Ebbene lo stesso linguaggio
io posso e devo tenere in questo momento, in cui anche materialmente si verifica
in me l’ardita sentenza dell’Apostolo: «Non sono più io che vivo,
ma Cristo vive in me… mi ha amato e ha dato se stesso per me
[2]». Sì,
il medesimo Bambino Gesù che «avvolto in fasce, deposto in una mangiatoia[3]»
stringevasi Maria al petto, è or qui nel mio cuore più povero della
capanna involto nei veli Eucaristici. «Come avverrà questo?[4]
nulla è impossibile a Dio»[5].

Atto di Adorazione: «L’anima mia magnifica il Signore![6]»
O Gesù, come Maria, operatosi in Lei il sublime mistero della tua Incarnazione,
non lasciò più scorrere un istante senza ossequiarti ed adorarti, così
l’anima mia piena della tua presenza si prostra in ispirito dinnanzi a te e ti benedice,
ti adora, ti ringrazia, ti esalta. «L’anima mia magnifica il Signore![7]»
Ma quanto meschine sono le mie adorazioni e sproporzionate alla dignità, di
Chi voglio onorare. «Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo;
il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre… e il suo regno non
avrà fine
[8]». o Gesù, qual dignità e maestà
è dunque la tua? Ed io oserò lodarti, esaltartí? « Ti
potrà forse lodare la polvere?[9]» Ma si, Gesù; io impresterò
le sublimi formole da Maria alla quale non finirò di ripetere: «L’anima
mia magnifica il Signore!
[10]» fiducioso d’altra parte nella cortese tua
bontà di non vedere disprezzate le mie adorazioni e lodi, che t’offro per
le mani di Maria.

Atto di Ringraziamento: E deh! per le stesse SS. Mani accogli i miei ringraziamenti,
che ti dovrei infiniti. Anche qui, o Maria, ho bisogno del tuo aiuto, ché
troppo grande è il favore ricevuto da Gesù, sì ch’io presumer
possa di saperlo degnamente ringraziare. Posso e devo dire anche io: «Ha
guardato l’umiltà della sua serva
[11]… Grandi cose ha fatto in me
l’Onnipotente
[12] … Ha innalzato gli umili[13]… Ha ricolmato di
beni gli affamati
[14]… Ha soccorso Israele, suo servo[15]» Maria,
pensaci tu a ringraziarlo Gesù di tanti benefici, che tu sai meglio di me
le convenienze con Lui. Concorrete anche voi Angeli del cielo ripetendo «Gloria
in excelsis Deo», e voi tutti o Santi del cielo, in ispecie voi N. N., dei
quali onoro oggi la memoria.

Atto di Gaudio: «E il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore[16]Ö
Tutte le generazioni mi chiameranno beata[17] … Beata, Tu che hai creduto[18]…
Rallegratevi con me tutti voi che amate il Signore! Perché, essendo umile,
sono piaciuta al’Altissimo e ho generato dalle mio seno Colui che è Dio e
uomo
[19]». – O Maria, or intendo come tu non capissi più in te dalla
gioia d’aver teco il Signore, e con quanta ragione tutte le generazioni abbiano invidiata
la sorte tua e dichiarata Te Beata: «Beata, Tu che hai creduto![20]»
Oh come è dolce, Consolante, ineffabile il tempo passato con Gesù,
che è «Dio di ogni consolazione[21]» E tu, che tanto di
tua vita l’avesti teco, ed in circostanze si svariate assaggiasti la dolcezza di
sua compagnia, ah tu sola puoi dire «Quanto è buono il Signore[22]».
Tu provasti la gioia, d’essergli Madre, di cibarlo del tuo sangue, di vestirlo, di
stringertelo al cuore e recare alle labbra mille volte al giorno, di sentirlo ripetere
colla bocca sua divina il dolce tuo nome e le tue lodi; di vederlo affissare gli
occhi suo i celesti ne’tuoi materni; di sentirlo ringraziarti di quanto per lui facevi
e pativi; d’ascoltare gli arcani più reconditi di sua sapienza e di penetrare
gli abissi di bontà di quel suo Cuore, che tu potevi vantare d’avergli messo
in seno! Oh Maria, come piuttosto non soccombesti di gioia e d’amore a certi amplessi
ed accenti e sguardi, con che il caro Fanciullo sforzatasi retribuire fin d’allora
i vasti tuoi meriti? Sì, «Beata, Tu che hai creduto[23]».
Ma per dir della tua, dimentico la gioia che pur io sento in questo istante, nel
quale non so come trovarmi differente da Te. O Gesù, ti possiedo anch’io adesso,
anch’io esulto d’una felicità ineffabile: «E il mio spirito esulta
in Dio, mio salvatore
[24] <#_ftn24> »: gioia, felicità che
si converte tosto nel più infuocato amore.

