Pio XII – Nella canonizzazione di San Pio X

Magistero

PIO XII
NELLA CANONIZZAZIONE DI S. PIO X
Discorso in lingua italiana pronunciato da PIO XII il 29 maggio 1954 in occasione della canonizzazione di S. Pio X
(AAS, XLVI, 307-313).

Quest'ora di fulgente trionfo, che Iddio, suscitatore degli umili, ha disposto e quasi affrettato, per sigillare la mirabile ascesa del suo servo fedele Pio X alla suprema gloria degli altari, ricolma l'animo Nostro di gaudio, al quale voi, Venerabili Fratelli e diletti figli, con la vostra presenza cosi largamente partecipate. Eleviamo pertanto fervide grazie alla divina Bontà per averCi concesso di vivere questo straordinario evento, tanto più che forse per la prima volta nella storia della Chiesa la formale santificazione di un Papa è proclamata da chi ebbe già il privilegio di essere al servizio di lui nella Curia Romana.
Fausto e memorando questo dì, non soltanto per Noi, che lo annoveriamo tra i giorni felici del Nostro Pontificato, cui la Provvidenza aveva pure riservato così numerosi dolori e sollecitudini; ma altresì per l'intiera Chiesa, che spiritualmente stretta intorno a Noi, esulta all'unisono in veemente palpito di religiosa commozione.
Il caro nome di Pio X in questo vespro radioso attraversa da un capo all'altro la terra, scandito con gli accenti più diversi; e destando da per tutto pensieri di celestiale bontà, forti impulsi di fede, di purezza, di pietà eucaristica, risuona a perenne testimonianza della feconda presenza di Cristo nella sua Chiesa. Con generoso ricambio, esaltando il suo servo, Dio attesta la eccelsa santità di lui, per la quale, anche più che per il suo supremo Ufficio, Pio X fu in vita in*****o campione della Chiesa, e come tale è oggi il Santo dato dalla Provvidenza ai nostri tempi.
Ora Noi desideriamo che precisamente in questa luce voi contempliate la gigantesca e mite figura del Santo Pontefice, affinché, calate le ombre su questa memoranda giornata e spente le voci dell'immenso osanna, il solenne rito della sua santificazione permanga in benedizione nelle anime vostre ed in salvezza per il mondo.
Il programma del Pontificato fu da lui solennemente annunziato fin dalla prima Enciclica «Supremi» (1), in cui dichiarava essere suo unico proposito di «instaurare omnia in Christo», ossia di ricapitolare, ricondurre tutto ad unità in Cristo. Ma quale è la via che ci apre l'adito a Gesù Cristo? egli si chiedeva, guardando amorevolmente le anime smarrite ed esitanti del suo tempo. La risposta, valida ieri, come oggi e nei secoli, è: la Chiesa! Fu pertanto sua prima sollecitudine, incessantemente perseguita fino alla morte, di rendere la Chiesa sempre più in concreto atta ed aperta al cammino degli uomini verso Gesù Cristo. Per questo intento egli concepì l'ardita intrapresa di rinnovare il corpo delle leggi ecclesiastiche, in guisa da dare all'intero organismo della Chiesa più regolare respiro, maggiore sicurezza e snellezza di movimento, come era richiesto da un mondo esterno improntato a crescente dinamismo e complessità. E' ben vero che questa opera, da lui stesso definita «arduum sane munus», si adeguava all'eminente senso pratico ed al vigore del suo carattere; tuttavia la sola aderenza al temperamento dell'Uomo non sembra che spieghi l'ultimo motivo della difficile impresa. La scaturigine profonda dell'opera legislativa di Pio X è da ricercarsi soprattutto nella sua personale santità, nella sua intima persuasione che la realtà di Dio, da lui sentita in comunione incessante di vita, è l'origine e il fondamento di ogni ordine, di ogni giustizia, di ogni diritto nel mondo. Dov'è Dio, là è ordine, giustizia e diritto; e, viceversa, ogni ordine giusto tutelato dal diritto manifesta la presenza di Dio. Ma quale istituzione sulla terra doveva più eminentemente palesare questa feconda relazione fra Dio e il diritto, se non la Chiesa, Corpo mistico di Cristo stesso? Iddio benedisse largamente l'opera del Santo Pontefice, cosicché il Codice di Diritto Canonico resterà nei secoli il grande monumento del suo Pontificato, ed egli stesso potrà considerarsi come il Santo provvidenziale del tempo presente.
