LA MESSA SORGENTE DI SANTITÀ SACERDOTALE

Spiritualita

Mateo Crawley-Boevey SS.CC.
(1867-1960)
RITIRO SACERDOTALE

Adveniat Regnum tuum!

LA MESSA SORGENTE DI SANTITÀ SACERDOTALE

«Elegit sacerdotem sibi ad sacrificandum Ei hostiam laudis».

Trattando il tema tanto sublime del Santo Sacrificio della Messa, mi sento preso da un santo tremore, e mi sento obbligato a fare una preghiera insieme con Maria Regina del Clero per purificare il mio cuore e le mie labbra, onde poter parlare meno indegnamente di questo mistero di fede e di amore. Che i vostri cuori si uniscano al mio!
«Gloria al Padre in ringraziamento del dono ineffabile del Verbo suo Figlio, nel Mistero dell'Incarnazione!
«Gloria al Figlio, all'Agnello Immacolato in ringraziamento del mistero della redenzione nell'effusione del suo Sangue Prezioso sul patibolo della Croce!
«Gloria al Paraclito, Spirito di verità e di Amore consustanziale, in ringraziamento del dono incomparabile del nostro sacerdozio, in virtù del quale noi saliamo all'Altare e offriamo al Padre la Vittima senza macchie.
«Gloria, lode e amore alle Tre adorabili Persone dell'Augusta Trinità, «per Christum Dominum nostrum», il Mediatore e l'Ostia nel santo Sacrificio della Messa.

* * *

Secondo i disegni del Signore, la S. Messa dovrebbe ogni giorno realizzare due grandi prodigi, quello della «transustanziazione» e quello della santificazione del celebrante, corollario e primo frutto della Messa.
Il primo dei prodigi si produce, oh, ben di sicuro! infallibilmente in tutte le Messe; il secondo, ahime!, soffre delle numerose eccezioni.
Infatti, se l'Ostia e il Calice volessero parlare, potrebbero dire molto spesso al celebrante: «Alla tua parola sacerdotale, la sostanza del pane e del vino è scomparsa, noi non ne conserviamo che gli accidenti o apparenze, noi siamo divenuti «il Cristo, Figlio del Dio vivo». Ma tu, o Sacerdote consacrante, quando farai con te stesso questo miracolo d'amore, cioè quando, per virtù e grazia della tua Messa, all'Altare e nel tuo sublime ministero non avrai che le apparenze d'uomo e diverrai in realtà un «Alter Christus»?
Donandosi sotto le apparenze del pane consacrato, il Signore si era proposto di divorare noi lasciandosi divorare Egli stesso. Voglio dire che Egli voleva per la virtù del Sacrificio e del Sacramento trasformarci in Lui. Divorare Lui è facile, perchè Egli si dona per questo. Ma essere divorati da Lui e lasciarci consumare con Lui nel fuoco del Divin Sacrificio, ahimè!, questo suppone da parte nostre una oblazione generosa e totale che il Cuore di Gesù non sempre trova nel celebrante.
Noi saremo la sua vittima d'amore, quando, in luogo di pronunciare per abitudine, sapremo approfondire e vivere quella ineffabile formula che riassume tutto il valore e la grandezza del Santo Sacrificio: «per Ipsum et cum Ipso et in Ipso est Tibi, Deo Patri omnipotenti, omnis honor et gloria».
Allora solamente, essendo diivenuto ciascuno di noi «offerens et oblatio» con Gesù Cristo, la nostra Messa sarà in realtà una onnipotenza di grazia santificante per noi Sacerdoti, una redenzione per il nostro popolo e l'inno di lode e di gloria per eccellenza all'Augusta Trinità.
Un sacerdote pieno di qualità, ma che non ha ancora capito tutta la trascendenza della sua Messa per la sua vita sacerdotale e spirituale, è ancora lontano dall'ideale voluto da Dio.
Al contrario, diceva il card. Mercier: «Colui che ha compreso la sublimità del suo Altare e che si sforza seriamente di fame il centro e la sorgente divina della sua vita, questi morirà canonizzabile».
Quanti sacerdoti disperdono i più ricchi tesori del loro sacerdozio, perchè non considerano la Messa che una funzione del ministero come tante altre, in luogo di farne la funzione sacerdotale eminente e sublime per eccellenza, e questo in maniera che tutto il loro sacerdozio graviti attorno all'Altare! Ascoltate a questo proposito una parte del discorso pronunciato da Mons. Tissier, a Lourdes, durante un Congresso di Sacerdoti: «Voi vi immaginate sovente che il prete è anzitutto l'uomo del Vangelo e dell'azione apostolica, e quindi che il miglior prete è colui che si consacra alle opere. Per qualcuno l'essenziale del Sacerdote è la sacra preoccupazione delle anime. No ! il prete è anzitutto e sopratutto l'uomo quasi-divino della Messa, il Sacrificatore! La Messa è la sua proprietà, è lui stesso, egli non è veramente prete che all'Altare.
È, dunque, la gioia dell'Ostia di incontrare là il suo prete, come dovrebbe essere la gioia del prete di trovare là la sua Ostia: Deifica professio».
Veramente «deifica professio» questa che ci mette un po' sullo stesso piano di Gesù Cristo in qualità di mediatori e di ostie, celebrando la «grande azione», come chiamavamo in altri tempi il mistero dell'Altare.

