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 P. SILVIO MARIA GIRAUD
MISSIONARIO DELLA SALETTE
SACERDOTE E OSTIA
CAPITOLO OTTAVO. Nostro Signore Gesù Cristo vittima. Perfezione della sua umanità che è l'ostia del suo sacrificio
Nostro Signore GESÙ CRISTO è Dio e Uomo. Non è il Dio che è Ostia ma è l'uomo; la sua Umanità sola è la materia del suo Sacrificio: il suo corpo anzitutto, a motivo del carattere di visibilità proprio di quel Sacrificio; ma pure, di tutta necessità, anche la sua anima. Perciò, entrando nel mondo, GESÙ disse al Padre suo: «Voi mi avete dato e appropriato un corpo: ecco che vengo», per sostituirmi a tutte le ostie antiche, ed essere solo il vostro Sacrificio e la vostra Ostia. Il seno di Maria fu il suo Tempio. Dall'augusta Vergine Egli prese la carne di cui si rivestì, e questa carne Egli l'offrì, facendone la Vittima che sola è gradita al Padre; da quel momento, in quella guisa che era Sacerdote in tutto il suo essere, fu Vittima pure in tutto il suo essere.
Quell'essere creato, capolavoro della Potenza e dell'amore della SS. Trinità; quella Umanità adorabile, nella quale e dalla quale il Padre ha ricevuto la sua gloria, e il mondo la sua salvezza; quella Vittima perfettissima, che ha tutto restaurato, tutto riconciliato, «che è stata per noi, per divino beneplacito, Sapienza, Giustizia, Santificazione e Redenzione» (I Cor 1, 30); il suo stato e le sue disposizioni di Ostia, il suo divin Sacrificio: ecco il complesso magnifico di incomparabili bellezze, che sarà l'oggetto del nostro umile e attraentissimo studio: perfezione, dignità e santità dell'Umanità di GESÙ. In questo capitolo studieremo la sua Perfezione, ossia, l'eccellenza affatto singolare e unica dell'essere naturale dell'Umanità del Verbo incarnato. Essere naturale, questo significa il suo fondo, ciò che la costituisce: l'anima quindi e il corpo. Ma noi faremo qui astrazione della Unione ipostatica; non già che la perfezione di questo essere naturale possa derivare da altra causa che da quella Unione; non già che tale astrazione possa essere altro che una pura operazione della nostra mente, poiché l'Umanità in GESÙ non è mai esistita, neppure un istante, senza quella Unione. Ma questo modo di considerare l'essere naturale di GESÙ separatamente da ciò che è il principio della sua perfezione, ci permette di veder meglio, con analisi di tal genere, le ricchezze e «i tesori che sono nascosti» (Col 2, 3) nella nostra divina Vittima.
L'Umanità del Verbo è perfetta, non solo nel senso che non le manca nulla di ciò che costituisce la natura umana sia nell'anima come nel corpo, dimodochè dire che il Verbo è uomo, è tanta vero come lo si può dire di ciascuno di noi. Ma essa è perfetta in un altro senso più elevato, perché la sua perfezione è tale, che non vi è, né può esservi al mondo, nulla che sia così eccellente e sublime come quella divina Umanità. È dottrina di sant'Agostino: «Praedestinata est ita naturae humanae tanta et tam celsa et summa subvectio, ut quo attolleretur altius, non haberet» (De praedestinat. sanctorum, cap. XV).
Quella divina Umanità sorpassa, non soltanto tutte le perfezioni e bellezze create, ma pure ogni eccellenza e bellezza possibile: perché qualunque perfezione che Dio possa creare, non sarà mai quella di una natura umana appartenente ipostaticamente ad una Persona divina, essendochè l'Incarnazione è stata operata una volta sola e non dovrà mai più essere riprodotta.
Postato da admin il Sabato, 04 settembre @ 10:19:27 CEST (36 letture) (Leggi Tutto... | 12978 bytes aggiuntivi | Ostia e sacerdote | Voto: 0) |
 P. SILVIO MARIA GIRAUD
MISSIONARIO DELLA SALETTE
SACERDOTE E OSTIA
CAPITOLO SETTIMO. Nostro signore Gesù Cristo è più manifestamente l'unico sacerdote del padre dopo l'incarnazione e per l'eternità
Gesù, in un modo più manifesto e assoluto, è il solo sacerdote, dopo la sua Incarnazione. Solo Egli è sacerdote, perché il Sacrificio che ha offerto durante l'intera vita che ha compiuto sulla Croce, e che Egli continua, senza reiterarlo, in cielo e sull'altare eucaristico, è l'opera che ha corrisposto e che sempre corrisponde a tutti i fini dell'Incarnazione.
Quali sono, infatti, i fini dell'Incarnazione? Da parte di Dio, la sua gloria; per noi, la nostra salvezza. Orbene, il Sacrificio di Nostro Signore ha raggiunto perfettamente e definitivamente questo duplice fine.
Dapprima ha raggiunto il primo fine dell'Incarnazione, che è la gloria di Dio, e lo ha raggiunto perfettamente. - La gloria di Dio è una adorazione, una lode, un amore, un'azione di grazie, una supplicazione, una espiazione degne di Dio, degne della sua Maestà, della sua Santità, della sua Bontà, della sua Eccellenza infinita e della sovrana sua Giustizia. La gloria di Dio, quella gloria esterna e accidentale che gli è dovuta in questo mondo, è quella soddisfazione e «quella consolazione» di cui parla la Scrittura, e che gli è procurata soprattutto dalle sue creature intelligenti; è il riconoscimento, l'esaltazione, l'osservanza dei suoi diritti. La sua gloria, in una parala, è Lui stesso onorato, esaltato, amato come si merita.
Orbene, tutto questo onore, tutta questa soddisfazione, tutta questa esaltazione, quel regno, quel trionfo, quella gloria insomma, Dio la riceve dal Sacrificio di Nostro Signore, suo Figlio, suo Sacerdote e sua Vittima. «Da Lui, con Lui, e in Lui, dice la Chiesa, a Voi, Dio onnipotente, nell'unità dello Spirito Santo, ogni onore ed ogni gloria». Il Signore stesso, nell'annunciare al suo popolo antico il Sacrificio del Figlio suo, ne parla con evidente soddisfazione: «La mia affezione non è per voi, dice il Signore degli eserciti; ed io non accetterò più offerta dalla vostra mano. Perché da dove nasce il sole fin dove tramonta, il mio nome è già grande tra le genti» (Ml 1, 10-11).
Tanto è vero che la Gloria di Dio è tutta intera nel Sacrificio di Nostro Signore, che se, per un supposto impossibile, tale oblazione non avesse salvato nessun'anima; attesa la sublimità, l'incomprensibile e veramente infinita perfezione che le è propria; avrebbe nondimeno dato a Dio piena, universale e adeguata soddisfazione (74). Non già che gli atti del Verbo incarnato, in quanto sono compiuti da un'anima creata, siano in se stessi infiniti; ma, in quanto sono atti d'una Persona divina, la quale se li appropria, li fa suoi e li produce essa medesima nella umana natura assunta ipostaticamente, hanno un valore infinito che corrisponde a tutto quanto Dio è, e a tutto quanto Egli ha diritto di ricevere da tutte le creature.
Postato da admin il Sabato, 28 agosto @ 13:18:45 CEST (55 letture) (Leggi Tutto... | 12739 bytes aggiuntivi | Ostia e sacerdote | Voto: 0) |
 P. SILVIO MARIA GIRAUD
MISSIONARIO DELLA SALETTE
SACERDOTE E OSTIA
CAPITOLO SESTO. Nostro signore Gesù Cristo è l'unico sacerdote del Padre
Uno sguardo ai secoli che hanno preceduto l'incarnazione
Nostro Signore GESÙ CRISTO è l'unico Sacerdote del Padre, anche pei secoli che hanno preceduto l'Incarnazione. Questa proposizione, a prima vista, è sorprendente. Tuttavia essa è la conseguenza di parecchi punti di dottrina, che abbiamo esposto; ma è opportuna spiegarla in tutta la sua chiarezza.
In verità, GESÙ CRISTO è tutto: l'espressione è di san Paolo (Col 3, 11). Nell'ordine della natura come in quella della grazia GESÙ è il Principio, l'esemplare, la prima idea, l'ultima ed unica ragione di tutto, come di tutto Egli è il fine. Tutto esiste in Lui; tutto riceve da Lui la vita; tutta viene da Lui, tutto è per Lui. GESÙ è il fondamento sul quale tutto poggia; la forza che tutto sorregge; la luce che tutta illumina; il tesoro della vita nel quale attinge ogni creatura; Egli solo è la gloria dell'universo. Il mondo dei corpi e quello degli spiriti, gli uomini e gli angeli, tutte le creature senza eccezione, sussistono in CRISTO.
