LA DOTTRINA DELLA FIDUCIA

Spiritualita

Mateo Crawley-Boevey SS.CC.
(1867-1960)
RITIRO SACERDOTALE

Adveniat Regnum tuum!

LA DOTTRINA DELLA FIDUCIA

«Scio cui credidi…»
(II Tim. 1,12)

Un Ritiro deve sopratutto dilatare i cuori per avvicinarli al Cuore di Gesù, intensificando la nostra fiducia m Lui. L'esame delle nostre mancanze, la constatazione delle nostre miserie, lo stesso timore filiale di perdere Dio, bene supremo, tutte queste considerazioni del Ritiro dovranno portarci a lasciarci cadere nelle braccia e sul Cuore del Salvatore… Il solo rimedio è là, la forza e la grazia si trovano là, la sorgente della santità è là e solamente là.
Perciò, dopo avervi esposto come base la dottrina della Misericordia, mi preme terminare la lezione parlandovi della Fiducia.
Sul lago ancora avvolto di tenebre, Gesù cammina sulle acque. La distanza e la bruma impediscono agli apostoli di riconoscerlo. Essi, anzi, sono presi dalla paura, scambiandolo per un fantasma.
Ma ecco che Gesù li rassicura dicendo: «Nolite timere… Ego sum…» (Mc. 6,49).
Oh, le belle parole del Maestro! Parole piene di dottrina, meditiamole! – Non abbiate paura, dice Gesù. E la ragione? « Perchè sono io! Il Se io fossi un Angelo, un Profeta, un Santo, voi potreste anche avere ragione di temere, perchè nessuno di essi vi può conoscere ben a fondo quanto Io… Soprattutto, essi non potrebbero per nulla donarvi una compassione e una misericordia infinita. Ma sono io, non abbiate dunque timore, aprite tutto il vostro cuore alla fiducia!…
Gesù è l'unico predicatore del nostro Ritiro, io ve l'ho detto fin dal principio; è perciò Gesù dal fondo del suo Tabernacolo, che vi ripete queste stesse parole di fiducia serena, per orientare le vostre anime sacerdotali sul cammino che sale. Egli vuole donarvi delle novelle energie di grazia, delle ali soprannaturali.
A questo scopo, per rafforzare le risoluzioni del vostro Ritiro e attirarvi ancor più vicini al suo Cuore, in questo momento Egli vi ripete: «Confidite… Ego vici mundum… Nolite timere, Ego sum!» (Jo. 16,33).
Che grande, che urgente bisogno di fiducia hanno tutti i preti e sopratutto i missionari! «Una volta piantato da Dio nei ranghi dei combattenti, dice il Card. Manning, nessun prete non ha motivo di tremare».
Ma avendo dei gravi doveri e delle responsabilità singolari che non hanno i fedeli, noi pensiamo di avere anche dei giustificati motivi per lasciarci piegare da un certo scoraggiamento. E ciò tanto più in quanto anche noi abbiamo dei difetti come tutti gli altri. Lo confesso con semplicità che si predica una certa classe di Ritiri in cui il nero sovrabbonda e favorisce tale stato d'animo. Quelli che avrebbero assai più bisogno d'aria pura e di essere rialzati, trovano là l'argomento del loro pessimismo e della loro depressione. Io stesso sono stato qualche volta vittima di questa sorta di Ritiri.
Certo, è necessario ed anche indispensabile parlare chiaro delle nostre miserie possibili o reali, per prudenza o per prevenire, ed io credo di averlo fatto nelle mie prime conferenze.
Ma è necessario, allo stesso tempo che si parla delle nostre debolezze, controbilanciare l'impressione penosa e dare un risoluto slancio ai cuori verso le cime. Al lato degli abissi delle nostre miserie, bisogna mostrare subito un altro abisso, quello ancor più profondo della divina misericordia, l'uno e l'altro. Perchè, se l'illusione sarebbe perniciosa, lo scoraggiamento sarebbe nefasto. Se le nostre miserie sono grandissime, dobbiamo altresì spiegare sempre chiaramente che la Misericordia di Dio è infinita e che la sua sorgente è alla nostra portata.
Come può essere il buon samaritano di tante anime provate e inferme, il prete che vive egli stesso piuttosto esaurito sotto il peso delle proprie miserie, impotente a reagire, strascicandosi per mancanza di un amore fiducioso?
Vogliate dunque seguirmi con una speciale benevolenza, poiché l'argomento vi deve sommamente interessare.
Esaminiamo il solido fondamento della nostra fiducia con il fine di renderla inalterabile. Affidiamoci ciecamente alla divina saggezza di colui che solo sa ritrarre il bene dal male, la santità e la forza dall'infermità, la vita dalla morte.
Sì, credete con una fede immensa alla Sapienza del Signore in modo da lasciarlo fare interamente quel che vuole e realizzare quei disegni che gli piacciono per la sua gloria e per il vostro bene. Ciò anche in contrasto qualche volta con i vostri progetti e a detrimento dei vostri piani.
La Sapienza Divina non distrugge giammai, se non in vista di costruire per l'eternità. Mai manda le prove, se non per inondare di pace e di meriti colui che essa fa soffrire.
La Sapienza divina ha i suoi disegni misteriosi e purtroppo noi molto spesso non sappiamo intendere le sue vie, come Egli stesso lo ha dichiarato: «Le vostre vie non sono sempre le mie, né i vostri pensieri sono i miei pensieri» (Is. 55,8).
Ma, oh! le meraviglie realizzate su questa terra dalla Sapienza divina e che l'eternità ci svelerà un giorno con nostra grande meraviglia!
Noi vedremo allora, con una divina chiarezza, la trama occulta degli avvenimenti grandi e piccoli, di tutto, assolutamente tutto quello che questa Sapienza divina ha permesso e ordinato e che ora è inesplicabile per noi, nella penombra di questa vita dove noi non vediamo Dio che in enigmi.
Siatene convinti, la nostra eternità sarà troppo corta per cantare e lodare questa Sapienza che senza consultarci, ci ha spesso contrariato, fatto soffrire, per salvarci e colmarci di benefici.
Come dei fanciulli, noi abbiamo protestato, gridato. Ma il Cielo un giorno ci rivelerà quanta saggezza vi era nascosta in quelle contrarietà e quanta tenerezza paterna in quelle divine crudeltà.
Come ammireremo allora la saggezza della divina follia della Croce, mentre riconosceremo pure la follia insensata dei nostri ragionamenti, dei nostri calcoli, della nostra povera saggezza umana! Difatti, in quale abisso ci troveremmo da molto tempo se il Signore avesse voluto mettere in pratica tutti i nostri più bei progetti? Ecco perchè, parlando a Margherita Maria, Egli le diceva: «Figliola mia, lasciami la mano libera, lascia fare a me!…»
La nostra saggezza e la nostra sicurezza e il nostro merito è li!
In uno dei miei numerosi viaggi, dovetti un giorno cambiare di treno, andando da Lourdes a Parigi, e mi sbagliai di linea!… Quando me ne resi conto, era troppo tardi, e io sentii in un primo momento una legittima impazienza, perchè sarei arrivato a destinazione con più ore di ritardo. Invece, errore provvidenziale!… Il treno che avrei dovuto prendere non arrivò a Parigi, in seguito a una catastrofe a cui la Provvidenza ha voluto sottrarmi.
Ah, prendiamo sempre il treno e la via del Signore, senza domandargli delle spiegazioni e senza lasciarci tormentare la testa dal mistero degli avvenimenti che Lui solo conosce e che permette!
Chi ci conosce a fondo? Lui salamente! E chi, conoscendoci tali quali siamo, ci ama di un amore che solo merita questo nome? Ancore solamente Lui!
Pertanto, basate la vostra saggezza sulla sua. Lui conosce il potere e ha il pieno diritto – diceva S. Teresa – di scrivere diritto su delle linee storte.
Fiducia, immensa fiducia, e pace! Crediamo alla divina saggezza!