Possa questo spirito di giustizia e di diritto, del quale Pio X fu al mondo contemporaneo testimone e modello, penetrare nelle aule delle conferenze degli Stati, ove si discutono gravissimi problemi della umana famiglia, in particolare il modo di bandire per sempre il timore di spaventosi cataclismi e di assicurate ai popoli una lunga era felice di tranquillità e di pace.
Invitto campione della Chiesa, e santo provvidenziale dei nostri tempi si rivelò altresì Pio X nella seconda impresa che contraddistinse l'opera sua, e che in vicende talora drammatiche ebbe l'aspetto di una lotta impegnata da un gigante in difesa di un inestimabile tesoro: l'unità interiore della Chiesa nel suo intimo fondamento: la fede. Già dalla fanciullezza la Provvidenza divina aveva preparato il suo eletto nell'umile sua famiglia, edificata sulla autorità, sui sani costumi e sulla fede stessa scrupolosamente vissuta. Senza dubbio ogni altro Pontefice, in virtù della grazia di stato, avrebbe combattuto e respinto gli assalti miranti a colpire la Chiesa nel suo fondamento. Bisogna tuttavia riconoscere che la lucidità e la fermezza, con cui Pio X condusse la vittoriosa lotta contro gli errori del modernismo, attestano in quale eroico grado la virtù della fede ardeva nel suo cuore di santo. Unicamente sollecito che l'eredità di Dio fosse serbata intatta al gregge affidatogli, il grande Pontefice non conobbe debolezze dinanzi a qualsiasi altra dignità o autorità di persone, non tentennamenti di fronte ad adescanti ma false dottrine entro la Chiesa e fuori, né alcun timore di attirarsi offese personali e ingiusti disconoscimenti delle sue pure intenzioni. Egli ebbe la chiara coscienza di lottare per la più santa causa di Dio e delle anime. Alla lettera si verificarono in lui le parole del Signore all'Apostolo Pietro: «Io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno, e tu… conferma i tuoi fratelli» (2).
La promessa e il comando di Cristo suscitarono ancora una volta nella roccia indefettibile di un suo Vicario la tempra indomita dell'atleta. È giusto che la Chiesa, decretandogli in quest'ora la gloria suprema nel medesimo luogo ove rifulge da secoli non mai offuscata quella di Pietro, confondendo anzi l'uno e l'altro in una sola apoteosi, canti a Pio X la sua riconoscenza ed invochi in pari tempo la intercessione di lui, affinché le siano risparmiate nuove lotte di tal genere. Ma ciò di cui allora propriamente si trattò, vale a dire la conservazione dell'intima unione della fede e del sapere, è un così alto bene per tutta l'umanità, che anche questa seconda grande opera del Santo Pontefice è di una importanza che va molto al di là dello stesso mondo cattolico.
Chi, come il modernismo, separa, opponendole, fede e scienza nella loro fonte e nel loro oggetto, opera in questi due campi vitali una scissione così deleteria, «che poco è più morte». Si è veduto praticamente. L'uomo che al volgere del secolo era già nell'intimo di sé diviso, e tuttavia ancora illuso di possedere la sua unità nella sottile apparenza di armonia e di felicità, basate in un progresso puramente terreno, è stato poi visto come spezzarsi sotto il peso di una ben differente realtà.
Pio X vide con vigile sguardo approssimarsi questa spirituale catastrofe del mondo moderno, questa amara delusione specialmente dei ceti colti. Egli intuì come una tal fede apparente, la quale cioè non si fonda in Dio rivelatore, ma si radica in un terreno puramente umano, si diluirebbe per molti nell'ateismo; ravvisò parimenti il fatale destino di una scienza, che, contrariamente alla natura e in volontaria limitazione, s'interdiceva il cammino verso l'assoluto Vero e Buono, lasciando così all'uomo senza Dio, di fronte alla invincibile oscurità in cui giaceva per lui tutto l'essere, soltanto l'atteggiamento dell'angoscia o dell'arroganza.