Questa grande dottrina, è quella di san Paolo (Col 1, 12-18; Ef 1, 3-6). Ogni grazia, ogni vita, ogni essere è in CRISTO. Tutti i doni naturali e soprannaturali che sono negli angeli, tutti vengono da GESÙ CRISTO. Così pure si deve dire dell'uomo e di tutto quanto esiste nel mondo creato, fino dal principio e per sempre. E ciò è vero, non solo perché GESÙ CRISTO è Dio e quindi Creatore, Conservatore. Principio necessario e Fine necessario di ogni cosa: ma è vero in quanto è uomo. Non già che il mondo sia stato creato dopo la Umanità di GESÙ: chi direbbe questo assurdo? ma in questo senso che l'Incarnazione essendo evidentemente stata decretata prima del fatto della creazione (qualunque siano del resto l'ordine e il corso dei decreti divini), Nostro Signore GESÙ CRISTO è la Causa finale e l'esemplare di ogni creatura. Ed è perché l'unione ch'Egli ha contratta con la nostra natura è una unione eterna, che le anime nostre sono destinate alla visione eterna di Dio.
Ne risulta dunque che l'Opera eminente di Dio, e in un senso vero, l'unica opera (Ab 3, 2) è GESÙ CRISTO, poiché essendo il compendio di tutto, come si esprime san Paolo (57). Egli contiene tutto, e non esistiamo che in Lui.
Ma se tutto ciò è vero dell'ordine della natura e di quello della grazia, considerati in generale e nel loro insieme: deve necessariamente essere certo nell'ordine speciale della Religione. E quindi, in tutto rigore, GESÙ CRISTO solo Sacerdote del Padre, non soltanto è il solo che sia degno del Padre, ma il solo e unico Sacerdote, senza che nessuna creatura angelica o umana possa, fuorché Lui, portare questo titolo.
Ed ecco la conseguenza di tale dottrina.
Postato da admin il Sabato, 21 agosto @ 13:46:16 CEST (80 letture) (Leggi Tutto... | 16508 bytes aggiuntivi | Ostia e sacerdote | Voto: 0) |
 P. SILVIO MARIA GIRAUD
MISSIONARIO DELLA SALETTE
SACERDOTE E OSTIA
Del sacerdozio di nostro signore Gesù Cristo, del suo stato e delle sue disposizioni di Ostia
CAPITOLO QUINTO. Nostro signor Gesù Cristo è sacerdote in tutto l'essere suo e in ciascuna delle sue azioni
Nostro Signore è Sacerdote in tutto il suo essere, ad ogni istante della sua vita, sia mortale, sia gloriosa, e in ciascuna delle sue azioni, che tutte sono intrinsecamente azioni sacerdotali. Tale verità risulta senza dubbio da quanto abbiamo detto sinora; ma conviene aggiungere qualche svolgimento.
Essendo venuto in questo mondo per esservi Sacerdote e Ostia, Nostro Signore è Sacerdote e Ostia in tutto il suo essere, nella sua Persona divina, nella sua anima, nella sua carne, nei suoi atti, nei suoi stati, nelle sue disposizioni; in tutto quanto opera e nel suo spirito e nel suo cuore e nella sua volontà; nelle parole, fatiche e sofferenze; nelle minime circostanze della sua vita; in tutto ciò che appartiene alla sua vita nel tempo e per sempre. L'Incarnazione è un Sacrificio, Sacrificio incessante e perpetuo. I caratteri esteriori di tale Sacrificio possono variare; anche i fini che gli sono propri non saranno tutti permanenti dopo questa vita viatrice. Ma l'essenza del Sacrificio che è l'omaggio di religione dovuto a Dio (44) per la sua gloria e il bene delle anime, è permanente in GESÙ CRISTO nel tempo e nell'eternità (45).
Infatti, che cos'è l'Incarnazione? L'atto per il quale il Verbo assume la natura umana. Ma questa assunzione stessa non è forse già una immolazione? Che diventa quella natura nella sua elevazione alla unità di persona? Essa non appartiene più a se stessa; il suo essere e i suoi atti sono proprietà del Verbo, e tutto viene offerto a Dio Padre come un Sacrificio. I Padri hanno detto che la natura umana è investita dalla divinità come il ferro è investito dal fuoco. Questo bel paragone, dice Thomassin, ci presenta la natura umana, in GESÙ CRISTO, che passa allo stato divino, nello stesso modo che il ferro passa in qualche guisa allo stato del fuoco. Ma questo fuoco della Divinità, la quale trasforma così in se stessa la umanità, ne fa un vero olocausto, nel quale questa umanità, diventa una Vittima consacrata per sempre, Vittima che ritrae tutta la sua gloria dalla privazione della personalità umana nella unione con la Divinità (46).
Postato da admin il Venerdì, 13 agosto @ 00:00:00 CEST (56 letture) (Leggi Tutto... | 14950 bytes aggiuntivi | Ostia e sacerdote | Voto: 0) |
 P. SILVIO MARIA GIRAUD
MISSIONARIO DELLA SALETTE
SACERDOTE E OSTIA
Del sacerdozio di nostro signore Gesù Cristo, del suo stato e delle sue disposizioni di Ostia
CAPITOLO QUARTO. In Gesù, il più grande di tutti i titoli è quello di Sacerdote
Il Figlio di Dio viene in questo mondo: il Padre lo manda perché sia il suo Sacerdote. Ed Egli è Sacerdote fin dal principio; è Sacerdote per l'eternità; lo Spirito Santo è Lui stesso l'unzione di tale Sacerdozio. Orbene questa qualità di Sacerdote, in GESÙ CRISTO, è il più sublime, il più completo e il più grande di tutti i titoli che a Lui convengono. «Nell'universo non vi è nulla di più grande che GESÙ CRISTO, dice il Bossuet: e in GESÙ CRISTO non v'è nulla di più grande che il suo Sacrificio» (39).
GESÙ porta una infinità di titoli magnifici i quali sono figurati da quella moltitudine di diademi che san Giovanni, in una visione dell'Apocalisse vide sul capo del Verbo incarnato (Ap 19, 12-13). Orbene, tra questi titoli, tre occupano particolarmente un posto eminente. «Quando si tratta di uomini, dice san Tommaso, uno è Re, un altro Legislatore, un altro Sacerdote; ma in CRISTO, come nella sorgente di tutte le grazie, questi titoli si associano e si trovano assieme riuniti» (III, q. XXII, art. I.). Come Re, GESÙ governa le anime; come Legislatore, le istruisce e le dirige. Ma, chi non lo vede chiaramente? In queste due qualità non v'è alcuna relazione verso Dio Padre; esse non contengono nessun omaggio di religione verso la sua Maestà, la sua Santità, la sua Misericordia, i suoi diritti, la sua gloria: né alcun ministero di salvezza per noi, nello stato di disgrazia e di perdizione dove ci trascinò la caduta.
I titoli di Re e di Legislatore non sono dunque quelli nei quali GESÙ CRISTO ha dato al Padre la dovuta gloria, e procurato alle anime nostre la necessaria redenzione. Questi due effetti, GESÙ li ha compiuti nel suo titolo di Sacerdote, e nell'opera che ha fatta in tale qualità, vale a dire, nel suo Sacrificio. San Paolo sembra compiacersi nella esposizione di questa grande dottrina; è cosa risaputa da tutti.
Il più gran titolo di GESÙ CRISTO è dunque quello di Sacerdote.
Postato da admin il Venerdì, 06 agosto @ 00:00:00 CEST (56 letture) (Leggi Tutto... | 9891 bytes aggiuntivi | Ostia e sacerdote | Voto: 0) |
 P. SILVIO MARIA GIRAUD
MISSIONARIO DELLA SALETTE
SACERDOTE E OSTIA
Del sacerdozio di nostro signore Gesù Cristo, del suo stato e delle sue disposizioni di Ostia
CAPITOLO TERZO. Della cooperazione dello Spirito Santo in questo mistero
Per amore verso il nostro Dio terza Persona della SS. Trinità, esaminiamo in qual modo lo Spirito Santo abbia cooperato a questo Mistero. San Pietro ha detto: «Che Dio Padre ha unto il Verbo Incarnato nella Spirito Santo» (At 10, 38), ciò che si intende nel Sacerdozio di Gesù Cristo; e san Paolo: «Che il Figlio si è offerto a Dio suo Padre come una Vittima immacolata, per la virtù della Spirito Santo» (Eb 9, 14).
Per avere qualche conoscenza di questo Mistero, dobbiamo ancora elevarci, per mezzo della fede, sino agli adorabili segreti della Vita divina nella Trinità Santa, e rintracciarne l'opera che conviene allo Spirito Santo.
Nella Trinità, il Padre genera il Figlio. Il Padre e il Figlio, in unità di Principio, dànno origine allo Spirito Santo, per una via che ci è assolutamente sconosciuta e che i Teologi chiamano Spirazione attiva. Lo Spirito Santo non è né può essere Principio di altra persona, perché la vita immanente delle Persone divine tutta si termina necessariamente a due Processioni: quella del Figlio generato dal Padre, e quella della Spirito Santo che procede dal Padre e dal Figlio. La Spirito Santo adunque non può essere Principio di altra Persona divina, ma Egli opera l'unione (24).