Pace, grande pace, affidandoci anche alla Giustizia del Signore.
Si, a questa giustizia così meravigliosamente bella e mal compresa…, così rassicurante e così calunniata, anche in mezzo ai cristiani. Quanti falsi pregiudizi contro di essa! Qualche volta si giunge a considerarla un sinonimo dell'inferno!…
Ed è un linguaggio comune, ma ben poco dottrinale, quello di attribuire la dannazione alla Giustizia e la salvezza all'amore misericordioso. I Santi sono in Paradiso tanto per giustizia che per amore.
Come fa bene sapere e pensare che saremo giudicati da un Giudice di infinita giustizia, che vede e pesa tutto, che sa distinguere tra ignoranza, debolezza e malizia, ciò che non sanno fare gli uomini. Le sue sentenze sono dunque perfettamente giuste, perchè infinitamente sagge.
Questo Giudice di infinita giustizia non può esigere da un pulcino ciò che domanda a un'aquila, ad un angelo… Ed ecco perchè ancora una volta, con sorpresa degli uomini severi, ignoranti e ipocriti, Gesù perdona ben più facilmente che la più tenera delle madri. È perchè ci conosce meglio di quanto ci può conoscere una madre.
Quanto mi piace a questo riguardo, l'invocazione veemente di S. Paolo, inspirato da una profonda convinzione… «Non mi resta più che ricevere la corona di giustizia che mi è riservata: il Signore, il giusto Giudice, me la donerà…» (II Tim. 4,8).
Notate che Egli non fa appello al Signore delle misericordie, ma al Giudice di infinita giustizia, reclamando la corona che Egli ha promesso e che deve dare per la sua fedeltà.
S. Paolo ha forse, dimenticato il suo passato di persecutore arrabbiato e tutti i suoi peccati? No, certamente, ma pur con essi egli crede con una immensa fede al perdono promesso e su questa base non esita a reclamare la sua ricompensa.
Ahimè! come sono contati i cristiani che ragionano in questa maniera! La maggior parte, guardando indietro, vivono tormentati per i peccati della loro vita passata, dubitando del perdono e oltraggiando in questo modo la Giustizia e la Misericordia di Dio.
Tale deformazione lamentevole e dannosa, nonostante l'anatema della Chiesa, è dovuta a un certo spirito giansenista che dissecca le anime e impicciolisce i cuori. Tenendo essa per base un orgoglio raffinato, è la peggiore delle eresie, quella che ha pervertito, in mezzo alle classi alte, gli elementi dirigenti.
Tutti gli attributi divini si concatenano perfettamente. Pertanto, per credere veramente alla Saggezza e all'Amore, dobbiamo credere anche, con una fede profonda e invincibile, alla Giustizia divina e riposare sopra di essa con tutta la nostra fiducia.