E adesso io domando ancora alla Santa Vergine di chinarsi su di me, di illuminarmi, di benedirmi, perchè io vorrei prenderla, Ella stessa, come modello del sacrificatore compenetrato della santità del rito che celebra.
Tre misteri, infatti, della vita di Maria ce la rappresentano compiendo una alta funzione sacerdotale, di cui la nostra Messa sembra essere a distanza una mistica riproduzione. «Verbum caro factum est de Spiritu Sancto ex Maria Virgine».
Non è, forse, il primo gesto di Maria divenendo Madre del Verbo Incarnato, quello di offrirlo al Padre che glielo aveva confidato?
E non è, forse, tutto questo che realizza ogni mattina ogni sacerdote, rinnovando sulla patena del Cuore di Maria l'offerta della Vergine Madre nel giorno stesso dell'Incarnazione? L'oblazione divina e i fini di questa oblazione sono gli stessi del 25 marzo a Nazareth e di ogni mattina sul nostro altare. Ah! che Maria ci impresti lo splendore della sua purezza, il profumo della sua umiltà, l'ardore del suo amore per celebrare la Messa con le sue stesse disposizioni di santità sacerdotale!
Ma quella prima ablazione fu segreta, intima, ed era necessario renderla, se posso esprimermi così, sacramentalmente sensibile.
Perciò ecco che «secundum legem Moysi tulerunt Jesum in Jerusalem ut sisterent eum Domino» (Luc. 2,22). Maria, tutta pura, offre, dunque, nel tempio l'Agnello senza macchia al Padre, glielo offre per la sua gloria e per la salvezza del popolo.
Essa non è, infatti, Madre del Messia che per cooperare alla sua missione redentrice, che per offrirlo alla gloria di Colui che l'ha inviato.
Oh, voglia Maria che la nostra Messa quotidiana attiri le compiacenze del Padre, come la presentazione del Bambino Gesù al Tempio di Gerusalemme, presentazione fatta per le mani della sua SS. Madre!
E arriva il giorno del Calvario! «Oblatus est quia Ipse voluit» (Is. 53,7). In piedi accanto alla Vittima, « stabat Mater» rinnovando l'offerta del giorno dell'Annunciazione e della presentazione al Tempio. Poiché, se Egli si offre per amore, Maria, con tutto il suo diritto di Madre, Lo rende al Padre pure per amore, mescolando l'acqua amara delle sue lacrime con il Sangue preziosissimo di Gesù.
Voi lo sapete, il calice della nuova Alleanza che noi prendiamo nelle nostre mani rinnova questo Mistero del Sangue Divino in maniera incruenta.
In quell'ora così solenne, come sul Calvario, avremmo bisogno di Maria vicino a noi per sostenere le nostre braccia e soprattutto per infiammare i nostri cuori. Oh ! domandiamole come grazia suprema di liberarci dal terribile male che sarebbe il peccato dell'andazzo abituale nella celebrazione dei celesti misteri!

