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<title>Haerent Animo</title>
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<description>Pagine di spiritualitą sacerdotale e di teologia del sacerdozio cattolico</description>
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<title>Haerent Animo</title>
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<title>Appello alla bontą di Gesł</title>
<link>http://www.haerentanimo.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=220</link>
<description><![CDATA[
	qui a lato: Sant&#39;Annibale Maria di Francia (1851-1927), presbitero

	&nbsp;

	&nbsp;

	Mons. Agostino Gonon
	Vescovo di Moulins

	Verso le vette della Santit&agrave; Sacerdotale

	* * *

	Preparazione alla morte
	IL &laquo;DIES IRAE&raquo; DEL SACERDOTE
	Appello alla bont&agrave; di Ges&ugrave;. 
	Preces meae non sunt dignae. Sed tu bonus fac benigne. Ne perenni cremer igne.

	&nbsp;

	***

	Alla vigilia della vostra morte, o Ges&ugrave;, rivolgeste agli Apostoli questa raccomandazione: Vigilate et orate (Mat., 26, 41), premunendoli cos&igrave; contro il pericolo della tentazione; e aggiungeste: Spiritus quidem promptus est, care autem infirma...

	Alla vigilia della morte!... Forse ci sono gi&agrave;! Verr&agrave; un giorno in cui ci sar&ograve; senza saperlo; chi mi dir&agrave; che &egrave; giunto quel giorno? Nessuno. E tuttavia sar&agrave; di una gravit&agrave; somma, molestato da tentazioni delicatissime, per il fatto che l&#39;anima mia dovr&agrave; subire gli ultimi assalti del nemico; quanto mi saranno allora necessarie vigilanza e preghiera!

	Ma preghiera non &egrave; gi&agrave; vigilanza? Per preservarmi dalle illusioni dello spirito e dalla debolezza della carne, voglio fin d&#39;ora e in ogni giorno della mia vita, ripensando alla mia ora estrema, dirvi ci&ograve; che mi auguro di potervi dire in quel punto. Poich&eacute; sono e voglio essere sincero nella mia supplica, accettate, Ges&ugrave; mio, che l&#39;impotenza stessa della mia agonia Ve la esprima silenziosamente.

	&mdash; Preces meae non sunt dignae. 

	Dio mio, Voi avete piet&agrave; degli umili: Cor contritum et humiliatum non despicies (Ps., 50, 18). Dovrei durar fatica ad esserlo riflettendo che sono un nulla e un nulla peccatore?

	La preghiera vien formulata dalle labbra, ma &egrave; un grido del cuore &egrave; getta l&#39;anima ai piedi del vostro trono.

	Che labbra sono le mie? Non debbo ripetere col Profeta e con pi&ugrave; ragione: Vir pollutus labiis ego sum? (Isai., 6, 5). Ne avete raccolto soltanto parole di adorazione, di carit&agrave;?

	Che cuore &egrave; il mio? In certe ore nefaste, un vento infernale vi ha insinuato la polvere che mi ha reso simile a quell&#39;uomo di cui Ezechiele dice: et posuerit idola sua in corde suo (Ezech. 14, 7); se pur non mi ha fatto somigliare a quell&#39;altro qui posuerit immunditias in corde suo! (Ezech., 14, 4). Alla luce folgorante della eternit&agrave;, non s&#39;attenua la bruttezza del peccato, anzi meglio appare la sua abbominazione!

	Che anima &egrave; la mia? Non forse vi ho ingannato privandovi della glorificazione che ne attendevate, non offrendovi in cambio che sterilitatem animae meae?

	Ecco, il salmista mi dice: Quis ascendet in montem Domini, aut quis stabit in loco sancto ejus? Innocens manibus et mundo corde (Ps., 23, 3). S. Paolo insiste: Levantes puras manus sine ira et disceptatione (1 Tim.. 2, 8). L&#39;anima mia &egrave; gravata da miserie, le mie mani portano tracce oscure.

	No, non merito d&#39;essere ascoltato: Non sum dignus vocari filius tuus (Luc, 15, 19). La mia preghiera &egrave; un mormorio che vi annoia, invece d&#39;intenerirvi. Nulla posso, mio Signore, ma Voi tutto potete.

	&nbsp;
]]></description>
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<dc:subject>spiritualit&#xE0;</dc:subject>
<dc:date>2012-02-18T16:53:50+01:00</dc:date>
<dc:creator>Inserito da admin</dc:creator>
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<item>
<title>Esame sullo spirito ecclesiastico</title>
<link>http://www.haerentanimo.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=219</link>
<description><![CDATA[
	qui a lato: Sant&#39;Arnold Janssen (1837-1909), presbitero

	&nbsp;

	&nbsp;

	Mons. Agostino Gonon
	Vescovo di Moulins

	Verso le vette della Santit&agrave; Sacerdotale

	* * *

	Esame sullo spirito ecclesiastico 

	&nbsp;

	* * *

	&nbsp;

	Vi adoro, Maestro divino, in preghiera per noi, mentre state supplicando il vostro Padre celeste: Non rogo ut tollas eos de mundo, sed ut serves eos a maio... de mundo non sunt (Ioan., 17, 15). Il mio abito mi separa dal mondo, ma pi&ugrave; ancora me ne deve separare il mio spirito.