Atto d’Amore: Ah se t’amo!… Perchè non ho io il Cuor di Maria? Oh
che Cuore dev’essere stato quello! Tu, Gesù, lo rubi l’amore con una prepotenza
irresistibile, per i tanti titoli che tu vanti su di me. Tu mio Re «Rex
meus
[25]»: tu mio Padrone «Dominus meus[26]»: mio Padre
«Pater meus[27]»: Fratello «Frater meus[28]»:
Tu mio Sposo «Ecco lo Sposo[29]»: mio Amico «Questo è
il mio amico!
[30]» – E quale Amico! Bellissimo «Tu sei
il più bello tra i figli dell’uomo
[31]»: – Soave «Gustate
e vedete quanto è buono il Signore
[32]»: – dolce «Dolce
Signore
[33]»: – affabile, «Con i semplici è in segreta
intimità
[34]»: – grazioso nel parlare «La sua compagnia
non dà amarezza, né dolore la sua convivenza, ma contentezza e gioia
[35]»:
nell’amore poi tenero «Aprimi, sorella mia, mia amica, mia colomba,
perfetta mia
[36]»: – generoso «ha dato se stesso per noi[37]»:
disinteressato «Non hai bisogno dei miei beni[38]»: –
costante «Non vi lascerò[39]»: – misericordioso
«Di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che
lo temono
[40]». .,
Sì, Gesù, come non amarti? Come non ardere tutti dell’amore, onde per
te divampava il virgineo Cuor di Maria? Che se tu non vantassi altro titolo d’amabilità,
oltre quelli che innamorano di tua Madre, non basterebbe egli questo per legarci
indissolubilmente a te? Maria… oh quanto è amabile! Ma tu che come figlio
di Lei aduni in te tutta la sua amabilità, come Figlio pure di Dio oltrepassi
ogni limite, e diventi amabile sino all’infinito, cioè a tal segno che neanche
il gran cuore dì Maria può adeguatamente amarti. Oh dunque è
giusto, è doveroso ch’io t’ami davvero «con tutte le forze![41]»
Oh piuttosto il limitato ed imperfetto mio amore presentalo tu, o Maria, a Gesù,
che così lo gradirà maggiormente.

