La maternità della Santissima Vergine ed il sacerdozio di Cristo

Maria Madre dei sacerdoti
MARIA E IL SACERDOZIO
di Padre Paolo Philippe, O.P.

PARTE PRIMA. LA MATERNITÀ’ DELLA SANTISSIMA VERGINE ED IL SACERDOZIO
CAPITOLO I. LA MADRE DI CRISTO SACERDOTE


2.- LA MATERNITÀ DELLA SANTISSIMA VERGINE ED IL SACERDOZIO DI CRISTO.

Siamo ora in grado di comprendere la stretta relazione che intercorre tra la Vergine Santissima ed il Sacerdozio di Cristo.
Il Verbo, infatti, non è sceso in terra solo per assumere la natura umana: s’è incarnato per salvarci. La predestinazione di Gesù involge l’opera della Redenzione.
“… la grande ragion d’essere di Cristo — scrive il P. Hérìs O.P. — è la sua funzione redentrice… (Ora) il compito di Redentore e Salvatore è propriamente una funzione sacerdotale. Di che trattasi, infatti, per Cristo? Si tratta di riparare in tutta la giustizia l’offesa commessa dall’uomo: si tratta d’offrire a Dio…una piena soddisfazione che faccia discendere il perdono divino sull’umanità peccatrice….di meritare per l’uomo e di trasmettergli le grazie e i benefici divini, che lo ristabiliranno nella primitiva santità soprannaturale. Dunque Gesù compie alla lettera una funzione di mediatore. Ora il sacerdote non è giustamente un mediatore ufficiale, scelto da Dio. per ricongiungere il cielo alla terra?… La missione di Cristo è una missione sacerdotale, la sua vocazione di sacerdote, l’incarnazione, è decretata da Dio per permettere il loro compimento” (HERIS, O.P. Le Mystère du Christ, Paris, 1928, pp. 40-42. Versione italiana: Brescia, Morcelliana, 1938; pp. 33-34).

Essere Madre di Cristo è, dunque, essere Madre del Sommo Sacerdote, essere chiamata a cooperare all’atto sacerdotale di nostro Signore, essere Madre del Redentore nell’atto specifico di Salvatore.
Senza dubbio il Verbo avrebbe potuto incarnarsi in età adulta in una umanità tratta dal nulla, come quella di Adamo. Cristo sarebbe stato Uomo perfetto, Sacerdote perfetto, ma sarebbe stato, in tal caso, più un modello di umanità che un figlio della nostra stirpe.
Nascendo da Maria, il Figlio di Dio prendeva da quel Cuore Immacolato il sangue che avrebbe formato il suo Cuore e che sarebbe stato poi sparso per la salvezza del mondo. Quando vuotiamo il Calice nella Messa è indubbiamente il Sangue di Cristo che beviamo, il Sangue delle piaghe del Crocefisso e, soprattutto, della piaga del Cuore, ma è anche il Sangue formato dal Cuore di Maria, nei mesi benedetti in cui portava il Figlio di Dio nel seno.
E’ dunque, per Maria che Gesù s’è fatto Sacerdote, poiché per mezzo suo ha congiunto !a natura umana alla sua natura divina, costituendosi così Mediatore fra Dio e «li uomini. Nostro Signore, infatti, non ha avuto bisogno di una consacrazione speciale per divenire Sacerdote: è Sacerdote per il solo fatto della sua Incarnazione, avendo allora unito in sé tutta la divinità e tutta l’umanità (Cfr. THOMAS AQUINAS. – Summa Theol. IIIª Q 22, a 1 e Q 26 a. 1).
Con un amore infinito il Verbo di Dio s’è, dunque. precipitato in quel seno verginale per disposarvi l’umanità e salvarla. Divenendo infatti Figlio di Maria il Figlio di Dio è divenuto Sacerdote.
Ma allora, se Maria è Madre di Dio, bisogna dire che lo è per noi. Il Verbo non si è forse incarnato nel seno di Maria per il fatto che noi siamo dei peccatori? La predestinazione di Maria a Madre del Redentore suppone la permissione divina del peccato di Adamo, colpa a sua volta permessa da Dio per un bene più grande: la venuta di Cristo nel mondo.
Agli autori medioevaìi piaceva ricordare alla Vergine che, se ella era si bella e si grande, lo era perchè noi siamo dei peccatori.
Ne aborrire i peccatori senza i quali non saresti mai divenuta degna di un così grande Figlio. Se non avessero dovuto essere redenti non avresti avuto nessun motivo di partorire il Salvatore (Queste due strofe sono state tratte da una Sequenza domenicana del XIII secolo, intitulata Tibi Cordis, che si cantava nei sabati de Beata. Cfr. Cantus pro benedictionibus SS. Sacramenti in Ordini Predicatorum Ed. M. Barge, O.P. Roma, 1909; p. 46).
Tutto si concatena meravigliosamente quando si considerano gli eterni disegni dell’Amore Infinito; come dice S. Tommaso: “Con lo stesso decreto Dio predestina Cristo ad essere Salvatore degli uomini e gli uomini che vuole salvare ad esserlo per mezzo di Cristo” (“Uno et eodem actu Deus praedestinavit ipsum Christum et nos… Sic Deus preordinavit nostram salutem, ab aeterno praedestinando ut per Jesum Christum compleretur”. THOMAS AQUINAS. – Summa Theol. IIIª Q 24 a 4). Ne risulta che la Vergine Santissima è predestinata ad essere, con nostro Signore, il fine di tutti gli eletti, di tutti i predestinati. Infatti, come Maria è tutta per Cristo e Cristo tutto per Dio, così coloro che amano Dio e nostro Signore devono amare Maria e vivere per lei.
Si può dire che tutto è stato fatto per Maria, perchè tutto è stato fatto per Cristo e per Dio. “Maria — dice S. Ludovico Maria Grignion de Monfort — è tutta relativa a Dio, e io la chìamerò benìssimo la relazione di Dio, o l’eco di Dio, che non dice e non ripete se non Dio. Se tu dici Maria, ella dice Dio” (Trattato della vera devozione a Maria).
In altri termini, il fine ultimo della Maternità divina è la gloria di Dio. così come il fine dell’Incarnazione è gloria del Padre. Né deve meravigliarci, perchè il motivo che ha determinato la Maternità di Maria è quello stesso dell’Incarnazione del Verbo. Gesù e Maria sono stati predestinati da Dio per la sua gloria, ma essi non possono rendere a Lui tale gloria se non compiendo la loro comune missione: l’Incarnazione Redentrice.
“De Maria numquam satis” — diceva S. Bernardo — riprendendo un’espressione ancora più ardita di S. Anselmo: “Non v’è nulla di uguale a Maria, niente di più grande di Maria, tranne Dio: nihil aequale Mariae, nihil nisi Deus majus Mariae” (S. ANSELMO – Orationes et meditationes, 52, P.L., 158, 956).
In realtà, questi due grandi Dottori della Chiesa intendevano dire semplicemente ciò che Pio IX avrebbe affermato nella maniera più solenne nella bolla Ineffahilis Deus: “Dio la fece segno a tanto amore a preferenza d’ogni altra creatura”.