Insistiamo adesso su certe disposizioni necessarie per ottenere dei frutti abbondanti nella celebrazione del Santo Sacrificio.
Prima di tutto, fate per quanto vi sarà possibile una diligente preparazione alla vostra Messa.

Malgrado le vostre occupazioni sovente sovraccariche, malgrado i Lavori imprevisti che si innestano sul vostro programma, fate uno sforzo per preparare bene la vostra Messa, perchè chi trascura abitualmente questa preparazione rischia fortemente di sciupare in parte la incommensurabile grazia della sua Messa.
Che la Santa Vergine vi prepari Ella stessa, rivelandovi la Sua preghiera e le disposizioni del suo Cuore nel Venerdì Santo, mentre sotto i suoi occhi, a qualche passo da Lei, inchiodavano sulla Croce il Figlio suo e suo Dio.
In seguito, celebrate la vostra Messa assaporandola con la migliore pietà, senza altre preoccupazioni o pensieri che quelli di glorificare la SS. Trinità, che per mezzo di Gesù Cristo, riceve in quel momento i più divini omaggi, i soli degni della divina Maestà.
Ho detto assaporare la Messa, per far osservare la grave semplicità e l'intensità della fede e dell'amore che questa «grande azione» richiede dal celebrante che in quel momento sacrosanto è Cristo più che mai. Ah ! sarebbe necessario essere dominati da tutta la magnificenza del mistero, come se per un istante, rotto il velo, avessimo dinanzi agli occhi la stessa visione del Tabor e quella del Calvario, le due maestà che avvolgono l'altare e il sacrificatore.
Se Francesco d'Assisi fosse stato prete, come avrebbe celebrata il Santo Sacrificio dopo il miracolo del Monte Alvernia? Non dipende che da voi avere le stimmate del cuore per dire bene la vostra Messa con l'ardore del Serafino di Assisi.
Domandate a Maria la grazia di tutte le grazie, quella di progredire ogni giorno nello spirito di una fede più viva, nello slancio più forte dell'amore quando offrite il Santo Sacrificio. Non fosse che per questa sola ora, sforzatevi di avere un po' dell'anima del Curato d'Ars e voi avrete sicuramente, come conseguenza, tutta la potenza missionaria e apostolica di Francesco Saverio senza bisogno dei suoi carismi.
E notate bene che io non parlo della devozione sensibile, no! Parlo di quella fiamma fatta di una grande fede e ravvivata per mezzo della meditazione di questo grande mistero e per la veemenza del desiderio.
Disgraziatamente noi abbiamo fatta troppa abitudine con la sublimità del nostro altare. Ed io oserei dire, con un sentimento di adorazione e di gratitudine, che l,a colpa è in parte del Signore stesso, perché ci ha dato troppo. È sopratutto qui che Egli ci ha amato, noi i suoi amici, ci ha amato fino all'eccesso!
Se pur la Messa fosse un raro privilegio concesso come una ricompensa periodica per un determinato numero di sacrifici compiuti nell'apostolato, o per qualche pesca miracolosa ottenuta a prezzo di sacrifici eroici…, ma no!, essa è quotidiana, e tanto per i santi che per coloro che neanche pensano di divenirlo, e che, per andazzo, nemmeno pensano di rinunziare a tal privilegio.
Oh, «si scires donum Dei» (Jo. 4,10). Sacerdote e missionario, se tu fossi educato allo spirito di una preghiera più assidua, se tu fossi illuminato da una fede più ardente, se tu sopratutto fossi spinto da uno slancio d'amore più fervente… come sapresti apprezzare il dono per eccellenza del tuo sacerdozio, la funzione sublime del tuo ministero, il dono dei doni che fa di te ogni mattina all'Altare un vero Cristo!… lo ho la convinzione che gli stessi più grandi santi hanno avuto in cielo una impressionante sorpresa quando hanno visto, nella luce della gloria, quella che è stata la loro grandezza nel celebrare il Santo Sacrificio.
Quando fui testimonio a Napoli del miracolo di S. Gennaro e vidi l'ampolla del sangue effervescente del martire, nonostante che siano già passati più di mille anni dal giorno in cui quel sangue fu versato, confesso che mi sono sentito commosso, però… per il tempo di un secondo. L'immediato ricordo del mio calice, del mistero della transustanziazione della mia Messa, ridonò immediatamente tutta la calma al mio cuore. Perchè tra questi due miracoli, quello della mia Messa è immensamente più grande di quello di San Gennaro.