	Lo spirito &egrave; un insieme di principi, che informano le disposizioni intime e determinano la fisionomia caratteristica di un&#39;anima.

	Vae mundo a scandalis. 

	Lo spirito mondano &egrave; maledetto; benedetto invece lo spirito ecclesiastico: Qui adhaeret Domino unus spiritus est (Isai., 56, 6). E&#39; di somma importanza ch&#39;io sia animato dallo spirito del mio stato santo. Ne ricevetti la grazia iniziale il giorno della mia tonsura. Lo spirito del chierico &egrave; come il fondamento e l&#39;involucro dello spirito proprio a ciascuno degli Ordini che mi furono conferiti successivamente. Se lo avessi lasciato affievolire o disperdersi, come potrebbe essere garantita la solidit&agrave; dello splendido edificio del mio sacerdozio? Si conserva la pietra preziosa in solido scrigno e la si preserva cos&igrave; da ci&ograve; che potrebbe offuscarla, infrangerla.

	Posseggo io lo spirito ecclesiastico? Interrogazione grave, alla quale potr&ograve; rispondere esaminando il mio modo di pensare e il mio modo d&#39;agire.

	&nbsp;
]]></description>
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<dc:subject>spiritualit&#xE0;</dc:subject>
<dc:date>2012-02-11T20:15:30+01:00</dc:date>
<dc:creator>Inserito da admin</dc:creator>
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<title>Il sacerdote e la tonsura</title>
<link>http://www.haerentanimo.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=218</link>
<description><![CDATA[
	&nbsp;a lato: San JOS&Eacute; MAR&Iacute;A RUBIO Y PERALTA (1864-1929), confessore

	&nbsp;

	&nbsp;

	Mons. Agostino Gonon
	Vescovo di Moulins

	Verso le vette della Santit&agrave; Sacerdotale

	* * *

	RITIRO DEL MESE DI SETTEMBRE

	IL SACERDOTE E LA TONSURA

	***

	S. Paolo raccomanda a Timoteo di ravvivare la grazia della sua Ordinazione. All&#39;Apostolo questa raccomandazione doveva sembrare di un&#39;importanza grandissima perch&eacute; la ripete due volte. Anzitutto concentra l&#39;attenzione del suo discepolo sulla presenza e permanenza in lui di questa grazia: Noli negligere gratiam quae in te est, quae data est tibi per prophetiam, cum impositione manuum presbyterii (1Tim. 4, 12). Poi lo invita a farla rivivere: Admoneo te ut ressuscites gratiam Dei, quae est in te per impositionem manuum mearum (2 Tim. 1).

	E&#39; veramente una realt&agrave; ammirabile la grazia del nostro sacerdozio, una specie di capitale ingente che ci procura inestimabili vantaggi, ma richiede di essere sfruttato. La nostra negligenza su questo punto &egrave; causa in gran parte dell&#39;indebolimento delle nostre sante energie.

	Ricordiamo infatti che ogni sacramento, oltre la grazia abituale, infonde nell&#39;anima una grazia caratteristica la quale, secondo l&#39;opinione pi&ugrave; comune, non &egrave; realmente distinta dalla prima, ma la rende effettivamente pi&ugrave; vigorosa e conferisce all&#39;anima stessa un diritto speciale a grazie attuali, che l&#39;aiuteranno a vivere secondo gli obblighi e lo spirito del sacramento ricevuto.

	Di questi aiuti soprannaturali noi possiamo avvalerci nella misura della conoscenza che ne abbiamo e nella carit&agrave; che ci piega docili, generosi, alla loro influenza santificatrice. Pur possedendo un tesoro si &egrave; poveri quando s&igrave; dimentica, o non si sa valersene.

	Importa assai che noi non ci arricchiamo continuamente sfruttando la nostra grazia sacerdotale; non ve n&#39;&egrave; altra pi&ugrave; ricca, perch&eacute; nessun Sacramento impone doveri pi&ugrave; gravi; nessuno esige uno spirito pi&ugrave; elevato di quello che &egrave; richiesto dall&#39;Ordine sacro.

	Questo gran sacramento &egrave; una vetta luminosa; vi siamo giunti con la progressiva ascesa dei diversi gradi, a ciascuno dei quali era annessa una virt&ugrave; propria. In tutti questi gradi il buon prete &egrave; eminente.

	Ci torner&agrave; molto utile considerare di nuovo uno ad uno questi gradi per comprenderli sempre pi&ugrave; e sempre meglio e invocarne con ardenti voti l&#39;attuazione perfetta nella nostra vita morale.