Postato da admin il Venerdì, 30 luglio @ 00:00:00 CEST (70 letture) (Leggi Tutto... | 16186 bytes aggiuntivi | Ostia e sacerdote | Voto: 0) |
Ostia e sacerdote: Dio padre manda il Figlio suo in questo mondo per esservi il suo Sacerdote |
 P. SILVIO MARIA GIRAUD
MISSIONARIO DELLA SALETTE
SACERDOTE E OSTIA
Del sacerdozio di nostro signore Gesù Cristo, del suo stato e delle sue disposizioni di Ostia
Capitolo II
Dio padre manda il Figlio suo in questo mondo per esservi il suo Sacerdote
LIBRO PRIMO
Qualunque sia il sentimento che si ritiene riguardo alla causa prima ossia al motivo dell'Incarnazione (16), è necessario ammettere che, se una Persona divina, si farà uomo, essa innanzi tutto e soprattutto sarà Sacerdote di Dio: dapprima perché la glorificazione del nome di Dio, dei suoi attributi e dei suoi diritti, è il fine universale, e, in certo senso, unico delle opere divine: ora tale glorificazione è appunto la missione, l'opera e come l'essere del Sacerdozio, inoltre, perché un Dio che si fa uomo deve essere il Capo della Religione di ogni creatura e tale religione consiste nel sacrificio. Il Dio fatto uomo sarà dunque Sacerdote. Sarà Sacerdote prima per se medesimo, vale a dire, perché dovrà, in quanto creatura, offrire a Dio un sacrificio, e un sacrificio sotto ogni rapporto perfettissimo nella santità, nell'estensione, nella durata, essendo Egli, nella sua: qualità di uomo, la più eccellente delle creature; dovrà inoltre offrire tale sacrificio come capo di tutto il creato, riassumendo e raccogliendo in se medesimo la religione dell'intero universo.
Postato da admin il Sabato, 24 luglio @ 10:00:22 CEST (71 letture) (Leggi Tutto... | 15514 bytes aggiuntivi | Ostia e sacerdote | Voto: 0) |
 P. SILVIO MARIA GIRAUD
MISSIONARIO DELLA SALETTE
SACERDOTE E OSTIA
Del sacerdozio di nostro signore Gesù Cristo, del suo stato e delle sue disposizioni di Ostia
LIBRO PRIMO
CAPITOLO PRIMO
La prima origine del sacerdozio è nel seno del Padre
Nella Trinità Santa, l'Essenza divina, vivente, eterna, immutabile, oppure con una parola più semplice, Dio, è il Padre, il Figliuolo e lo Spirito Santo.
Il Padre, il quale è senza Principio, è necessariamente, essenzialmente, eternamente, il Principio del Figlio, e, nel Figlio e col Figlio, il Principio dello Spirito Santo. È Principio del Figlio e di tutto quanto è il Figlio; Principio della Natura come della Personalità del Figlio.
Il Padre dà al Figlio tutto il suo Essere e tutto quanto è suo, fuorché di essere senza principio, di non essere generato, di essere Padre; perché quello stato che, per il Padre, consiste nell'essere innascibile e senza principio, è essenzialmente e assolutamente proprio del Padre; ma tutto il resto viene comunicato al Figlio: Eternità, Immensità, Immutabilità, Scienza, Potenza, Santità, Beltà, Felicità, la intera natura divina in una parola, e parimenti tutto quanto è il Padre, come Persona divina, riguardo allo Spirito Santo,
Lo Spirito Santo procede dal Figlio come dal Padre; ma dal Padre il Figlio riceve la virtù di dare origine allo Spirito Santo; ed essendo questa virtù quella medesima del Padre il Figlio non è il Principio distinto dello Spirito Santo, ma Principio unico col Padre.
Ed è così che il Padre e il Figlio non sono che una cosa sola, e sono eguali in tutto, essendo essi un solo Dio con lo Spirito Santo. Unità perfettissima che è l'Essenza della Natura divina, uguaglianza oltremodo assoluta che è la perfezione della Trinità.
Ma di tale unità di Natura e di tale uguaglianza di Persona, il Padre ancora è l'autore, il Principio primo, unico, sostanziale e necessario: e il Figlio, come lo Spirito Santo, riceve dal Padre di essere uno con Lui e suo coeguale.
Ci sembra che all'inizio di questo Libro sul Sacerdozio di GESÙ CRISTO, dobbiamo con umiltà e amore innalzare le nostre menti e i nostri cuori sino alle sublimi profondità ed ai segreti adorabili del seno deI Padre.
Postato da admin il Venerdì, 16 luglio @ 00:00:00 CEST (58 letture) (Leggi Tutto... | 17722 bytes aggiuntivi | Ostia e sacerdote | Voto: 0) |
 P. SILVIO MARIA GIRAUD
MISSIONARIO DELLA SALETTE
SACERDOTE E OSTIA
VERSIONE ITALIANA DEL SAC. MAURILIO ANDREOLETTI
QUARTA EDIZIONE
NIHIL OBSTAT QUOMINUS IMPRIMATUR
SAC. CAROLUS FIGINI, CENS ECCLES.
I M P R I M A T U R
IN CURIA ARC. MEDIOL.
DIE 22 DECEMB. 1943
D. BERNAREGGI, VICARIUS GEN.
NOTE BIOGRAFICHE SULL'AUTORE
Il Padre Giraud (1830-1885) è un discepolo fedele, con il P. Faber e con Mons. Gay, di quella scuola di spiritualità che fa capo al Card. de Bérulle, a san Francesco di Sales, al P. de Condren e a Giovanni Olier. Capisaldi di tale scuola sono: I) una divozione particolare al Verbo incarnato considerato come Omnia in omnibus, ed alla Madonna di cui essa pone in uno speciale rilievo la dignità, i privilegi e i pregi; 2) un concetto intimo della vita di Gesù Cristo in noi per la grazia, secondo la dottrina di san Paolo; 3) uno spirito intenso di profonda religione.
Egli apparteneva alla Congregazione dei Missionari della Salette. Il 19 settembre 1846, sul monte dove ora ergesi un magnifico Santuario, vicino a Corps (Diocesi di Grenoble), nella regione in cui trovasi la Mure, patria del B. Eymard, la Madonna comparve a due pastorelli, versando lagrime sui peccati che si commettevano contro il Signore, particolarmente su le bestemmie, la profanazione della festa e la violazione delle leggi dell'astinenza, dicendo che stentava a trattenere il braccio del suo divin Figlio pronto a mandar severi castighi. Quel monte, dove avvennero anche miracoli, divenne subito un centro attivissimo di vita religiosa e di conversioni, meta di pellegrinaggi da ogni parte della Francia e anche dall'estero. Il Vescovo di Grenoble istituì, per il servizio del Santuario e l'attuazione dei desideri della Madonna, la Congregazione dei Missionari, la quale conta attualmente 80 case sparse in Europa, in America e in Africa, con oltre 600 membri tra Padri sacerdoti e Fratelli coadiutori, e inoltre 500 alunni nelle loro Scuole Apostoliche. I Missionari de la Salette esercitano pure il loro zelo nelle Missioni (Madagascar, Brasile, Birmania) con tre Prefetture Apostoliche.
La vita di P. Giraud fu una vera vita di vittima; ne aveva anche fatto il voto. Si prodigò nella predicazione e in tutte le opere di zelo, nelle Missioni e negli Esercizi spirituali al Clero, vero Sacerdote Vittima con Gesù Cristo secondo lo spirito del suo libro di cui diamo la traduzione. Cosa incredibile che in mezzo a continue e assorbenti occupazioni, essendo anche sempre malaticcio, egli abbia potuto dedicarsi ad uno studio così profondo della Teologia e dei Padri, come si vede in quest'opera che, per altro, non è la sola ch'egli abbia scritta; ve ne sono, infatti, altre ancora di gran pregio. Egli ricevette più volte da Dio grazie mistiche straordinarie; morì in concetto di Santo.
Per rendere quest'opera accessibile al Clero italiano, abbiamo tralasciato nella traduzione parecchi capitoli che riguardano gli Ordini sacri ed i Seminari; ma confidiamo che non abbia nulla perduto della sua unzione e speriamo farà tanto bene anche al Clero nostro.
Postato da admin il Venerdì, 09 luglio @ 00:00:00 CEST (103 letture) (Leggi Tutto... | 18275 bytes aggiuntivi | Ostia e sacerdote | Voto: 0) |
 MARIA E IL SACERDOZIO
di Padre Paolo Philippe, O.P.
PARTE TERZA . La Vergine Santissima e il ministero sacerdotale
Capitolo II. Maria e il ministero dei sacerdoti
Chiamata a collaborare con Nostro Signore all'opera della salvezza, Maria continua questa cooperazione con i suoi ministri.
Li aiuta nei loro ministero con una sollecitudine e una delicatezza incomparabili. Ritrova infatti in loro il Sacerdozio di Cristo.