Ah! io aspetto l'ora della mia agonia per gettare con amore una sfida al mio Angelo Custode. Io gli dirò: «Angelo benedetto, io spero per una infinita misericordia di essere ben presto tuo compagno per tutta l'eternità: ma malgrado la mia immensa miseria, io sarò ancor più bello di te, perché io porterò in me, impresse con il Sangue dell'Agnello, le rassomiglianze del Figlio di Dio, ciò che tu non hai. E inoltre, caro Angelo, io sarò più nobile di te, non certamente per natura, ma per misericordia, perchè il Signore è della mia razza e del mio sangue…, e per la sua condiscendenza, suo Padre è mio Padre e sua Madre è mia Madre. Egli è, dunque, mio fratello primogenito, titolo che tu non hai. E per colmo di felicità, (ascolta, caro Angelo!) mentre prosternato insieme a te adorerò l'Altissimo, io potrò con tutta verità gloriarmi di avere comandato al mio Dio mentre stavo al Santo Altare ed Egli mi è stato sempre sottomesso. Per conseguenza potrò dire che io sono stato in questa vita Signore del mio Signore; in virtù del mio sacerdozio, potere e privilegio che tu non hai mai avuto».
E l'Angelo dirà: «Cosi è, canta per tutta l'eternità la munificenza e la misericordia del Signore che ti ha elevato al di sopra dei Principi e dei Troni del suo Regno»!…
Se per provare la mia fede il Signore mi offrisse in cambio della mia Messa di essere rapito ogni mattina al terzo Cielo come S. Paolo e di incominciare così, qui in basso, a gustare tutte le delizie del Paradiso, io supplicherei in ginocchio Nostro Signore di riservarmi fino alla morte il mio sacro diritto al Santo Altare. Rinuncerei ai carismi di S. Paolo e di tutti i santi, che non sono che un pallido raggio del sole d'amore e di gloria, quale è il Santo Sacrificio.