	Incominciamo dalla Tonsura. Non &egrave; un sacramento ma un sacramentale molto solenne; esso depone nell&#39;anima come una potente calamit&agrave; che attira le grazie destinate a formare il chierico a quello spirito che lo render&agrave; idoneo al sacerdozio. &laquo;Gli antichi consideravano sacre le sorgenti dei fiumi; la Tonsura &egrave; come la sorgente delle grazie sacerdotali&raquo; (45).

	Quale deve essere lo spirito del Tonsurato e che cosa esige? Due parole compendiano tutto: morte e vita.

	&nbsp;
]]></description>
<guid isPermaLink="false">218@http://www.haerentanimo.org</guid>
<dc:subject>spiritualit&#xE0;</dc:subject>
<dc:date>2012-02-05T12:10:51+01:00</dc:date>
<dc:creator>Inserito da admin</dc:creator>
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<title>Confidenza fondata sul metodo del Giudice</title>
<link>http://www.haerentanimo.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=217</link>
<description><![CDATA[
	qui a lato: San Pedro Poveda Castroverde (1874-1936), sacerdote diocesano e martire

	&nbsp;

	&nbsp;

	Mons. Agostino Gonon
	Vescovo di Moulins

	Verso le vette della Santit&agrave; Sacerdotale

	* * *

	Preparazione alla morte
	IL &laquo;DIES IRAE&raquo; DEL SACERDOTE
	Confidenza fondata sul metodo del Giudice
	Qui Mariam absolvisti. Et latronem exaudisti. Mihi quoque spem dedisti 

	***

	Viene la morte, o mio Dio! Ogni giorno pi&ugrave; si avanza... e io lo dimentico! Il condannato alla pena capitale pu&ograve; mai distogliere il pensiero da quel sinistro momento? E&#39; difficile! Ad ogni modo egli tutto predispone per essere pronto quando lo si avvertir&agrave; che l&#39;ora fatale &egrave; per lui arrivata.

	Sar&ograve; avvertito? E&#39; poco probabile! Anzitutto posso morire improvvisamente. E se anche sar&ograve; avvisato, creder&ograve; io a chi mi user&agrave; tanta carit&agrave;? Non posso esserne certo; l&#39;esperienza m&#39;insegna che nessuno pi&ugrave; del morente conserva, in apparenza almeno, un&#39;illusione pi&ugrave; profonda, un desiderio pi&ugrave; acceso di vita, proprio nel momento in cui questa vien meno.

	Eppure conosco la solenne gravit&agrave; di quest&#39;ultimo atto della mia esistenza che mi getter&agrave; ai vostri piedi giovane, ardente, forte della giovinezza dell&#39;eternit&agrave;. Nessuna illusione allora, ma la piena luce; nessun desiderio, ma la realt&agrave; definitiva determinata appunto dalla luce.

	Che sar&agrave; di me? Ho un bel nascondermi a me stesso... il ricordo di quel periodo della mia vita, di quello stato dell&#39;anima mia, si rinnova incessantemente e non posso negare la verit&agrave;: Est, est; non, non! Un peccato &egrave; un peccato! E tutti quelli che ho commesso s&igrave; precipiteranno su di me per trascinarmi nell&rsquo; abisso.

	Voi stesso, mio Ges&ugrave;, me li ricorderete e vi troverete il motivo della mia condanna.

	Vi supplico, Maestro adorato, vogliate piuttosto vedervi l&#39;argomento della mia giustificazione. Non ha scritto S. Francesco di Sales: &laquo;Dio vuole che la miseria nostra sia il trono della sua misericordia; le nostre impotenze, sede della sua onnipotenza?&raquo; Voglio dunque dirvi allora quello che vi dico in questo momento, voglio vincervi con le armi che Voi stesso mi ponete tra mano.

	&nbsp;
]]></description>
<guid isPermaLink="false">217@http://www.haerentanimo.org</guid>
<dc:subject>spiritualit&#xE0;</dc:subject>
<dc:date>2012-01-28T23:42:10+01:00</dc:date>
<dc:creator>Inserito da admin</dc:creator>
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<item>
<title>Esame sulla discrezione</title>
<link>http://www.haerentanimo.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=216</link>
<description><![CDATA[
	qui a lato: San Giuseppe Marello (1844-1895)

	&nbsp;

	&nbsp;

	Mons. Agostino Gonon
	Vescovo di Moulins

	Verso le vette della Santit&agrave; Sacerdotale

	* * *

	Esame sulla discrezione&nbsp;

	***

	&nbsp;

	Vi adoro, mio Dio, nel silenzio della vostra eternit&agrave; che sembra avvolgere tutto quanto deriva da Voi, tutto ci&ograve; che &egrave; Voi. L&#39;Ostia consacrata che vi cela al mio sguardo &egrave; silenziosa; silenziose sono le manifestazioni intime della vostra grazia; silenziosa l&#39;azione del vostro Spirito nell&#39;anima mia che non sa percepire i &laquo;gemiti inenarrabili&raquo; di cui parla S. Paolo; silenziosa la vostra attivit&agrave; universale... non in commotione Dominus (3 Reg. 19, 11).