2. L'assistenza della Santissima Vergine nel ministero sacerdotale
Se Nostro Signore s'è degnato di aver bisogno di Maria nell'opera della Redenzione, è, senza dubbio, in parte, perché voleva insegnarci che non potremo fare a meno dell'assistenza della Santissima Vergine nel nostro ministero.
Il primo atto del ministero pubblico di Gesù fu compiuto dietro preghiera di Maria: il miracolo delle nozze di Cana. Fu ella ad affrettare il momento in cui Nostro Signore si rivelò al popolo, e lo fece mostrando al Figlio suo il bisogno di quella buona gente: “Vinum non habent, non hanno più vino” (Jo, II, 1).
Fu ella, ancora, ad ottenere con la sua preghiera l'abbondanza delle grazie dello Spirito Santo, di cui gli Apostoli abbisognavano per essere le colonne della Chiesa, come una mamma che prega, alla vigilia dell'Ordinazione del figlio; se gli Apostoli hanno potuto compiere l'opera gigantesca che hanno compiuto, è grazia all'intercessione di Maria.
Nessuno dubita che li abbia assistiti ancora con la sua preghiera, durante gli anni che passò sulla terra presso S. Giovanni. Domandava ed otteneva per essi le grazie necessarie alla loro missione, le grazie della predicazione, le grazie della conversione dei pagani, le grazie di primi testimoni della fede. Era lì, come madre nascosta, a vegliare sulla fondazione delle Chiese.
Ma, in cielo, la sua regalità non conosce più ostacoli: ella vede e fa tutto insieme a Cristo Re, per nulla impedita dal numero o dallo spazio. Da allora ella prega per ognuno di noi, affinchè il nostro ministero sia fecondo, ci ottiene i lumi e le forze, che, senza di lei, non avremmo mai avuto e che forse non avevamo mai domandato.
E poi, ella svolge in noi un compito speciale, un ufficio che le è proprio in forza della sua maternità e della sua unione con noi: ci insegna ad essere non solo dei padri per le anime, dei direttori che le guidino e maestri che insegnino loro la verità, ma anche mamme. Ed è necessario, perché Dio non è solo un Padre, ma anche una Mamma: egli riunisce in se eminentemente tutto ciò che in natura è diviso.
Tale è il pensiero che la Madre Claret de la Touche ama svolgere: “Nostro Signore aveva detto a S. Pietro: “Pasci i miei agnelli; pasci le mie pecorelle”. Secondo l'interpretazione comune, gli agnelli sono i fedeli, le pecorelle i sacerdoti... La pecorella è madre, madre degli agnelli; li porta nel suo seno, li nutre del suo latte, li riscalda, li custodisce.
Il Sacerdote non è soltanto padre delle anime, ne è pure la madre: deve avere per loro l'amore tenero e delicato delle madri; deve amarle fino al sacrificio.
Deve dare alle anime la parte migliore della sua vita; nutrirle, per così dire, della sua propria sostanza, sostanza dell'anima, spirituale e purissima; riscaldarle con le fiamme dell'Amore Infinito, difenderle dal male...
Con questa sola parola “pecorella”, Gesù ha detto tutto sul Sacerdote” (CLARET DE LA TOUCHE, L.M., Al servizio di Dio-Amore, Torino, Lib. del Sacro Cuore, 1949, pp. 323-333).
Senza dubbio, il Sacerdote poteva apprendere da Nostro Signore quest'ufficio materno, perché Gesù è eminentemente Padre e Madre delle anime. Ma l'imitazione della sua santa Umanità ci porta a cercare in lui le qualità del maestro e del capo, del padre delle anime, piuttosto che quelle della madre. Perciò egli ha voluto che noi avessimo una Madre ed una Compagna per assisterci nei bisogni e consolarci con la sua presenza spirituale e per darci ancora quel complemento, che mancherebbe al nostro ministero, se badassimo unicamente a soprannaturalizzare in noi le sole qualità virili della nostra natura.
E' lei che ci dà la compassione, inesauribile per coloro che soffrono e per coloro che sono deboli e lo spirito di sacrificio che si dona senza badare alla fatica o alla salute. E' lei che c'insegna la delicatezza ed il rispetto del segreto delle anime. E' lei, infine, che ci insegna a congiungere la semplicità della colomba con la prudenza del serpente. Tutto ciò che in Eva appare doppiezza e infantilismo, è in Maria magnanimità e rettitudine perfetta, al tempo stesso che umiltà superiore. Ella sa tacere quando occorre: ha preferito conservare il silenzio, piuttosto che giustificarsi di fronte a S. Giuseppe prima dell'ora di Dio (Matth., I, 18-24).
Postato da admin il Venerdì, 02 luglio @ 00:00:00 CEST (84 letture) (Leggi Tutto... | 11427 bytes aggiuntivi | Maria e il sacerdote | Voto: 0) |
 MARIA E IL SACERDOZIO
di Padre Paolo Philippe, O.P.
PARTE TERZA . La Vergine Santissima e il ministero sacerdotale
Capitolo II. Maria e il ministero dei sacerdoti
Chiamata a collaborare con Nostro Signore all'opera della salvezza, Maria continua questa cooperazione con i suoi ministri.
Li aiuta nei loro ministero con una sollecitudine e una delicatezza incomparabili. Ritrova infatti in loro il Sacerdozio di Cristo.
1. L'unione con Cristo Sacerdote nel ministero delle anime
S. Tommaso dice che il Sacerdote ha due poteri: uno sul Corpo reale, l'altro sul Corpo Mistico (THOMAS AQUINAS, S., Summa Theol. Suppl., Q 36 a. 2), ma aggiunge che questo duplice potere è puramente strumentale: noi siamo soltanto ministri, strumenti per trasmettere la grazia, che, per nostro mezzo, dal capo fluisce nelle membra (Ibid., Q. 36 a.3).
Che dire, se non che le anime, di cui abbiamo la cura, ci sono state veramente affidate? Noi siamo i pastori e padri, le conosciamo per nome e le guidiamo, le generiamo alla vita spirituale e le risuscitiamo se l'hanno perduta, con una semplice assoluzione mutiamo la loro eternità: noi insegniamo loro !e parole di vita e di verità. Insomma, noi esercitiamo su di esse un potere più grande di qualsiasi sovrano della terra, poiché noi entriamo nelle coscienze e le dirigiamo.
Tuttavia, tale potere non è che un potere ministeriale, perché le anime, in definitiva, non ci appartengono (Cfr. le magnifiche pagine del R. P. DEHAU, TH., O.P., in Le Bon Pasteur, Paris, 1942). Esse sono di Cristo, di Dio, e noi non siamo che servi inutili, strumenti in se limitatissimi e debolissimi, ma forti per lui. “Dei adiutores sumus” (I Cor., III, 9).
Dobbiamo, perciò, avere un immenso rispetto per le anime, non accaparrarle, non imporre loro il nostro modo di vedere, non abusare dei nostro potere, cercare, invece, di percepire le intenzioni di Nostro Signore su ognuna di esse e guidarle secondo i voleri di Dio.
Postato da admin il Venerdì, 25 giugno @ 00:00:00 CEST (60 letture) (Leggi Tutto... | 17285 bytes aggiuntivi | Maria e il sacerdote | Voto: 0) |
 MARIA E IL SACERDOZIO
di Padre Paolo Philippe, O.P.
PARTE TERZA . La Vergine Santissima e il ministero sacerdotale
Capitolo I. Maria e il ministero di Cristo sacerdote
2. La regalità della Santissima Vergine e l'azione santificatrice di Cristo.
Se Cristo ha terminato la sua opera sulla terra acquistando un diritto di valore infinito alle grazie necessarie per salvare gli uomini tutti, occorre, tuttavia, che gli uomini vengano ad attingere al tesoro del suo Cuore. Occorre che essi si lascino applicare i frutti della Passione e si salvino realmente. Anche in ciò bisogna che Gesù li aiuti con la collaborazione di Maria.
Quest'ufficio di Gesù è ancora un ufficio sacerdotale. Il Sacerdote non ha solo il compito di offrire il sacrifìcio a Dio —benché sia il suo compito principale— deve ancora comunicare alle anime, a ciascun'anima a lui affidata, le grazie divine. La mediazione universale di Cristo è una strada in due sensi, uno che sale al Padre per ottenere il potere di salvare tutti gli uomini e l'altro che discenda dal Padre per applicare loro i meriti ottenuti.
Parimenti, dire che Maria è la Mediatrice di tutte le grazie non è solo affermare che ella ci ha meritato, con la sua Compassione, tutto quello che Gesù ci ha acquistato con la sua Passione, ma anche credere che Maria è, insieme a Gesù, la Dispensatrice di tutte le grazie discese dal Padre ed accordate ad ognuna delle anime nostre.
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 MARIA E IL SACERDOZIO
di Padre Paolo Philippe, O.P.