Vivete in pace, affidandovi all'amore di Gesù Salvatore, donandovi al suo Sacro Cuore. Sono disgraziatamente rari i cristiani e gli stessi preti che possono dire con S. Giovanni: «et nos credidimus caritati» (I Jo. 2,16), noi abbiamo creduto veramente all'Amore!
Invero, Egli è venuto in casa sua e i suoi, quelli che sono il più luminoso argomento della sua bontà, non l'hanno riconosciuto, non hanno riconosciuto l'Amore!
Perciò insisto: Deus caritas est! Dio è tutto amore, Gesù è tutto amore. Quando Egli comanda, quando Egli proibisce, quando Egli ricompensa, quando Egli corregge e anche quando punisce, è sempre il Cuore di Gesù che si manifesta, che sprigiona le fiamme dell'amore.
Si, anche i santi rigori che il Signore impiega in questa terra sono la prova di una infulita compassione; è sempre il suo Cuore che castiga in questa vita per poterci salvare per l'eternità.
Ed ecco come La Giustizia Divina quaggiù è infinitamente tenera e misericordiosa, poichè essa ci risparmia un terribile Purgatorio e non raramente un inferno eterno.
Questo fu il caso di quel giovane di famiglia ricca, divenuto assassino in un momento di passione, uccidendo una donna. Malgrado il suo nome e la posizione della famiglia, per una rara eccezione della giustizia umana, abitualmente tanto parziale, fu condannato a vent'anni di prigione… Entrò in carcere con rivoltante indifferenza. Fortunatamente incontrò nel cappellano delle carceri un vero apostolo e a poco a poco si convertì. Si sentì trasformato e divenne un vero anacoreta, un contemplativo nella sua stessa prigione.
Passati i vent'anni di punizione, ricevette la notificazione della sua liberazione, ma allora egli cadde in ginocchio per domandare il favore di essere lasciato in prigione fino alla morte. «Io sono entrato qui – diceva – colpevole e meritando cento volte l'inferno, ed è qui dove ho trovato il mio Salvatore e il perdono. Io domando la grazia di non abbandonare la mia cella se non quando Dio mi chiamerà in Paradiso». Gli accordarono il favore e morì portiere nella prigione, come un santo.
Eccovi ancora un caso molto più interessante, quello di un prete la cui colpevolezza non era stata sufficientemente provata, ma che fu non di meno severamente castigato dal suo vescovo.
A dire il vero, la sanzione fu esagerata e fuori luogo e si temeva che essa producesse un effetto disastroso. Ma fu la divina misericordia che inspirò quel rigore. Il colpevole apri gli occhi e la grazia entrò nel suo cuore. Baciando con umiltà la mano che lo percuoteva, confessò la sua colpa, fece penitenza, riparò i suoi torti e si riabilitò con una vita di fervore straordinario. Egli meglio di me, potrebbe assicurarvi che il Cuore di Gesù è Amore, tutto Amore anche quando castiga.
Seguendo questo pensiero che conferma sempre la stessa tesi, io affermo che tutte le nostre croci e le nostre prove nell'ordine fisico e morale, tutte le amarezze che ei vengono dalle creature, non sono in fondo che una grazia dell'Amore Infinito, carezza sanguinante di un Dio crocifisso, ma divina carezza!
Oh! il male immenso del giansenismo che, sotto pretesto di salvare i diritti di una Maestà divina, profanava la Maestà del Calvario, la santità della Croce, la fecondità del Sangue divino sparso per noi, e convertiva tutta la Redenzione in un sistema di vendetta divina negando la carità del Padre e l'amore misericordioso del Figlio!
Voi non vi ingannerete giammai quando nelle ore più nere e più penose, mantenete inalterata la pace del cuore con la fiducia illimitata e cieca nel Cuore di Gesù, si tratti dei vostri affari intimi e personali, o della vostra missione in mezzo alle anime.
Voi potete facilmente tremare di paura sotto le stesse parvenze della virtù, ma voi non potete giammai esagerare nella fiducia, quella che va sempre alla pari con l'amore e l'umiltà, perchè, non dimenticatelo mai, fiducia e umiltà sono indissolubilmente i due occhi di uno stesso volto. Infatti, voi vi affidate come un bambino al Cuore di Gesù, voi vi gettate interamente nelle sue braccia, precisamente perchè voi riconoscete e confessate la vostra assoluta impotenza. Ed è allora che voi vi riposate, che voi vi sentite forti, quando nella vostra immensa debolezza, voi avete deposto il peso delle vostre incapacità e miserie nella ferita del Costato del Buon Maestro, dicendo con S. Paolo: «Scio cui credidi».
Ma non vogliate pensare che mentre vi guido nella via della confidenza, io chiuda gli occhi sulle vostre possibili miserie e manchevolezze, oh, no! L'amore confidente,che io vi predico non è l'appannaggio dei santi confermati in grazia, ma di quelli che lottano per divenir santi, mentre sentono in se stessi «i fomiti del peccato». L'amore confidente è per i deboli che vogliono divenire forti e potenti, per coloro che hanno l'esperienza delle loro miserie, ma che nella loro umiltà e sincerità, davanti a Dio vogliono reagire e rimontare la corrente.
Come diceva mirabilmente S. Teresa di Lisieux: «non è per essere stata preservata dal peccato mortale che io mi innalzo a Dio con fiducia e con amore: ah, io lo sento, quando anche avessi sulla coscienza tutti i crimini che si possono commettere, io non perderei niente della mia confidenza, io andrei col cuore spezzato dal pentimento a gettarmi nelle braccia del mio Salvatore. Io lo so che Egli amava il Figlio prodigo, io ho inteso le sue parole alla Maddalena, alla donna adultera, alla Samaritana. No, nessuno potrebbe spaventarmi, perchè io so intendere il suo Amore e la sua Misericordia».
In altre parole, abbiate una confidenza illimitata nel Cuore di Gesù, non già malgrado, ma proprio a causa delle vostre grandi miserie. Gesù è il Salvatore, è il Medico, è il Buon Pastore, tutti titoli che suppongono da parte sua una divina pietà, una infinita misericordia, e da parte nostra una debolezza e una colpa. «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, magli ammalati» dirà Lui stesso (Mth. 9,12).
E a una anima provata diceva: «Quando tu mi dici: io ho fiducia in Voi, io credo al vostro amore,… tu mi rapisci il Cuore».
Cari sacerdoti, è vostro diritto di rapire ii suo Cuore, che già vi appartiene per tanti titoli. Rapitelo, dunque, dicendogli con parole di fuoco e soprattutto con le opere, che voi conserverete la vostra pace anche in mezzo alle tempeste, che voi vedrete in tutto e sempre una perfetta uguaglianza tanto rassicurante fra la sua Giustizia, la sua Saggezza e il suo Amore Infinito. Ed aggiungete con l'Apostolo: «Scio cui credidi. In te Domine speravi, non confundar in aeternum!) (Ps. 30,2).