	Saper tacere &egrave; grande sapienza: Verba sapientium audiuntur in silentio (Eccl. 9, 17), nel silenzio di parole e nel silenzio di azione.

	Virt&ugrave; preziosa per un prete &egrave; certamente la discrezione. E&#39; una forma delicata o un frutto prezioso della temperanza che io devo desiderare con ardore. Voglio formarla in me e per riuscirvi con pi&ugrave; viva luce, quindi con maggiore sicurezza, voglio investigare che cosa mi manca per essere discreto, dopo essermi convinto della necessit&agrave; di esserlo.

	&nbsp;

	I. Necessit&agrave; della discrezione. - La discrezione pu&ograve; definirsi: giudizioso riserbo di parole e di azioni. Sono convinto che le pi&ugrave; splendide qualit&agrave; degenerano in difetto quando eccedono? &laquo;Chi non sa limitarsi, non seppe mai scrivere&raquo;. Si potrebbe aggiungere: &laquo;Chi non sa tacere, non seppe mai parlare; chi non sa riposare non seppe mai lavorare&raquo;. &mdash; Rifletto che a una viva intelligenza, a uno spirito ben dotato &egrave; da preferirsi un giudizio retto, una volont&agrave; equilibrata? &mdash; Sono quindi convinto di dover anzitutto applicarmi all&#39;educazione del mio giudizio? E&#39; sempre possibile se, con la riflessione, mi rendo conto degli ammaestramenti dell&#39;esperienza, e se, umile, seguo docilmente le direttive che possono darmi. Si pu&ograve; nascere senza le facolt&agrave; intellettuali sufficienti per diventare colto ed erudito; dipende per&ograve; dalla nostra libert&agrave; riflettere ed essere umili. &mdash; Nelle mie intime decisioni mi attengo a questi aforismi che posso riguardare come assiomi: spesso l&#39;ottimo &egrave; nemico del bene; &mdash; il timore di un male ne genera uno peggiore? &mdash; Nelle dispute di scuola, adotto opinioni moderate, diffidando sempre delle opinioni estreme, assolute, intransigenti? Sono persuaso che, salvo per i principi essenziali del dogma e della morale, possono esservi sfumature molteplici di apprezzamento, per il fatto che si considerano le cose sotto differenti punti di vista e che &egrave; quindi da savio il non mai sentenziare senza appello? &mdash; Specialmente nel dirigere le coscienze ho l&#39;intima convinzione che la prudenza &egrave; fonte di sicurezza, che le vie battute non riservano alcuna sorpresa, che saper aspettare &egrave; grande sapienza? In merito a certi argomenti, come vocazione, penitenze di supererogazione, ecc. procuro d&#39;essere discreto quant&#39;&egrave; possibile?

	&nbsp;
]]></description>
<guid isPermaLink="false">216@http://www.haerentanimo.org</guid>
<dc:subject>spiritualit&#xE0;</dc:subject>
<dc:date>2012-01-21T18:48:03+01:00</dc:date>
<dc:creator>Inserito da admin</dc:creator>
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<item>
<title>Il sacerdote e la temperanza</title>
<link>http://www.haerentanimo.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=215</link>
<description><![CDATA[
	qui a lato: San Jos&eacute; Mar&iacute;a de Yermo y Parres (1851-1904), presbitero

	&nbsp;

	&nbsp;

	Mons. Agostino Gonon
	Vescovo di Moulins

	Verso le vette della Santit&agrave; Sacerdotale

	* * *

	RITIRO DEL MESE DI AGOSTO

	IL SACERDOTE E LA TEMPERANZA

	***

	Le virt&ugrave; morali stabilendo l&#39;equilibrio nell&rsquo;anima, la mettono in grado di sviluppare la sua vita in tutta la sua pienezza e fecondit&agrave;. 

	Come gi&agrave; le tre prime, cosi quest&#39;ultima virt&ugrave; cardinale tende a tale scopo, ma in modo pi&ugrave; speciale, consistente nel neutralizzare l&#39;opposizione, nell&#39;impedire l&#39;effetto delle forze contrarie. 

	La temperanza domina le passioni pi&ugrave; perfide, perch&eacute; pi&ugrave; aderenti al senso, e le disciplina vigorosamente.

	La S. Scrittura la tiene perci&ograve; in particolare stima. E&#39; compagna della scienza: Qui diligit disciplinam, diligit scientiam (Prov. 12, 1); apporta sapienza; Audite disciplinam et estote sapientes (Ps. 8, 33); genera vita: Via vitae custodienti disciplinam (Prov. 10, 17); la si pu&ograve; identificare, in un certo senso, con la vita stessa: Tene disciplinam, custodi illam, ipsa est vita tua (Prov. 4, 13). 