PARTE TERZA . La Vergine Santissima e il ministero sacerdotale
Capitolo I. Maria e il ministero di Cristo sacerdote
La Santissima Vergine non ha partecipato alla Passione solo consolando il cuore di Nostro Signore con la sua presenza, ma ha veramente cooperato alla Redenzione. Sul Calvario Maria è la Sposa di Cristo, ma è anche Madre nostra; ella ci ha veramente generati partecipando al Sacrificio Redentivo offerto dal Sommo Sacerdote.
Sulla Croce, però, questa maternità spirituale s'inizia soltanto; è in cielo, dopo l'Assunzione, che essa acquisterà tutta la sua ampiezza. Maria, infatti, non ha cooperato soltanto all'acquisto delle grazie che sono il frutto della Passione, ma ha cooperato anche e coopera ancora alla distribuzione di tutte queste grazie: dopo essere stata Sposa, è Regina e partecipa così alla Regalità sacerdotale di Cristo.
1. La fecondità della Santissima Vergine presso la Croce.
Ma è proprio esatto che Maria è divenuta Madre nostra sul Calvario? Non vanta dei diritti su di noi fin dal giorno dell'Annunciazione? Accettando col suo "fiat" di divenire la Madre del Redentore, Maria acconsentiva già a collaborare all'opera di rigenerazione spirituale decretata dall'Amore Infinito e che Cristo avrebbe effettuata. E’, dunque, ben certo che Maria è Madre nostra fin dall'Annunciazione. Se è stato infatti l'Amore Infinito di Dio che ci ha dato Cristo Gesù, esso ha voluto passare interamente nel Cuore di Maria, affinchè con un atto della sua volontà, l'amore di Maria, ci desse il Salvatore.
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 MARIA E IL SACERDOZIO
di Padre Paolo Philippe, O.P.
PARTE SECONDA. MARIA E LA VITA INTERIORE SACERDOTALE
CAPITOLO II. MARIA E LA VITA INTERIORE DEL SACERDOTE
2. — L'UNIONE DEL SACERDOTE CON LA SANTISSIMA VERGINE
Sull'altare il Sacerdote continua e riproduce il Sacerdozio di Cristo nel suo atto principale, quindi deve continuare a riprodursi anche l'unione di Maria al sacrificio di Gesù. Tale unione deve rinnovarsi tante volte quante Messe vi sono al mondo, in caso contrario, non mancherebbe qualcosa alla Messa? Sarebbe ancora la rappresentazione perfetta del Sacrificio della Croce?
Senza dubbio, quest'unione del Sacerdote con la Santissima Vergine può non essere cosciente, al modo stesso che il Sacerdote può essere distratto nel consacrare l'ostia o il calice, senza che per ciò la Consacrazione sia invalida, perché Gesù non è mai distratto. Allo stesso modo, in cielo la Santissima Vergine non dimentica mai di unirsi al Sacerdote, che rappresenta Cristo, e di offrire con lui il Sacrificio al Padre, come quaggiù si è unita a Gesù per offrire con lui il Sacrificio della Croce. Dall'alto dei cieli e nella Divina Essenza, ella vede, e agisce unitamente a Cristo Sacerdote, che vive e agisce nel suo Sacerdote. Il mistero dell'unione di Maria Corredentrice col Redentore continua. Il Sacerdote partecipa ai sentimenti di Gesù crocifisso per Maria ed ai sentimenti di Maria per Gesù crocifisso; fa suo l'amore di Cristo per Maria e accoglie l'amore di Maria per Cristo che è in lui. Infine e soprattutto egli accoglie, nella sua preghiera sacerdotale, l'offerta della Corredentrice che si unisce al Redentore nell'atto supremo del Sacrificio.
L'unione del Sacerdote con Cristo nella Messa ci permette di immaginare a quale intimità con la Santissima Vergine noi siamo invitati, soprattutto se rammentiamo il compito che Maria ebbe sotto la Croce.
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 MARIA E IL SACERDOZIO
di Padre Paolo Philippe, O.P.
PARTE SECONDA. MARIA E LA VITA INTERIORE SACERDOTALE
CAPITOLO II. MARIA E LA VITA INTERIORE DEL SACERDOTE
Dopo quanto s'è detto circa l'intimità esistente tra Cristo Sommo Sacerdote e la Vergine Santissima risulta alquanto difficile stendere un capitolo per farne l'applicazione alle relazioni intercorrenti tra il Sacerdote e Maria.
Se Gesù si è degnato aver bisogno di lei per essere assistito nell'atto principale del suo Sacerdozio, cosa dovremo dire della necessità della presenza di Maria nella vita intima del suo Sacerdote? La Madre Claret de la Touche l'aveva ben compreso: “II Sacerdote — ella scrive — è un altro Gesù; quello che Maria era per il suo Gesù lo è anche per il Sacerdote” (CLARET DE LA TOUCHE, L.M., Il Sacro Cuore e il Sacerdozio, Torino, Marietti, 1943).
1 — L'UNIONE DEL SACERDOTE CON CRISTO NELLA MESSA.
Se c'è una verità che in S. Tommaso regge tutto il trattato del Sacramento dell'Ordine è questa: il Sacerdote riceve il Sacerdozio prima di tutto per celebrare la Santa Messa. «Il Sacramento dell'Ordine è ordinato al Sacramento dell'Eucaristia» (THOMAS AQUINAS, S., Suppl., Q. 37, a.2).
“Il Sacerdote esercita due azioni: l'una, principale, riguarda il corpo vero di Cristo; l’altra, dipendente dalla prima, concerne il suo Corpo Mistico” (Ibid., Q., 36, a. 2).
Tutto il potere che abbiamo sul Corpo Mistico ci è, dunque, accordato per disporre le anime a ben ricevere l'Eucaristia e a ben unirsi a Cristo nella Messa.
Non è forse per riprodurre e continuare la Cena che Gesù ordinò Sacerdoti i suoi Apostoli, come ci insegna il Concilio di Trento in quel testo magnifico che abbiamo spesso meditato nei nostri ritiri fin dal Seminario?
“Nostro Dio e Signore, benché per operare l'eterna redenzione dovesse, con la morte, offrire se stesso ai Padre una volta sola sull'ara della croce: siccome suo sacerdozio non doveva estinguersi con la sua morte (Hebr. VII. 24-27), nell'ultima cena, nella notte in cui veniva tradito, volendo lasciare alla diletta sua sposa, la Chiesa, un sacrificio visibile — come la natura esige — che rappresentasse quel sacrificio cruento da offrirsi una volta sola sulla croce, ne perpetuasse nei secoli il ricordo e ne applicasse la virtù salvifica in remissione dei peccati che quotidianamente commettiamo: dichiarandoci costituito sacerdote secondo l’ordine di Melchisedech, offrì a Dio Padre suo, sotto la specie del pane e del vino, il suo corpo e il suo sangue e sotto le stesse specie lo diede agli Apostoli che in quel momento appunto costituì sacerdoti del Nuovo Testamento perché ne prendessero, e ad essi e ai loro successori nel sacerdozio comandò di offrirli, con queste parole: “Fate questo in memoria di me” (Concilio di Trento, Sess., XXII, c. 1 - Denz., 938. Cfr. THOMAS AQUINAS, S., Summa contra Gent., IV, 74).
Noi, dunque siamo Sacerdoti prima di tutto per offrire il Sacrificio della Messa, al modo stesso che Cristo e Sacerdote per offrire il Sacrificio della Croce. Gesù s'è fatto Sacerdote, s'è incarnato per la nostra Redenzione, e per la nostra Redenzione ottenuta attraverso l'offerta della sua vita sul Calvario. Nell'economia della nostra salvezza, il nostro Sacerdozio e la nostra Messa, stanno come il Sacerdozio di Cristo e il suo unico Sacrificio.
Di più, non e solo un parallelismo esistente fra lui e noi, è un legame attuale che ci unisce al suo Sacerdozio e al suo Sacrificio. Il Sacrificio della Messa, infatti, non è altro che il Sacrificio della Croce riprodotto sull'altare. Dice ancora il Concilio di Trento: “Una sola e identica è l’Ostia, identica è la persona che si offre ora attraverso il ministero del Sacerdote, come si offrì allora sulla Croce; il solo modo dell'offerta è differente” (Concilio di Trento, Sess., XXII, c. 1 - Denz., 940).
La Messa riproduce sacramentalmente il sacrificio del Calvario. E’ il Sacramento del Sacrificio redentivo, la Passione rappresentata, repraesentata, vale a dire resa di nuovo presente, presentata di nuovo al Padre in favore degli uomini e ripresentata realmente, benché in modo mistico, per noi che viviamo adesso.
Stamane nella Messa, dinanzi a noi non abbiamo avuto meno di quanto ebbe S. Giovanni il Venerdì Santo. E questo sacrificio della Croce è reso presente e ripresentato ai Padre per mezzo nostro. Noi siamo gli strumenti attraverso i quali Cristo perpetua, quanto alla sostanza, il Sacrificio della Croce sotto forma sacramentale, atto che in noi rinnova egli stesso dall'alto dei cieli. Egli si serve delle nostre labbra e, ancor più, della nostra anima o —per parlare con tutta precisione teologica — della nostra intelligenza nella sua funzione pratica, per rinnovare l'atto essenziale del suo sacerdozio. “Questo è il mio Corpo, questo è il mio Sangue”, dice egli stesso in noi, quantunque siamo noi a pronunziare tali parole e a pensare all'atto che compiamo.
