La Confessione: l’esempio di santi sacerdoti

Pastorale sacerdotale

Mons. Pasquale Morganti
Arcivescovo di Ravenna e Vescovo di Cervia
L'AMMINISTRAZIONE DEL SACRAMENTO DELLA PENITENZA
Meditazioni per sacerdoti


San Pio da Pietralcina in confessionale

MEDITAZIONE V.

L'esempio dei Santi.

Molto più efficace di qualsiasi ragionamento tempra il tuo animo con l'esempio dei Santi: vedrai con quanta perfezione attesero a questo ministero, pur in mezzo a noie ed a fatiche.

1. Confessare lungamente.

S. Francesco di Sales passava in confessionale dall'alba al mezzogiorno e talvolta anche giornate intere.
S. Filippo Neri, non contento delle giornate intere, vi spendeva anche le notti, sicché molte persone partivano da lui confessate prima dell'alba (per questo lasciava sempre aperta la porta della sua stanza). Celebrava poi sempre a mezzodì, perchè intento nella mattinata a confessare.
S. Giovanni de' Rossi non aveva ore determinate per questo: si metteva nel confessionale di buon mattino e non ne usciva se non col cessare dei penitenti.
S. Andrea Avellino continuò per cinquant'anni a confessare per molte ore della giornata e confessò la mattina stessa del giorno della sua morte.
Il S. Curato d'Ars passò gran parte della sua vita di sacerdote nel confessionale. Delle 18, o 20 ore, che formavano la sua giornata di lavoro non si prendeva che il tempo della meditazione, del ringraziamento alla Messa, del Breviario, della parchissima refezione a mezzogiorno. Scrive un suo biografo: «Quando il Santo aveva finito la sua giornata, a nove ore d'estate, alle sette d'inverno, vedevasi un gran numero di donne che non avevano potuto confessarsi, raccogliersi nel piccolo vestibolo della chiesa dirimpetto alla canonica, mantenendo ciascuna gelosamente il suo posto sino alla riapertura della chiesa che avveniva spesso a mezzanotte, talvolta ad un'ora, al più, tardi alle due del mattino. Sì può per un caso eccezionale reggere ad una giornata di 16 ore di confessionale, ma chi non si spaventerebbe al pensiero di ricominciare l'indomani e i giorni seguenti? Il Santo non durò nè una settimana, nè un mese, ma 30 anni, tutta la sua vita»
Accetta dunque l'avviso che Gesù ti dà per bocca del devoto Arvisenet: «Laboriosum quidem est ministerium hoc, fili, cave, ne idcirco pigriteris et negligas. Ego in laboribus fui a juventute mea; parum est igitur, si dies, menses et annos in opere salutis animarurn consumas, cum ego sanguinem profudi, vitam dedi! » (LI, 3).

2. Gran numero di penitenti.

Il Santo Curato d'Ars talvolta durava fatica a penetrare nella chiesa ove si pigiava una folla tumultuosa… era una calca, in cui fu sempre difficile metter ordine!
Quando vedrai affollato il tuo confessionale affinché non ti opprima il troppo numero, pensa che anche in attesa di Gesù, «giaceva un gran numero di infermi» (Gv 5, 3) il che formava la letizia di Gesù. In tali circostanze pensa che il merito tuo è proporzionato al numero di coloro che benefichi ed al tempo che impieghi.

3. Accorrere in qualunque ora anche inopportuna.

Gesù accoglie la Maddalena proprio durante, il pranzo.
S. Filippo Neri interrompeva l'orazione, il pranzo e il riposo per ascoltare le confessioni. Non contento ancora d'una tale prontezza, stava molte volte passeggiando sulla porta della chiesa, aspettando i penitenti, che vedendolo così pronto erano come attirati a richiederlo.
S. Giovanni de' Rossi confessava anche nella sua breve vacanza; in tempo del pranzo ed anche della più interessante conversazione, tutto troncava appena era richiesto a confessare.
S. Carlo Borromeo nei suoi Avvertimenti ai Confessori, scrive: «Siano pronti ad udire le confessioni, e si guardino non solamente d rimandare, per evitare fatica, quelli che vengono per confessarsi, ma neppure mostrino, o con cenni o con parole, di ascoltarli malvolentieri. I Confessori, perchè i penitenti non abbiano scuse di aver tralasciata la confessione, massime nei tempi debiti, per la mancanza di comodità dei Confessori, avvertano, anche se siano altrove chiamati ai funerali o ad altri offici, di non interrompere, se non per causa necessaria, il confessare nei tempi nei quali sogliono essere più frequenti le confessioni ».
S. Giuseppe Cottolengo celebrava sempre al mattino presto, per poter confessare sino a mezzogiorno.
Tuttavia la prudenza e il rispetto alla propria sanità permettono, quando si possa, un po' di metodo e orario: in modo che nei casi ordinari si scelgano le ore più comode.

4. Pazienza del chiasso fuori del confessionale.

Nella vita di S. Giovanni Vianney si legge d'una forestiera che usando, prepotenza per passare al confessionale, eccitò nella folla malumori, lamenti, proteste energiche tanto che si venne alle vie di fatto e fu impossibile al Santo Curato intendere la penitente che stava al confessionale. Egli allora si levò tranquillamente, attraversò con dignità la folla, e si prostrò all'altare di S. Filomena, pregandola che acquietasse quegli indecenti rumori. La folla a tale atto si calmò.

5. Soffrire l'incomoda posizione.

S. Francesco di Sales, pur Vescovo, aveva scelto per sè il confessionale più scomodo vicino alla porta della cattedrale, dove il vento, il freddo e il rumore di chi entrava ed usciva rendeva molto più faticoso il suo ufficio.
S. Giovanni de' Rossi non badava punto alla sordidezza ed al fetore di poveri malati, nè alla disagiata positura in cui doveva talora mettersi per poterli ascoltare. Una volta giunse persino a coricarsi fra due infermi degenti, per povertà, nel letto medesimo, onde ottenere la segreta confessione d'uno di loro.
Il Ven. Da Ponte, non potendo per i suoi incomodi star seduto, confessava in ginocchio cinque o sei ore di seguito.

6. Confessare anche a costo della sanità.

S. Francesco Regis, già colpito dalla febbre che lo condusse alla morte, non seppe rimandare uno stuolo di contadini venuti da lui per confessarsi.
S. Giovanni de' Rossi, lungi dal rallentare lo zelo nel confessare durante le sue malattie, si animava invece col dire: «La carità mai non pregiudica». Egli proseguiva le frequenti sue visite all'Ospedale, la cui chiave chiamava «chiave del Paradiso», e dove impiegava, non senza suo rischio, tutte le sue premure, in ispecie verso i tisici, ch'egli diceva essere di sua giurisdizione e che l'udirne le confessioni «era di privata pertinenza».
Proposito: Mi esaminerò se, nell'ascoltare le confessioni, supero volentieri le inseparabili molestie.

 


Testo tratto da: Mons. Pasquale Morganti, L'amministrazione del sacramento della penitenza, Torino: Marietti, 1944, pp. 21-27.