	Il suo nome di temperanza &egrave; tutto un programma. Non dice forse giusto mezzo, esatta misura, padronanza di s&eacute;, fortezza?
	Si tratta quindi di una virt&ugrave; ricca e preziosa. 

	Vediamo l&deg;: che cos&#39;&egrave;; 2&deg;: che cosa produce.

	&nbsp;
]]></description>
<guid isPermaLink="false">215@http://www.haerentanimo.org</guid>
<dc:subject>spiritualit&#xE0;</dc:subject>
<dc:date>2012-01-14T11:29:04+01:00</dc:date>
<dc:creator>Inserito da admin</dc:creator>
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<item>
<title>Purificazione e perdono anticipati</title>
<link>http://www.haerentanimo.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=214</link>
<description><![CDATA[
	qui a lato: San Crist&oacute;bal Magallanes Jara (1869-1927), presbitero e martire&nbsp;

	&nbsp;

	&nbsp;

	Mons. Agostino Gonon
	Vescovo di Moulins

	Verso le vette della Santit&agrave; Sacerdotale

	* * *

	Preparazione alla morte

	&nbsp;

	IL &laquo;DIES IRAE&raquo; DEL SACERDOTE

	Purificazione e perdono anticipati.
	Juste Judex ultionis - Donum fac remissionis - Ante diem rationis.

	&nbsp;

	***

	Vi adoro, o Ges&ugrave;, Giudice sovrano dei vivi e dei morti. Ogni ora della mia esistenza mi avvicina a quella in cui comparir&ograve; dinanzi a Voi. In quel momento cesser&agrave; il vostro compito di avvocato in favore di chi ha peccato; Voi lo adempite solo mentre sono in via; dopo mi sarete juste Judex ultionis.

	Giudice! lo siete per diritto conferitovi dal Padre: Omne judicium dedit Filio (Ioan. 5, 22), e poi per diritto acquisito con l&#39;effusione del vostro Sangue prezioso, prezzo del nostro riscatto.

	Giusto! Siete la perfezione infinita, la luce senz&#39;ombra, la scienza assoluta; la vostra sentenza sar&agrave; un raggio del vostro infallibile e indefettibile splendore, una conclusione necessaria della vostra scienza eterna.

	Vendicatore! Ahi! dovrete esserlo perch&eacute; non v&#39;&egrave; pur un&#39;anima che non sia stata pi&ugrave; o meno lontana da Dio o contro di Lui: In multis offendimus omnes (Jacob. 3 ,2). E&#39; Voi siete e sarete sempre vindice della sua gloria ad extra, perci&ograve; dovete vendicare i suoi diritti conculcati, punire il colpevole e ristabilire l&#39;ordine.

	Ma quale sventura, quale spavento se, per me, quest&#39;ordine non sar&agrave; stato ristabilito prima del giorno della irrevocabile sentenza! Ve ne supplico, mentre il vostro intervento pu&ograve; essere per me difesa e non accusa; il Padre vostro non vi ha confidato solo la sua giustizia: Omnia dedit et in manus (Ioan. 13 3); siete arbitro del suo perdono, della sua misericordia; oh, rendetemela propizia, accordatemi la remissione delle mie colpe troppo numerose e troppo gravi! Donum fac remissionis.

	Per grazia vostra io posso purificarmi prima, espiare, riparare, e ottenere cos&igrave; il perdono, senza il quale non potrei vivere tranquillo, non potrei essere in pace, ante diem rationis. Ah Signore, concedetemi di saldare il mio debito prima della definitiva scadenza; ch&#39;io lo paghi con moneta di penitenza e d&#39;amore! Aspetto tanta grazia dal Vostro Cuore divino e so ch&#39;Egli si arrender&agrave; facilmente alla mia preghiera, se vedr&agrave; nel mio disposizioni d&#39;umile pentimento, di dolorosa confusione: Cor contritum et humiliatum non despicies! (Ps. 50, 18). Ascoltatemi, rivolgetemi il vostro sguardo: sono sincero!

	&nbsp;
]]></description>
<guid isPermaLink="false">214@http://www.haerentanimo.org</guid>
<dc:subject>spiritualit&#xE0;</dc:subject>
<dc:date>2011-12-28T17:09:39+01:00</dc:date>
<dc:creator>Inserito da admin</dc:creator>
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<title>Il sacerdote e la fortezza</title>
<link>http://www.haerentanimo.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=213</link>
<description><![CDATA[
	qui a lato: San Giovanni Calabria (1873-1954) 

	&nbsp;

	&nbsp;