Come insegna S. Tommaso: “E' Lui il vero Sacerdote offertosi sull'altare della Croce, in virtù del quale si consacra ogni giorno il suo Corpo sull'altare” (“Ipse est verus sacerdos qui se obtulit in ara crucis, et cuius virtute corpus eius in altari quotidie consecratur” THOMAS AQUINAS, S., Contra Gent., IV, 76).
Noi non diciamo: “Questo è il Corpo di Cristo”, ma: “Questo è il mio Corpo” e tuttavia non abbiamo intenzione alcuna di pensare che quel corpo sia il nostro. No, in quel momento le persone sono due benché una sola l'azione, quella di Gesù Sommo Sacerdote che si serve del suo strumento amatissimo. Noi agiamo veramente — come dice S. Tommaso — in persona Christi (THOMAS AQUINAS, S., Summa Theol., IlI, Q. 82, a. 1); noi siamo “l'immagine di Cristo”.
Tale è il “mistero di fede” che noi rinnoviamo ogni giorno.
Cerchiamo perciò di comprendere a quale intimità con Nostro Signore ci induca, al fine di intendere meglio, in seguito, l'unione che ci è riservata con la Santissima Vergine.
Il Sacerdote non è solo uno strumento, un servo, è anche un amico di Gesù. E' uno strumento vivente di Cristo Sacerdote. Abbiamo visto più innanzi che la grazia sacerdotale infonde nei nostro cuore una carità che ci unisce in modo ineffabile a nostro Signore nell'atto preciso della nostra vita sacerdotale. Ora lo comprendiamo meglio.
Dicevamo poc'anzi che, al momento della consacrazione, in noi sono realmente due persone, quella di Cristo che consacra e la nostra. Perché non dire anche che, grazie alla carità, vi sono in noi due cuori, il Cuore Sacerdotale di Gesù che si offre al Padre per la salvezza del mondo e, in particolare, per le anime ad intenzione delle quali si celebra la Messa e il nostro cuore ricolmo di grazia sacerdotale e dell'amore di Dio e delle anime? E, al modo stesso che sull'altare le due persone non compiono che un identica azione sacerdotale, anche i due cuori si identificano per l'amore, perché è il medesimo Amore Infinito che ispira loro tale azione.
Siamo nel punto focale della nostra vita sacerdotale. E' il momento della nostra giornata in cui comunichiamo col Cuore di Cristo in una maniera singolarissima. Senza dubbio, vi sono dei Santi laici e delle Sante che hanno amato e compreso Cristo più che dei Sacerdoti canonizzati: ma, a parità di grado di carità, chi è Sacerdote è più unito a Nostro Signore di colui che non lo è, in forza del carattere, che gli dà il potere di riprodurre l'atto sacerdotale di Gesù Crocifisso e per la grazia sacramentale, che lo fa comunicare con Cristo nell'atto stesso del suo Sacerdozio.
Gesù si è offerto una volta sul Calvario, ma allora Sacerdote era lui solo; la Vergine Santissima là vicino a lui, v'era solo come Madre e Sposa. Oggi, quando egli si offre sull'altare, lo fa servendosi di un povero uomo come noi, ci assume in lui, o piuttosto, viene in noi e depone nel nostro cuore, — ma secondo il grado della nostra carità, ahimè spesso così debole! — tutti i sentimenti che, sulla Croce, egli aveva per il Padre, per la Santissima Vergine, e per le anime, tutti i sentimenti ancora che egli in questo momento ha in cielo per le anime, ad intenzione delle quali viene celebrata questa Messa.
E’ davvero un'amicizia, quella che allora egli stabilisce in noi. una unità totale, una koinonia, una comunanza di tutti i più intimi segreti del suo Cuore: Omnia mea tua sunt. omnia tua mea sunt (Jo., XVII, 10).
In una delle questioni della Somma che consacra all’amore, S. Tommaso apre delle visioni insondabili circa la mutua compenetrazione dei cuori e degli animi che si realizza tra gli amici: “La persona amata si trova in colui che ama, in quanto l'amato permane nel pensiero dell'amico... d'altra parte, colui che ama si trova col pensiero nell'amico, in quanto l'amante non si contenta di una conoscenza superficiale dell'amico, ma cerca di conoscere a fondo e nei dettagli ciò che Io riguarda: penetra cosi nel suo intimo, come, per esempio, dello Spirito Santo, che è l'Amore di Dio, si dice che " scruta la profondità di Dio” (I Cor., II, 10).
“Nell'amore di amicizia l'amante è nell'amato in quanto ritiene come propri il bene o il male dell'amico ai pari della di luì volontà, quasi che, nell'amico, egli stesso goda del suo bene e soffra del suo male. Per ciò è proprio degli amici avere un sol volere e rattristarsi o gioire per una stessa cosa... di modo che, in quanto colui che ama stima come proprie le cose dell'amico, sembra essere nell’amico, quasi a lui identificato: in quanto, poi, vuole e agisce per l'amico come per se stesso — quasi ritenendolo una stessa cosa con sé — così la persona amata è in colui che ama” (“Amatum dicitur esse in amante, in quantum amatum immoratur in apprehensioneamantis... Amans vero dicitur esse in amato secundum apprehensionem, in quantum amans non est contentus superficiali apprehensione amati, sed nititur singula quae ad amatum pertinent intrinsecus disquirere; et sic ad interiora eius ingreditur: sicut de Spiritu Sancto, qui est Amor Dei, dicitur quod “scrutatoretia profunda Dei” (I Cor., II, 10)... In amore amicitiae, amans dicitur in amato, in quantum reputat bona vel mala amici sicut sua et voluntatem amici sicut suam, ut quasi ipse in suo amico cideatur bona vel mala pati ed affici. Et propter hoc, proprium est amicorum idem velle et in eodem tristari et gaudere secundum Philosophum ut sic, in quantum quae sunt amici aestimat sua, amans videatur esse in amato, quasi idem factus amato: in quantum autem e converso vult et agit propter ami***** idem sibi, sic amatum in amante.” THOMAS AQUINAS, S., Summa Theol., I-II, q. 28, a. 2).
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 MARIA E IL SACERDOZIO
di Padre Paolo Philippe, O.P.
PARTE SECONDA. MARIA E LA VITA INTERIORE SACERDOTALE
CAPITOLO I. MARIA E IL CUORE SACERDOTALE DI CRISTO
2. La compassione di Maria alle sofferenze di Cristo sacerdote.
Di fronte a un tale abisso di dolore, che poteva fare la Santissima Vergine?
Maria non era che una creatura. Indubbiamente, era la Madre di Gesù, colei che dandogli quel corpo si delicato e sensibile, aveva permesso a Cristo di manifestare, attraverso la sofferenza, l'amore smisurato del suo Cuore. Ella aveva dato a Gesù tutto ciò che potesse farlo essere la vittima cruenta del suo stesso Sacerdozio.
Ma Nostro Signore, da lei, s'aspettava di più, perciò le aveva dato un Cuore si puro e ardente d'amore. Voleva, in effetti, che Maria cooperasse all'atto stesso del suo Sacerdozio, a! Sacrificio Redentivo.
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 MARIA E IL SACERDOZIO
di Padre Paolo Philippe, O.P.
PARTE SECONDA. MARIA E LA VITA INTERIORE SACERDOTALE
CAPITOLO I. MARIA E IL CUORE SACERDOTALE DI CRISTO
Se la Maternità divina è il fondamento di tutte le relazioni che intercorrono tra la Santissima Vergine e nostro Signore, essa, tuttavia, non esaurisce tutti gli aspetti di tali relazioni.
Maria è stata predestinata ad essere la Madre del Figliuolo Unigenito di Dio, non solo per plasmare la sua santa Umanità, offrirgli la possibilità di divenire Sacerdote, ma anche per dargli il suo Cuore verginale e cooperare all'opera che egli è venuto a compiere in terra, la Redenzione.
Sono queste relazioni di Maria col Sommo Sacerdote che dovremo ora contemplare. Esse ci sveleranno a quale intimità con la Vergine Santa noi siamo invitati nella Chiesa e nella nostra vita interiore di Sacerdoti.
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 MARIA E IL SACERDOZIO
di Padre Paolo Philippe, O.P.