RISOLUZIONI PRATICHE: A misura che io avanzo negli anni, mi convinco sempre più che sovente noi preti non facciamo quell'opera meravigliosa di santificazione che il Signore vorrebbe operare per nostro mezzo, proprio a causa della mancanza in noi di una grande, di una immensa confidenza.
Diventate, dunque, coraggiosi nell'opera principale della vostra santificazione, senza giammai cedere al pessimismo né allo scoraggiamento.
Diventate intrepidi nell'opera sublime dell'apostolato, sostenuti da una fiducia inalterabile. E ravvivate questa virtù nelle crisi, attizzatela come una fiamma divina nelle ore di dura lotta e soprattutto di fracasso esterno.
Abbiate una fede a tutta prova nella Saggezza, nella Giustizia e nell'Amore del Signore, quando umanamente voi avreste ragione di essere meno valenti.
Tenete fermo e, meglio, andate avanti, remate contro corrente, salite più in alto ogni giorno, perché se Dio è con voi, se il Cuore di Gesù è nel vostro cuore, chi sarà efficacemente contro di voi?
Dimostrate allora che è proprio stata scritta per voi questa magnifica frase: «et nos credidimus caritati!» (I Jo. 2,16).

Veni Sancte Spiritus!
Adveniat Regnum tuum!


testo tratto da: P. Matteo Crawley SS.CC., Ritiro Sacerdotale, Grottaferrata – Trento, 1958, pp. 138-151.