Atto di Offerta: «Lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia,
perché non c’era posto per loro nell’albergo
[42]». Ah Mamma mia,
io m’immagino la penosa confusione provata dal tuo Cuore delicatissimo, compitissimo,
principesco, nel non poter fare al divin tuo Figlio la splendida accoglienza ch’Egli
Re dei Re si meritava, e doverlo Bambino posare su ispida paglia e rimpannucciar
di cenci e nutrir poscia di duro e stentato pane, ch’Ei pure dovette co’ divini suoi
sudori concorrere a guadagnarsi! Ah Maria, parmi vederti sottrarre a’ tuoi stretti
bisogni e un boccon di pane ed un cencio per sollevarne il tuo caro Gesù.
Sì comprendo anch’io questo tuo dolore; ma tu almeno avevi da offerire al
tuo Bene il tuo Cuore, che vale ogni tesoro; tu almeno sapevi appagarlo diversamente
colle tue tenerezze materne… ma io… io sì che ho proprio nulla da dare
a Gesù or che è venuto anche nel mio cuore. Ah Mamma mia, per la soddisfazione
da te provata quando i Pastori ed i Magi supplirono essi coi loro doni la tua povertà,
deh ti prego a somministrarmi tu, or che, sei Regina del cielo, qualche cosa da offerire
al tuo Gesù, e colla confidenza di figlio ti supplico a permettere ch’io entri
nel giardino del tuo Cuore e là, colga un mazzolino delle tue più elette
virtù; de’ tuoi meriti e de’ tuoi pregi, che mi serva all’uopo. Tu intanto,
o Gesù, gradiscilo come cosa mia.
T’offro dunque la gran santità di Maria, la sua purità, umiltà,
devozione, l’amor suo divino, le sue prerogative, le sue gioie e pene con tutti i
suoi meriti e specialmente gli innumerevoli tratti d’amore, ch’Essa ha teco usati
qui in terra e ti prodiga ancora in cielo. Aggiungo pure l’offerta dei meriti dei
Santi N. N., dei quali onoro oggi la memoria, e di quanto io sono ed ho, sì
in ordine all’anima… che al corpo… Gradisci, o Gesù, una tale offerta,
se non altro, amorosamente industriosa, qual ricompensa del gran beneficio, che anche
oggi mi ha fatto, visitandomi nella santa Comunione.

Atto di Domanda: «Ha ricolmato di beni gli affamati[43]»
così potesti cantare di Te, o Maria, veramente «Piena di grazia[44]»
quando scese in te il Verbo Eterno. Ma ed io potrò ripromettermi qualche cosa
da questa visita, che lo stesso, tuo divin Figliuolo ha pur fatto a me? Ah davvero
che se avessi a confidar solo nelle mio suppliche nulla avrei a sperare ché
«Non è questo il modo d’ottenere misericordia; ma piuttosto di muovere
all’ira
[45]»; – ma io mi rivolgo a te, o Maria [poiché Dio] «nulla
ti può negare
[46]». Or vorrai tu impegnarti per me? Oh me ne tengo
certo, memore della tua pietosa e affatto spontanea preghiera in favore degli Sposi
di Cana «Non hanno più vino[47]». Oh sì, parmi sentirmi
da te rispondere: «Bene! Parlerò in tuo favore al re[48]».
E sarò esaudito? Senza dubbio, ché la tua preghiera è per Gesù
un comando, ed Egli ti protesta: «Chiedi, madre mia, non ti respingerò[49]…
Madre chiedimi quanto vuoi, sai che qualunque tua domanda non può non esser
da me esaudita… poiché Voi niente mi avete negato vivendo in terra, è
ragione ch’io niente vi neghi ora che state meco in cielo
[50].: ed anche quando
Ei fa le viste di non ascoltarti: «Che ho da fare con te, o donna?[51]»
tu nondimeno consoli i tuoi clienti come di cosa già fatta: «Fate
quello che vi dirà
[52]». Orbene, Maria, sicuro del tuo appoggio
mi volgo a Gesù: Caro Gesù, non badate dunque alla mia indegnità,
bensì guarda ai meriti di tua Madre e dammi innanzi tutto una grande devozione
verso di Lei, e poi le seguenti grazie per me… e per le persone a me care, sì
vive… che defunte, ed in particolare per quelle che sono più dilette al
materno suo Cuore.

Commiato: Come i pastori e i Magi e Simeone, deliziatisi nell’abbracciare
il tuo Gesù, poscia lo restituirono a te, così, o Mamma, faccio pur
io, ringraziandoti d’avermelo ceduto per questo tempo ed incaricandoti di compir
tu ciò che non seppi far io. Unitevi anche voi, o Angeli e Santi e patroni.