PARTE PRIMA. LA MATERNITÀ' DELLA SANTISSIMA VERGINE ED IL SACERDOZIO
3. – Lo zelo di Maria per la santificazione dei sacerdoti
Il giorno dell'Ordinazione non abbiamo ricevuto solo il carattere; il Sacramento dell'Ordine ci ha conferito anche la grazia sacerdotale. E' la grazia che viene data al Sacerdote — dice S. Tommaso — affinché possa adempiere le funzioni sacerdotali secondo lo Spirito di Cristo— Sacerdote, che egli rappresenta (“Oportet instrumentum esse proportionatum agenti. Unde et ministros Christi oportet esse ei conformes (…) cui confertur potestas ad aliquid operandum, conferantur etiam ea sine quibus huiusmodi operatio convenienter exerceri non potest. Administratio autem sacramentorum ad quae ordinatur spiritualis potestas convenienter nonfit nisi aliquis ad hoc a disvina gratia adiuvetur. Et ideo in hoc sacramento confertur gratia sicut et in aliis sacramentis”. THOMAS AQUINAS, S. – Contra Gent., IV, 74).
Questa grazia sacramentale — precisa S. Tommaso — è una modalità permanente ed un vigore speciale della grazia santificante, della “grazia delle virtù e dei doni dello Spirito Santo” (THOMAS AQUINAS, S. – Summa Theol., III, Q. 62, a.2). E’ la grazia santificante appropriata al Sacerdote, la grazia che deve santificarlo nelle sue stesse azioni sacerdotali, nella sua vita di Sacerdote, al modo che la grazia del Battesimo è la grazia che santifica il battezzato nella sua vita di cristiano e la grazia del Sacramento del matrimonio è la grazia che santifica gii sposi nella loro vita coniugale.
La grazia sacerdotale è dunque, il principio dell'unione del Sacerdote con Cristo— Sacerdote: essa lo fa vivere da Sacerdote. Per il carattere, almeno strumentalmente, egli è Cristo, è “un altro Cristo”. Per la grazia sacerdotale. egli vive da “altro Cristo”. “Non sono più io che vivo — dice S. Paolo — ma è Cristo che vive in me» (Ad Gal., II, 10).
Postato da admin il Venerdì, 07 maggio @ 01:00:00 CEST (151 letture) (Leggi Tutto... | 17567 bytes aggiuntivi | Maria e il sacerdote | Voto: 4) |
 MARIA E IL SACERDOZIO
di Padre Paolo Philippe, O.P.
PARTE PRIMA. LA MATERNITÀ' DELLA SANTISSIMA VERGINE ED IL SACERDOZIO
CAPITOLO II. LA MADRE DEI SACERDOTI
Se la Vergine Santissima prega tanto per i Sacerdoti, è perché conosce meglio di noi cos'è quel Sacerdozio impresso nella loro anima.
Nel giorno dell'Ordinazioni noi siamo stati contrassegnali coi Sacerdozio stesso di Cristo, Abbiamo ricevuto il carattere del Sacramento dell'Ordine, che ci ha conferito un potere spirituale: “Ordo prìncipaìiter potestatem importat” — dice S. Tommaso (THOMAS AQUINAS. S. Suppl., Q. 34, a. 2. ad 2: Cfr. Contra Gent., IV, 74) —. E' il potere permanente e indelebile di fare ciò che faceva Gesù come Sacerdote: rendere il Figlio di Dio presente sull'altare, offrire al Padre il Sacrificio stesso di Cristo in una maniera sacramentale, dare in cibo agli uomini il Corpo e il Sangue di Cristo, riconciliare i peccatori con Dio, insegnare le verità eterne... In breve, il carattere sacerdotale ci dà il potere di essere mediatori fra Dio e gli uomini; di noi, poveri peccatori come gli altri, esso fa degli altri Cristi e. quei che è più, ci dà potestà su Luì stesso.
San Tommaso ci ricorda la nostra grandezza: “Il Sacerdote dev'essere intermediario fra l'uomo e Dio: col fervore della sua preghiera deve toccare Dio come uno degli estremi e con la misericordia e la compassione deve toccare l'altro estremo, vale a dire l'uomo” (“Sacerdos debet esse medius inter hominem et Deum, ***** per devotionem orationis debet tangere Deum tamquam unum extremum, sic per misericordiam et compassionem debet tangere alterum extremum scilicet hominem. THOMAS AQUINAS — In Ep. ad Hebr., V, lect. 1.).
Postato da admin il Venerdì, 30 aprile @ 00:00:00 CEST (197 letture) (Leggi Tutto... | 9345 bytes aggiuntivi | Maria e il sacerdote | Voto: 5) |
 MARIA E IL SACERDOZIO
di Padre Paolo Philippe, O.P.
PARTE PRIMA. LA MATERNITÀ' DELLA SANTISSIMA VERGINE ED IL SACERDOZIO
CAPITOLO II. LA MADRE DEI SACERDOTI
1. — LA PREGHIERA DELLA SANTISSIMA VERGINE PER I SACERDOTI.
Che Maria sia la Madre dei Sacerdoti può facilmente dedursi dai fatto che è Madre del Sommo Sacerdote; da lui, infatti, essi tutti ricevono il loro sacerdozio. La Santissima Vergine è divenuta nostra Madre, dunque, dall'Annunciazione e per mezzo di quel “Fiat”, che ha tutto deciso. Ma lì si tratta di una maternità in germe, in potenza, direbbero i teologi.
In realtà, come vedremo più oltre, è sotto la Croce, nella sua unione all'atto sacerdotale per eccellenza di Gesù, nella collaborazione al Sacrificio Redentivo, che Maria è divenuta la Madre di ognuno di noi, perché allora Gesù ci generò davvero alla nuova vita. Fu allora che la Santissima Vergine meritò, con Cristo ed in Cristo, tutte le grazie della nostra vocazione e della nostra vita sacerdotale. Ella evidentemente non lo sapeva in modo esplicito, perché non aveva presenti una per una le nostre anime sacerdotali, ma sapeva e vedeva Gesù; e bastava.
Maria, infatti, era a lui unita e tutto il potere che aveva sul Cuore di Dio lo aveva tramite il Sacro Cuore di Gesù.
Indubbiamente, ciò è vero nei riguardi di tutti gii uomini, ma conviene applicarlo in modo particolare ai Sacerdoti: essi hanno, infatti, la missione di lavorare per la salvezza delle anime.
Postato da admin il Venerdì, 23 aprile @ 00:00:00 CEST (226 letture) (Leggi Tutto... | 9312 bytes aggiuntivi | Maria e il sacerdote | Voto: 0) |
MARIA E IL SACERDOZIO
di Padre Paolo Philippe, O.P.
PARTE PRIMA. LA MATERNITÀ' DELLA SANTISSIMA VERGINE ED IL SACERDOZIO
CAPITOLO I. LA MADRE DI CRISTO SACERDOTE
2.- LA MATERNITÀ DELLA SANTISSIMA VERGINE ED IL SACERDOZIO DI CRISTO.
Siamo ora in grado di comprendere la stretta relazione che intercorre tra la Vergine Santissima ed il Sacerdozio di Cristo.
Il Verbo, infatti, non è sceso in terra solo per assumere la natura umana: s'è incarnato per salvarci. La predestinazione di Gesù involge l'opera della Redenzione.
“... la grande ragion d'essere di Cristo — scrive il P. Hérìs O.P. — è la sua funzione redentrice... (Ora) il compito di Redentore e Salvatore è propriamente una funzione sacerdotale. Di che trattasi, infatti, per Cristo? Si tratta di riparare in tutta la giustizia l'offesa commessa dall'uomo: si tratta d'offrire a Dio...una piena soddisfazione che faccia discendere il perdono divino sull'umanità peccatrice....di meritare per l'uomo e di trasmettergli le grazie e i benefici divini, che lo ristabiliranno nella primitiva santità soprannaturale. Dunque Gesù compie alla lettera una funzione di mediatore. Ora il sacerdote non è giustamente un mediatore ufficiale, scelto da Dio. per ricongiungere il cielo alla terra?... La missione di Cristo è una missione sacerdotale, la sua vocazione di sacerdote, l'incarnazione, è decretata da Dio per permettere il loro compimento” (HERIS, O.P. Le Mystère du Christ, Paris, 1928, pp. 40-42. Versione italiana: Brescia, Morcelliana, 1938; pp. 33-34).
Postato da admin il Giovedì, 15 aprile @ 00:00:00 CEST (115 letture) (Leggi Tutto... | 7439 bytes aggiuntivi | Maria e il sacerdote | Voto: 0) |
 PARTE PRIMA. LA MATERNITÀ' DELLA SANTISSIMA VERGINE ED IL SACERDOZIO
CAPITOLO I. LA MADRE DI CRISTO SACERDOTE
Non comprenderemo mai l'ufficio che la Vergine Santissima svolse presso Cristo Sommo Sacerdote, se non ci mettiamo nella luce di Dio. Bisogna che noi contempliamo Maria come Dio la vede da tutta l'eternità o, che è lo stesso, la consideriamo nella sua predestinazione. Cos'è, infatti, la predestinazione, se non la divina preordinazione d'amore di tutto ciò che deve condurre un'anima al suo fine beato? (Cfr. THOMAS AQUINAS. - Summa Theol. 1ª Q 23, a 1 e IIIª Q 24 a. 1c e ad 3)
Dire quale fu la predestinazione di Maria è. dunque, determinare il posto assegnatole da Dio nel suo piano d'Amore infinito; è determinare ii fine al quale l'ha ordinata ed il ruolo che, nei suoi disegni sul mondo, ella deve svolgere in unione col Figlio, il Verbo Incarnato: è manifestare, infine, l'Amore infinito col quale Dio l'ha amata da tutta l'eternità.