Il Santo contrappose a tanto male l'unica possibile e reale salvezza: la verità cattolica, biblica, della fede, accettata come «rationabile obsequium» verso Dio e la sua rivelazione. Coordinando in tal modo fede e scienza, quella come estensione soprannaturale e talora conferma dell'altra, e questa come via introduttiva alla prima, restituì all'uomo cristiano l'unità e la pace dello spirito, che sono imprescrittibili premesse di vita.
Se oggi molti, volgendosi di nuovo verso questa verità, quasi sospintivi dal vuoto e dall'angoscia del suo abbandono, hanno la sorte di poterla scorgere in saldo possesso della Chiesa, di ciò debbono essere riconoscenti alla lungimirante opera di Pio X. Egli è infatti benemerito della preservazione della verità dall'errore, sia presso coloro che di quella godono la piena luce, cioè i credenti; sia presso quelli che sinceramente la cercano. Per gli altri la fermezza di lui verso l'errore può forse rimanere ancora quasi una pietra di scandalo; in realtà essa è l'estremo caritatevole servizio reso da un Santo, come Capo della Chiesa, a tutta l'umanità.
La santità, che nelle ricordate imprese di Pio X si rivela come ispiratrice e guida di queste, sfavilla anche più direttamente negli atti quotidiani della sua persona. In se stesso, prima che negli altri, egli attuò l'enunciato programma: ricapitolare, ricondurre tutto ad unità in Cristo. Da umile parroco, da Vescovo, da Sommo Pontefice, egli stimò per certo che la santità, cui Dio lo destinava, era la santità sacerdotale. Quale altra santità può infatti Iddio maggiormente gradire da un sacerdote della Nuova Legge, se non quella che si addice ad un rappresentante del Sommo ed Eterno Sacerdote, Gesù Cristo, il quale lasciò alla Chiesa la perenne memoria, la perpetua rinnovazione del sacrificio della croce nella santa Messa, fino a tanto che Egli verrà per il giudizio finale; che con questo Sacramento dell'Eucaristia diede se stesso a nutrimento delle anime: «Chi mangia di questa carne vivrà in eterno»? (3).
Sacerdote innanzi tutto nel ministero eucaristico, ecco il ritratto più fedele del santo Pio X. Servire come sacerdote il mistero della Eucaristia e adempiere il comando del Signore «Fate questo per mio ricordo » (4), fu la sua via. Dal giorno della sacra ordinazione fino alla morte da Pontefice, egli non conobbe altro possibile sentiero per giungere all'eroico amore di Dio e al generoso contraccambio verso il Redentore del mondo, il quale per mezzo dell'Eucaristia «quasi offerse le ricchezze del divino suo amore verso gli uomini» (5). Uno dei documenti più espressivi della sua coscienza sacerdotale fu l'ardente cura di rinnovare la dignità del culto, e specialmente di vincere i pregiudizi di una prassi traviata, promuovendo con risolutezza la frequenza, anche quotidiana, dei fedeli alla mensa del Signore, e là conducendo senza esitare i fanciulli, quasi sollevandoli sulle sue braccia per offrirli all'amplesso del Dio nascosto sugli altari, donde una nuova primavera di vita eucaristica sbocciò per la Sposa di Cristo.
Nella profonda visione che aveva della Chiesa come società, Pio X all'Eucaristia riconobbe il potere di alimentare sostanzialmente la sua intima vita e di elevarla altamente sopra tutte le altre umane associazioni. Solo l'Eucaristia, in cui Dio si dona all'uomo, può fondare una vita associata degna dei suoi membri, cementata dall'amore prima che dall'autorità, ricca di opere e tendente al perfezionamento dei singoli, una vita cioè «nascosta con Cristo in Dio».