	Mons. Agostino Gonon
	Vescovo di Moulins

	Verso le vette della Santit&agrave; Sacerdotale

	* * *

	RITIRO DEL MESE DI LUGLIO

	IL SACERDOTE E LA FORTEZZA 

	***

	Alla fine della sua dimora visibile su questa terra, Ges&ugrave; rivolse ai suoi Apostoli le ultime raccomandazioni, apr&igrave; le loro menti, dice S. Luca, perch&eacute; avessero chiara l&#39;intelligenza della S. Scrittura e se ne facessero gli strenui difensori. Ma, prima che si separassero per la loro missione s&#39;imponeva una precauzione necessaria; perci&ograve; disse loro: Vos autem sedete in civitate, quadusque induamini virtute ex alto (Luc. 24, 49). Volle dunque rivestirli di fortezza. Era un bisogno della sollecitudine del suo Cuore, che, sapendo tutto, non aveva potuto nascondere loro quanto li attendeva: Ecce ego mitto vos sicut agnos inter lupos (Luc. 10, 3). &mdash; Si me persecuti sunt et vos persequentur (loan. 15, 20). Aveva perci&ograve; moltiplicati i consigli sullo stesso argomento: Nolite timere eos qui occidunt corpus (Luc. 10, 28). &mdash; Confluite ego vici mundum (Ioan. 16, 33). &mdash; Non turbetur cor vestrum neque formidet (id. 14, 27). &mdash; Qui perseveraverit usque in finem hic salvus erit (Mat. 10, 22).Appare dunque chiara la sua volont&agrave; che i sacerdoti siano dei forti. Ne hanno immenso bisogno per s&eacute; e per il gregge loro affidato.

	Ogni anima umana deve vivere di sforzo; il contendite intrare per angustam portam (Luc. 13, 24) &egrave; assoluto; ma quanto &egrave; pi&ugrave; alta la meta cui si deve tendere, pi&ugrave; lo sforzo dev&#39;essere vigoroso, pi&ugrave; gagliarda l&#39;energia. Ora, chi deve elevarsi a perfezione pi&ugrave; grande di quella cui deve tendere l&#39;uomo di Dio, colui che dev&#39;essere excelsior coelis factus? (Hebr. 7, 26). Gli &egrave; dunque necessaria una fortezza superiore.

	Di pi&ugrave; egli deve trascinare gli altri nella corsa santa, incoraggiarli, portarli qualche volta; poi deve difenderli e difendere se stesso mentre lavora per loro; poich&eacute; s&#39;egli &egrave; angelo di luce, vi &egrave; un angelo delle tenebre che non disarma mai; s&#39;egli &egrave; pastore, v&#39;&egrave; un lupo rapace che s&#39;aggira instancabile. L&#39;esperienza gli grida in modo imperativo con S. Pietro: Cui resistite, fortes in fide! (1 Petr. 5, 9).

	Esaminiamo tutto lo svolgimento della nostra vita morale e della nostra vita apostolica, e riscontreremo che sempre la lotta &egrave; necessaria. Nulla si conclude senza sforzo, eccetto il male; in noi e per le anime il bene esige un&#39;incessante attivit&agrave; instancabile. Si guadagna un tratto di terreno a stento, e subito convien difendere la posizione; e se si perde cento volte, cento, volte la si deve riconquistare. Oh, quanto ha bisogno di fortezza l&#39;homo Dei! Lo Spirito Santo parla certo del prete, ne dipinge i lineamenti quando scrive: Vir sapiens fortis est; et vir doctus robustus et validus (Prov. 24, 5). Gli eletti al sacerdozio sono inclyti Israel, quindi devono essere aqu&igrave;lis velociores, leonibus fortiores (2 Reg. 1, 23).

	Meditiamo sulla virt&ugrave; della fortezza; formiamoci chiaro concetto di ci&ograve; che &egrave;, di ci&ograve; che produce.

	&nbsp;
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<dc:subject>spiritualit&#xE0;</dc:subject>
<dc:date>2011-12-24T08:54:40+01:00</dc:date>
<dc:creator>Inserito da admin</dc:creator>
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<title>Esame sulla rettitudine dell'animo</title>
<link>http://www.haerentanimo.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=212</link>
<description><![CDATA[
	qui a lato: San Marcellin Joseph Beno&icirc;t Champagnat (1789-1840) 

	&nbsp;

	&nbsp;

	Mons. Agostino Gonon
	Vescovo di Moulins

	Verso le vette della Santit&agrave; Sacerdotale

	* * *

	RITIRO DEL MESE DI GIUGNO

	IL SACERDOTE E LA GIUSTIZIA

	***

	Esame sulla rettitudine dell&#39;animo

	***

	Vi adoro Ges&ugrave; e vi ascolto mentre vi proclamate Vita e Verit&agrave;, poich&eacute; la verit&agrave; &egrave; vita, e nell&#39;atto d&#39;invitare specialmente i vostri sacerdoti ad attingere a questa verit&agrave;-vita: Qui sequitur me habebit lumen vitae (Ioan., 8, 12). In virt&ugrave; della mia vocazione devo seguirvi: sequere me; quindi secondo il vostro desiderio debbo essere tutto luce e verit&agrave;: ut filii lucis sitis (id., 12, 36). Non eravate preoccupato di questa disposizione dell&#39;anima sacerdotale quando, nella sera della prima ordinazione, pregiavate il Padre: Sanctifica eos in veritate? (id., 17, 17). Ci&ograve; mi fa comprendere la somma importanza di tale disposizione: pu&ograve; anche significare che essa non &egrave; frequente. Signore voglio l&#39;anima mia retta, la voglio leale con Voi, con me, con il prossimo.