Dio, infatti, non ama le creature come le amiamo noi. Noi —dice S. Tommaso— se amiamo qualche persona o qualcosa, è perchè abbiamo scorto in essa una particolare bontà, che ce la fa preferire alle altre. Dio, al contrario, comincia ad amare prima ancora di creare, perchè è il suo stesso amore che crea ed infonde la bontà nelle cose, al tempo stesso che l'esistenza. Il suo amore non è determinato dalla bontà delle cose, ma è la bontà delle cose e delle persone che viene determinata dal suo amore (Cfr. THOMAS AQUINAS. - Summa Theol. 1ª Q 20, a. 2).
L'Amore Infinito sta, dunque, alla base della elezione di tutto ciò che Dio ama e fa. Ciascuna cosa, ciascuna persona ha il grado di perfezione corrispondente al grado d'amore col quale Dio l’amab da tutta l'eternità.
E' questa la magnifica dottrina che S. Tommaso ha formulato in un principio, che — come dice il P. Garrigou Lagrange — è “la chiave di volta di tutto il trattato della predestinazione” (GARRIGOU-LAGRANGE, R., O.P. La Prédestination des Saints et la Grâce. Paris, 1936; p. 93): “Nessun essere creato sarebbe migliore di un altro, se non fosse stato più amato da Dio”. Ne risulta che la perfezione di un'anima è il segno più certo dell'amore che Dio le porta: più uno è perfetto e santo, più si può essere sicuri che è amato in modo tutto speciale da Dio, poiché è Lui la causa di tale perfezione e santità (“***** amor Dei sit causa bonitatis rerum, non esset aìiquid alio melius si Deus non vellet uni maius bonum quam alteri”. THOMAS AQUINAS, S. – Summa Theol., Iª, Q. 20, a.3. “Ex hoc sunt aliqua meliora quod Deus eis maius bonum vult. Unde sequitur quod meliora plus amet”. Ibid., a. 4).
Questo principio di predilezione trova la sua più alta conferma nella Vergine Santissima. Le sue perfezioni eccelse manifestano in maniera splendida l'Amore Infinito coi quale è amata da Dio e, al tempo stesso, il suo ufficio presso Gesù Cristo Sommo Sacerdote, Figlio di Dio e Salvatore degli uomini.
Sarà, perciò, la contemplazione di queste “grandezze di Maria” che ci dovrà in primo luogo occupare.
Postato da admin il Giovedì, 08 aprile @ 01:00:00 CEST (105 letture) (Leggi Tutto... | 19188 bytes aggiuntivi | Maria e il sacerdote | Voto: 0) |

Paolo Philippe, O.P
MARIA E IL SACERDOZIO
INTRODUZIONE
Quali relazioni particolari con la Vergine Santa, crea nel Prete il Sacerdozio di Cristo? E' la domanda che si è indotti a porsi, quando si cerca di precisare il posto che Maria deve avere nella vita del Sacerdote.
Egli è, infatti, un “altro Cristo” e continuatore del Signore nel suo Sacerdozio: ogni giorno offre al Padre, in Suo nome, il sacrificio della Croce e si dona alle anime come faceva in terra Gesù. Deve far suoi, perciò, anche i sentimenti che il Cuore sacerdotale di Cristo nutriva verso la sua Santissima Madre.
E Maria ha occupato un posto altissimo nel pensiero e nella vita di Gesù.
Madre e Associata alla sua opera terrena, ella ha, in certa guisa, disposato i voleri più intimi della sua Anima santa e cooperato, con l’Annunciazione e la Compassione, ai due atti più importanti dell’” economia” divina: l'Incarnazione e la Redenzione.
Osservate le proporzioni, sono le relazioni tra la Vergine Santa e il Sacerdote: figlio di Maria, il Sacerdote è a lei unito con vincoli di carità profonda e con lei collabora alla continuazione dell'opera di Cristo nel mondo.
Nostro intento, perciò, non è presentare la Santissima Vergine come modello del Sacerdote — eccellenti autori l'hanno già fatto, e bene— ma piuttosto mostrare in lei la Mamma e la confidente ìntimamente associata alla sua vita sacerdotale. Anche perchè, in definitiva, il Sacerdote non può trovare altro modello se non nell'”Unico Mediatore”, Cristo Gesù.
Postato da admin il Giovedì, 08 aprile @ 00:00:00 CEST (207 letture) (Leggi Tutto... | 6189 bytes aggiuntivi | Maria e il sacerdote | Voto: 0) |
Approfondimenti: Della cooperazione dello Spirito Santo al Sacerdozio di Gesù Cristo |
SACERDOTE E OSTIA
di P. Silvio M. Giraud
Missionario di La Salette
Postato da giuseppesarto il Sabato, 03 gennaio @ 19:04:50 CET (299 letture) (Leggi Tutto... | 16547 bytes aggiuntivi | Approfondimenti | Voto: 5) |
Preghiere: DAMMI I SEGNI DI RICONOSCIMENTO, O GESÙ! |
DAMMI I SEGNI DI RICONOSCIMENTO, O GESÙ!
di Don Dolindo Ruotolo
Postato da giuseppesarto il Sabato, 20 dicembre @ 11:01:55 CET (421 letture) (Leggi Tutto... | 3526 bytes aggiuntivi | Preghiere | Voto: 5) |
DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO XII
AI PARTECIPANTI AL CONGRESSO NAZIONALE ITALIANO
DEI SACERDOTI ADORATORI
28 aprile 1939
Postato da giuseppesarto il Venerdì, 12 dicembre @ 12:30:42 CET (210 letture) (Leggi Tutto... | 25044 bytes aggiuntivi | Insegnam. Pontifici | Voto: 0) |
Approfondimenti: Dio padre manda il Figlio suo in questo mondo per esservi il suo Sacerdote |
SACERDOTE E OSTIA
di P. Silvio M. Giraud
Missionario di La Salette
Postato da giuseppesarto il Sabato, 15 novembre @ 17:30:30 CET (286 letture) (Leggi Tutto... | 15505 bytes aggiuntivi | Approfondimenti | Voto: 0) |
 Card.
Carlo Caffarra
Essere preti oggi: come. Perché?
conferenza in occasione del 60° di ordinazione sacerdotale
e del 45° di presenza in parrocchia di
Mons. Salvatore Baviera
parroco di S. Biagio di Cento
Postato da giuseppesarto il Sabato, 25 ottobre @ 11:05:48 CEST (343 letture) (Leggi Tutto... | 14063 bytes aggiuntivi | Approfondimenti | Voto: 5) |
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| Prima di cominciare la predica...
"Non dimenticatevi neanche per un momento che nell'inferno
vi sono molti predicatori che ebbero maggiori doti di voi nel predicare, e che con
le loro prediche ottennero più frutto di quanto voi fate, e per di più
essi furono lo strumento affinché molti lasciassero di peccare. Ma quello
che più fa meraviglia è che furono loro la causa strumentale grazie
alla quale molti sono andati alla gloria, mentre loro stessi, i miseri, sono andati
all'inferno, avendo attribuito a sé quello che era di Dio, gettandosi in mezzo
al mondo, rallegrandosi di venire lodati da esso, crescendo in una vana opinione
di sé e in una grande superbia, e per tale motivo si sono perduti".
S. Francesco Saverio
I Santi e la Messa
San Tommaso d'Aquino: "La celebrazione della Messa
ha lo stesso valore della morte di Gesù sulla croce".
San Francesco d'Assisi: "L'uomo dovrebbe tremare,
la terra dovrebbe vibrare, il cielo intero dovrebbe commuoversi profondamente, quando
il Figlio di Dio si rende presente sugli altari nelle mani del sacerdote".
San Giovanni Maria
Vianney, il curato d'Ars:
"Se conoscessimo il valore della Messa, moriremmo di gioia"
San Pio da Pietralcina: "Quando assisti alla Messa,
rinnova la tua fede e medita circa la Vittima che si immola per te alla Giustizia
Divina, per placarla e renderla propizia. Non te ne andare dall'altare senza versare
lacrime di dolore e di amore per Gesù, crocifisso per la tua salvezza. La
Vergine Addolorata ti accompagnerà e sarà la tua dolce ispirazione"
Santa Teresa di
Gesù: "Senza
la Messa, che sarebbe di noi? Tutti qui giù periremmo, perché solamente
la Messa può trattenere il braccio di Dio. Senza di Essa, certamente la Chiesa
non durerebbe e il mondo sarebbe perduto senza rimedio."
San Bernardo: "Si ha maggior merito assistendo
ad una santa Messa con devozione, che distribuendo tutte le proprie sostanze ai poveri
o viaggiando come pellegrini in tutto il mondo".
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