Infine, ben penetrati della grandezza e della bellezza della nostra Messa, è necessario saperla e volerla vivere. Cioè, discendendo dall'Altare noi dobbiamo vivere quanto è possibile la vita della Santa Vergine dopo l'Annunciazione, dato che noi portiamo in noi, come Lei, l'Emmanuele, il Dio con noi sentite quello che ne pensava S. Giovanni Eudes: «Il Sacrificio della Messa, diceva egli, è di una tale sublimità che ci sarebbero necessario, per impossibile, tre eternità per onorarlo degnamente.
La prima per prepararci a salire all'Altare; la seconda per celebrare in una estasi d'amore i divini misteri; e la terza per benedire e ringraziare Dio di questo dono incomparabile. Ahimè!, aggiungeva il Santo, noi non avremo – e troppo tardi – che solamente la terza eternità per ringraziare, e spesso piuttosto per riparare la nostra trascuratezza e le nostre deficienze nel santuario».
Domandate insistentemente alla SS. Vergine la grazia di saper mettere al centro della vostra vita interiore e di tutto il vostro apostolato, l'Altare della vostra Messa quotidiana.
Ho detto centro, verso il quale per un grande spirito di fede converga tutta intera la vostra vita. Centro, da cui scaturiscono dei fiotti di vita divina che irraggiano attorno e lontano da voi.
Vivete la vostra Messa, vivete per la vostra Messa, vivete della vostra Messa. Preparatela con un immenso amore e assaporatela ogni mattina come se fosse la prima e l'ultima della vostra vita.
Se voi avrete veramente questa pietà, voi avrete tutto: «omnia autem adiicientur vobis» (Mth. 6,33).
Per terminare, una parola in rapporto alla fecondità del vostro Altare. Il prete e il missionario che sappia celebrare veramente bene La S. Messa e che si sforza di essere ogni giorno un vero Cristo, è già di per se stesso un vero apostolo. Poiché tutto quel risultato che la parola o l'attività saranno incapaci di ottenere, la Messa lo supplirà da un polo all'altro.
Infatti, è Gesù Cristo stesso che, rinnovando la sua offerta redentrice nelle vostre mani, rivolge al Padre una preghiera che non può essere che vittoriosa: «Pater dimitte… sanctificetur nomen tuum… adveniat Regnum tuum… fiat voluntas tua…»
A questo riguardo, ecco ancora una bella parola di Mons. Tissier: «Io ascolto qualche volta dei sacerdoti scoraggiati, lamentarsi della sterilità di un ministero di cui non rimane loro poco più che la Messa celebrata in una chiesa vuota… Ma che cosa è che fanno, dunque? Ah! essi salvano le anime peccatrici… riscattano delle nazioni colpevoli… salvano il mondo che scoppierebbe senza la Messa riparatrice…»
Oh! è proprio il Santo Sacrificio della Messa quello che dà la ragione di certe conversioni, che sarebbero d'altra maniera inesplicabili, e di centinaia di grazie che sono qualche volta dei veri prodigi di una nuova Pentecoste e che non hanno alcuna relazione con gli sforzi della migliore azione apostolica. Credetemi, è il vostro calice che, meglio del sangue di Abele, grida misericordia e la spande a fiotti sulle anime.
Come sarebbe efficace e fecondo l'apostolato meraviglioso della vostra Messa, se voi sapreste aggiungere all'«ex opere operato» dello stesso sacrificio, la fede di S. Francesco Saverio, gli slanci di fervore del Curato d'Ars e di S. Vincenzo de Paoli !
La vostra missione davanti a Dio ha il suo punto di partenza e il suo coronamento di grazia al Santo Altare, siatene ben convinti!
Infine, celebrate con un'anima talmente celeste e un cuore talmente serafico da poter realizzare all'Altare la sublime preghiera di Gesù alla Cena: «Padre, che essi siano uno con me, come Voi ed Io, Padre, siamo uno nell'amore» (Cfr. Jo. 17,11).
Oh! fate del vostro Altare il vostro Cielo anticipato e il riscatto supremo delle anime che vi sono affidate. Ancor meglio, fate del Mediatore e dell'Ostia della vostra Messa il «Deus meus et omnia» di tutta la vostra vita sacerdotale!
Celebrando ogni mattina la S. Messa, siate il « discipulus qui diligebat Jesus» (Jo.13,23). Ma amate anche voi talmente il vostro altare e salite ad esso con tali disposizioni di fede e di fervore da poter essere «discipulus qui diligebat Jesum».

RISOLUZIONI PRATICHE: Quello che voi darete alla vostra Messa, come purezza, come spirito di fede, come fervore di preghiera, voi lo darete alla vostra anima sacerdotale, e anche alle altre anime. Quale sorgente di salvezza è il vostro calice!
Non dimenticate che il vostro Sacrificio dovrà essere la vostra prima e suprema predicazione fatta al popolo: che è allo stesso tempo l'omaggio sacerdotale per eccellenza fatto a Dio.
Sforzatevi, pertanto, di essere un Cristo all'Altare, per mezzo di una preparazione assai diligente dei santi Misteri. Quello che sarà la vostra preparazione, sarà la vostra Messa. E quello che sarà la vostra Messa, sarete voi agli occhi di Dio.
Voi sarete giudicati un giorno secondo la misura della vostra purezza di fede e d'amore che avrete apportato alla celebrazione del Santo Sacrificio.
Abbiate orrore dell'andazzo al Santo Altare!
E al memento dei morti pregate specialmente per le anime dei confratelli sacerdoti: fate loro questa carità, essa vi sarà un giorno restituita con abbondanza.

Veni Sancte Spiritus!
Adveniat Regnum tuum!

Veni Sancte Spiritus!
Adveniat Regnum tuum!

 


testo tratto da: P. Matteo Crawley SS.CC., Ritiro Sacerdotale, Grottaferrata – Trento, 1958, pp. 110-124.