	&nbsp;

	1. - LEALE CON DIO

	La sincerit&agrave; con Dio richiede:

	a) Dignitosa coscienza. &mdash; E&#39; pura la mia coscienza? S&igrave;, se nella conoscenza e nella confessione delle mie colpe, nel pentimento che le cancella, &egrave; di una lealt&agrave; assoluta. &mdash; E&#39; buona? S&igrave;, se esclude quella casistica di mala fede, la quale tenta invano di persuadere che un atto colpevole non lo &egrave;, o lo &egrave; solo leggermente. &mdash; E&#39; aperta? S&igrave;, se docilmente generosa si presta alle illustrazioni della grazia. &mdash; E&#39; delicata? S&igrave;, se la minima colpa, la minima imperfezione la turba e la contrista.

	b) Purezza d&#39;intenzione. &mdash; Siete Voi, mio Dio, l&#39;oggetto dei miei sospiri, la meta dei miei desideri? Siete Voi l&#39;unico ispiratore dei miei progetti, la luce dei miei giudizi? La mia volont&agrave; tende direttamente a Voi, senza deviare n&egrave; a destra n&egrave; a sinistra? &mdash; Sono persuaso che nulla posso nascondere a Voi: Omnia nuda et aperta sunt oculis ejus (Hebr., 4, 13), che nulla posso sottrarvi? Gloriam meam alteri non dabo (Isai., 42, 8); e che in ultimo vincerete Voi: Quo ibo a Spiritu tuo et quo a facie tua fugiam... tu illic es? (Ps., 138, 6).

	&nbsp;

	2. - LEALE CON ME STESSO

	a) Umilt&agrave;. &mdash; Mi guardo dall&#39;orgoglio della mente, che impedisce di veder chiaro nel proprio interno? Arrogantia tua decepit te, et superbia cordis tui! (Ierem., 49, 16). L&#39;abitudine d&igrave; curare pi&ugrave; l&#39;esterno che l&#39;interno non mi illude forse, accecandomi sulla bassezza di quel progetto, sul pericolo di certi sentimenti, sulla colpevolezza di certe inclinazioni? Il mio spirito sarebbe forse simile a quello del fariseo, facile ad esaltarsi per certe pretese qualit&agrave;? Sarei mai un sepolcro imbiancato? Una meschina preoccupazione egoistica non mi rende sordo alla voce dell&#39;Angelo buono, che gi&agrave; mi sussurra: Nomen habes quod vivas et mortuus es? (Apoc, 3, 1). E la mia stoltezza non mi spinge mai a voler apparire quale non sono?

	b) Mortificazione. &mdash; Scuso le mie piccole sensualit&agrave;, nascondendole agli sguardi altrui con tutta la possibile cura, perch&eacute; sono in contrasto stridente con le mie parole, con i principi che enuncio, e secondo i quali ostento di vivere? &mdash; Mi permetto certe affezioni disordinate, che macchiano il candore verginale del mio suddiaconato e profanano i miei pi&ugrave; sacri giuramenti? &mdash; Nutro forse, quasi senza rimorso, certe antipatie senza accorgermi dell&#39;ironia della mia preghiera: Sicut et nos dimittimus? &mdash; Posso veramente dire di non lesinare lo sforzo per il conseguimento della mia santificazione, e per l&#39;esercizio dello zelo, come richiede il vero spirito sacerdotale? &mdash; Oh, quanto &egrave; facile mancare di lealt&agrave; con se stessi!

	&nbsp;

	3. - LEALE CON IL PROSSIMO

	a) Nelle parole. &mdash; Mi astengo assolutamente, rigorosamente da ogni specie di menzogna? Alcuni mentiscono senza quasi avvedersene. Chi li avvicina se ne accorge e li ha in dispregio. E&#39; facile contrarre l&#39;abitudine della menzogna, soprattutto quando si ha tendenza all&#39;iperbole... Si finisce per suggestionarsi, si cade nella mitomania. &mdash; Non ostento mai con insistenza sentimenti che non ho, per piacere a coloro che m&#39;ascoltano? E non &egrave; questa ipocrisia? &mdash; Non mi valgo di restrizioni mentali che rasentano l&#39;inganno?

	b) Negli atti. &mdash; II mio comportamento &egrave; proprio sempre l&#39;espressione del mio sentire, o cado nella simulazione? Col pretesto di usare diplomazia, offendo mica l&#39;onest&agrave;? &mdash; Certi modi di procedere che io ritengo frutto di abilit&agrave;, non sono invece sleali? &mdash; Affetto una mentita apparenza anche in chiesa? &mdash; Sono convinto che alle mie azioni come alle mie parole, pur salvando sempre la carit&agrave;, deve potersi applicare la parola del Signore: Sit autem sermo vester: est, est, non, non? (Mat. 5, 37).