Provvidenziale esempio per il mondo odierno, in cui la società terrena, divenuta sempre più quasi un enigma a se stessa, cerca con ansia una soluzione per ridonarsi un'anima! Guardi essa dunque, come a modello, alla Chiesa raccolta intorno ai suoi altari. Ivi, nel mistero eucaristico l'uomo scopre e riconosce realmente il suo passato, il presente e l'avvenire come unità in Cristo. Consapevole e forte di questa solidarietà con Cristo e coi propri fratelli, ciascun membro dell'una e dell'altra società, la terrena e la soprannaturale, sarà in grado di attingere dall'altare la vita interiore di personale dignità e di personale valore, vita che al presente è sul punto di essere travolta dalla tecnicizzazione e dalla eccessiva organizzazione dell'intera esistenza, del lavoro e perfino dello svago. Solo nella Chiesa, par che ripeta il Santo Pontefice, e per essa nell'Eucaristia, che è «vita nascosta con Cristo in Dio», sta il segreto e la sorgente di rinnovata vita sociale.
Di qui consegue la grave responsabilità di coloro ai quali, come a ministri dell'altare, spetta il dovere di schiudere alle anime la vena salvifica dell'Eucaristia. Multiforme è invero l'azione che un sacerdote può svolgere per la salvezza del mondo moderno; ma una è senza dubbio la più degna, la più efficace, la più duratura negli effetti: farsi dispensatore dell'Eucaristia, dopo essersene egli stesso abbondantemente nutrito. L'opera sua non sarebbe più sacerdotale, se egli, sia pure per lo zelo delle anime, mettesse in secondo luogo la vocazione eucaristica.
Conformino i sacerdoti le loro menti alla ispirata sapienza di Pio X, e fiduciosamente orientino sotto il sole eucaristico ogni loro attività di vita e di apostolato. Parimente i Religiosi e le Religiose, viventi con Gesù sotto il medesimo tetto, e dalle sue carni quotidianamente nutriti, riguardino come norma sicura quanto il Santo Pontefice dichiarò in una importante occasione, che cioè i vincoli con Dio mediante i voti e in comunità religiosa non debbono essere posposti a nessun altro, per quanto legittimo, servizio a vantaggio del prossimo (6).
Nell'Eucaristia l'anima deve affondare le radici per trarre la soprannaturale linfa della vita interiore, la quale non è soltanto un bene fondamentale dei cuori consacrati al Signore, ma necessità di ogni cristiano, cui Dio ha assegnato una vocazione di salute. Senza la vita interiore qualsiasi attività, per quanto preziosa, si svilisce in azione quasi meccanica, né può avere l'efficacia propria di un'operazione vitale.
Eucaristia e vita interiore; ecco la suprema e più generale predicazione, che S. Pio X rivolge in quest'ora, dal fastigio della gloria, a tutte le anime.
Quale apostolo della vita interiore egli si colloca nell'età della macchina, della tecnica, dell'organizzazione, come il Santo e la guida degli uomini di oggi.
Sì, o S. Pio X, gloria del sacerdozio, splendore e decoro del popolo cristiano; Tu in cui l'umiltà parve affratellarsi con la grandezza, l'austerità con la mansuetudine, la semplice pietà con la profonda dottrina; Tu, Pontefice dell'Eucaristia e del catechismo, della fede integra e della fermezza impavida; volgi il tuo sguardo verso la Chiesa santa, che Tu tanto amasti e alla quale dedicasti il meglio dei tesori, che con mano prodiga la divina Bontà aveva deposto nell'animo Tuo; ottienile l'incolumità e la costanza, in mezzo alle difficoltà e alle persecuzioni dei nostri tempi; sorreggi questa povera umanità, i cui dolori così profondamente ti afflissero, che arrestarono alla fine i palpiti del tuo gran cuore; fa' che in questo mondo agitato trionfi quella pace, che deve essere armonia fra le nazioni, accordo fraterno e sincera collaborazione fra le classi sociali, amore e carità fra gli uomini, affinché in tal guisa quelle ansie, che consumarono la tua vita apostolica, divengano, grazie alla tua intercessione, una felice realtà, a gloria del Signore Nostro Gesù Cristo, che col Padre e lo Spirito Santo vive e regna nei secoli dei secoli. Così sia!

NOTE

1) Supremi, 4 ottobre 1903.
2) Luc., 22, 32.
3) Giov., 6, 58.
4) Luc., 22, 19.
5) Conc. Trid., sess. XIII, cap. 2,
6) Ep. Ad Gabrielem M. Antist. Gen. a Scholis Christ. 23 aprile 1905.