NOTE

[1] Lc 1, 28.
[2] Gal 2, 19-20.
[3] Lc 2, 7.
[4] Lc 1, 34.
[5] Lc 1, 36.
[6] Lc 1, 46.
[7] Lc 1, 46.
[8] Lc 1, 32-33.
[9] Sal 30 (29) 10.
[10] Lc 1, 46.
[11] Lc 1, 48.
[12] Lc 1, 49.
[13] Lc 1, 52.
[14] Lc 1, 53.
[15] Lc 1, 54.
[16] Lc 1, 47.
[17] Lc 1, 48.
[18] Cf, Lc 1, 45.
[19] Responsorio dal Breviarium Roamnum: "Congratulamini mihi omnes,
qui diligitis Dominum! quia cum essem parvula placui Altissimo et de meis visceribus
genui Deum et hominem".
[20] Cf, Lc 1, 45.
[21] 2 Cor 1, 3.
[22] Sal 34 (33) 9.
[23] Cf, Lc 1, 45.
[24] Lc 1, 47.
[25] Sal 5, 3; 44 (43) 5; 60 (59) 9; 84 (83), 4; 108 (107), 9. I versetti
sono indicati secondo la numerazione della Vulgata, che differisce lievemente,
nei casi suddetti, dalla numerazione di alcune versioni moderne, mentre corrisponde
a quella del testo ebraico.
[26] L’espressione è presente almeno 48 volte nella S. Scrittura.
[27] L’espressione è presente almeno 37 volte nella S. Scrittura.
[28] L’espressione è presente almeno 11 volte nella S. Scrittura.
[29] Mt 25, 6.
[30] Ct 5, 16.
[31] Sal 45 (44), 3.
[32] Sal 34 (33), 9.
[33] 1 Pt 2, 3 (secondo la Vulgata: "dulcis Dominus")
[34] Prov 3, 32 (trad di G. Ricciotti).
[35] Sap 8, 16.
[36] Ct 5, 2.
[37] Ef 5, 2.
[38] Sal 16 (15), 2 (trad di G. Ricciotti).
[39] Gv 15, 8.
[40] Lc 1, 50.
[41] Lc 10, 27.
[42] Lc 2, 7.
[43] Lc 1, 48. 52. 53.
[44] Lc 1, 28.
[45] Giudit 8, 12, secondo la Vulgata. La versione della CEI segua
la LXX: 8,14: "… non vogliate irritare il Signore nostro Dio".
[46] 1 Re 2, 17.
[47] Gv 2, 3.
[48] 1 Re 2, 18.
[49] 1 Re 2, 20.
[50] Il testo potrebbe essere stato ripreso da Apparecchio alla morte, di
S. Alfonso M. de’ Liguori, 32, 1: «"Pete quod vis a me, non enim potest
esse inanis petitio tua". Madre mia, cercami quanto vuoi, sai che qualunque
tua domanda non può non esser da me esaudita. E poi ne soggiunse la ragione:
"Quia tu mihi nihil negasti in terris. Ego nihil tibi negabo in coelis".
Voi niente mi avete negato vivendo in terra, è ragione ch’io niente vi neghi
ora che state meco in cielo». S. Alfonso riferisce che S. Brigida udì
Gesù che diceva queste parole a sua Madre. Oppure Mons. Morganti potrebbe
aver ricordato direttamente la fonte: S. Birgitta, Revelationes, Coloniae
Agrip. 1628 l. I, c. 24, p. 29. Cit. da: http://www.intratext. com /IXT/ITASA0000/P53.HTM#$19B
<http://www.intratext.%20com%20/IXT/ITASA0000/P53.HTM#$19B> , visitato il 10
dicembre 2006.
[51] Gv 2, 4.
[52] Gv 2, 5.