	&mdash; Buon Maestro, ve ne scongiuro, fatemi leale; fate che l&#39;anima mia sia retta in tutto e per tutto, che sia tutta aperta al sole della vostra verit&agrave;. Volete servirvene come di tramite per giungere alle anime dei miei fratelli; il Precursore dice a me, come a tutti &igrave; sacerdoti: Parate viam Domini, rectas facite semitas ejus (Mat., 3, 3). Preparate Voi stesso, Signore, raddrizzate Voi stesso; io voglio prestarmi alla vostra azione generatrice di verit&agrave;, voglio essere leale, salvarmi: Veritas liberabit vos (Ioan., 8, 32).

	&nbsp;
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<dc:subject>spiritualit&#xE0;</dc:subject>
<dc:date>2011-12-17T08:09:16+01:00</dc:date>
<dc:creator>Inserito da admin</dc:creator>
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<title>Il sacerdote e la giustizia</title>
<link>http://www.haerentanimo.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=211</link>
<description><![CDATA[
	qui a lato: San Jean Gabriel Perboyre (1802-1840), presbitero e martire

	&nbsp;

	&nbsp;

	Mons. Agostino Gonon
	Vescovo di Moulins

	Verso le vette della Santit&agrave; Sacerdotale

	* * *

	RITIRO DEL MESE DI GIUGNO

	IL SACERDOTE E LA GIUSTIZIA

	&nbsp;

	***

	La S. Scrittura magnifica poche virt&ugrave; quanto la giustizia, ne parla con frequenza e la esalta in maniera notevole. Si pu&ograve; dedurre a priori che questa &egrave; la pi&ugrave; grande delle virt&ugrave; morali. Cos&igrave; pensava gi&agrave; Aristotele: Justitia est omnis virtus; questa meditazione ce ne convincer&agrave; indubbiamente.

	&nbsp;

	Diamo una rapida scorsa alle pagine dei libri santi; esse esaltano anzitutto la bellezza della giustizia: Iustitia tua sicut montes Dei! (Ps., 35, 6). &mdash; Justitia et judiciuvi correctio sedis tuae! (Ps. 96, 2). &mdash; Mecum sunt... gloria, opes superbae et iustitia (Prov., 8, 18).

	Poi ne rivelano la celeste origine: Veritas de terra orta est et justitia de coelo prospexit (Ps. 84, 12); la sua identit&agrave; con quanto &egrave; bello e buono: Misericordia et veritas obviaverunt sibi; justitia et pax osculatae sunt (Ps., 84, 11); la sua efficacia purificatrice: justitia liberabit a morte, justitia rectorum liberabit eos (Prov., 11, 6); il suo potere santificatore: iustitia simplicis diriget viam ejus (Prov., 11,5) &mdash; justitia elevat gentes; le sue affinit&agrave; con la beatitudine suprema: justitia enim perpetua est et immortalis (Sap., 1, 15) &mdash; justitia mea in generationes generationum (Isai. 31, 9).

	Perci&ograve; chi la possiede &egrave; ricco: Iustus ut palma floreb&igrave;t, sicut cedrus Libani multiplicabitur (Ps. 91, 13); pu&ograve; ripromettersi ogni contento: laetabitur justus in Domino (Ps., 13, 10); &egrave; sicuro della sua eterna salvezza: justus in aeternum non commovebitur (Prov., 10, 30); lascer&agrave; sul suo passaggio una scia luminosa: in memoria aeterna erit justus (Ps. Ili, 6).

	Il Vangelo fa di S. Giuseppe e del santo vecchio Simeone il pi&ugrave; bel panegirico in una sola parola; del primo afferma: Joseph, vir ejus, cum esset justus (Mat., 1, 19); e del secondo: et homo iste justus et timoratus (Lue, 2, 25). S. Paolo trova in questa parola il programma riassuntivo di tutta la santit&agrave;: Non est enim regnum Dei esca et potus, sed justitia, et pax, et gaudium in Spiritu Sancto (Rom., 14 17). Meditiamo dunque: 1) che cos&#39;&egrave; la giustizia; 2) qual&#39;&egrave; il suo oggetto.
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<guid isPermaLink="false">211@http://www.haerentanimo.org</guid>
<dc:subject>spiritualit&#xE0;</dc:subject>
<dc:date>2011-12-05T22:17:02+01:00</dc:date>
<dc:creator>Inserito da admin</dc:creator>
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