Della cooperazione dello Spirito Santo in questo mistero

Spiritualita

P. SILVIO MARIA GIRAUD
MISSIONARIO DELLA SALETTE

SACERDOTE E OSTIA

Del sacerdozio di nostro signore Gesù Cristo, del suo stato e delle sue disposizioni di Ostia

CAPITOLO TERZO. Della cooperazione dello Spirito Santo in questo mistero

 


Per amore verso il nostro Dio terza Persona della SS. Trinità, esaminiamo in qual modo lo Spirito Santo abbia cooperato a questo Mistero. San Pietro ha detto: «Che Dio Padre ha unto il Verbo Incarnato nella Spirito Santo» (At 10, 38), ciò che si intende nel Sacerdozio di Gesù Cristo; e san Paolo: «Che il Figlio si è offerto a Dio suo Padre come una Vittima immacolata, per la virtù della Spirito Santo» (Eb 9, 14).

 

Per avere qualche conoscenza di questo Mistero, dobbiamo ancora elevarci, per mezzo della fede, sino agli adorabili segreti della Vita divina nella Trinità Santa, e rintracciarne l’opera che conviene allo Spirito Santo.

Nella Trinità, il Padre genera il Figlio. Il Padre e il Figlio, in unità di Principio, dànno origine allo Spirito Santo, per una via che ci è assolutamente sconosciuta e che i Teologi chiamano Spirazione attiva. Lo Spirito Santo non è né può essere Principio di altra persona, perché la vita immanente delle Persone divine tutta si termina necessariamente a due Processioni: quella del Figlio generato dal Padre, e quella della Spirito Santo che procede dal Padre e dal Figlio. La Spirito Santo adunque non può essere Principio di altra Persona divina, ma Egli opera l’unione (24).

Egli è l’unione stessa delle due prime Persone. Perché il Padre ama il Figlio e il Figlio ama il Padre; e questo mutuo amare, che è la loro unione, è lo Spirito Santo; non già un doppio Spirito, come se vi fosse lo Spirito del Padre che ama il Figlio e lo Spirito del Figlio che ama il Padre; ma un solo Spirito, perché l’amore che il Figlio ha per il Padre non è altro che l’amore che il Padre ha per il Figlio; e ciò perché tutto quanto è nel Figlio viene dal Padre e così non vi sono due amori, ma un solo amore; e perciò l’unione, operata dall’amore, non potrebbe essere né più perfetta, né più assoluta. Lo Spirito Santo è questo Amore uno, sostanziale, personale. Il suo vero nome, infatti, tanto è Amore come Spirito (25). Egli è una persona divina, allo stesso modo che la Conoscenza che Dio ha di sé è una Persona divina, il Padre, e che l’Oggetto di questa Conoscenza è una Persona divina, il Figlio.

Tale è la vita eterna, immanente, immutabile della SS. Trinità.

 


Ma la Trinità opera anche ad extra: la Creazione, la Redenzione, la Giustificazione, la Glorificazione. Tali opere appartengono alle tre divine Persone in un modo affatto uguale, senza distinzione, né divisione. Tuttavia, secondo il nostro modo di concepire le cose di Dio e secondo la pratica della Santa Chiesa, noi in quelle opere attribuiamo una parte al Padre, o al Figlio, o allo Spirito Santo. Tali attribuzioni non hanno nulla di arbitrario, perché fondate, per una sorta di analogia, su le operazioni stesse delle Persone divine nella Trinità; dimadochè v’ha una relazione tra la parte di cooperazione che noi assegniamo ad una Persona e ciò che le è proprio nella vita immanente.

 

In questa vita il Padre è Principio; ed ecco perché il Padre apparirà come il primo che ha l’iniziativa delle opere esterne, e produce ciò che vi è di primiero in tali opere, vale a dire, l’essere. Perciò noi diciamo il Padre Creatore. Nella stessa vita dell’eternità, il Figlio è l’Oggetto della conoscenza del Padre, «la Figura della sua sostanza e la sua Gloria». Perciò tutto quanto è ordine, sapienza, riparazione del male, rinnovazione, salvezza, trionfo dei divini attributi; in una parola, tutto ciò che è gloria di Dio, apparterrà al Figlio. Infine, essendochè in quella medesima, vita essenziale della Trinità, lo Spirito Santo è l’amore del Padre e del Figlio, il quale porta, per così dire, il Padre al Figlio e il Figlio al Padre e li unisce nella essenziale unità della Natura divina, Egli opererà, nella Creazione e in tutte le altre opere esterne della Trinità Santa, tutto quanto esprime amore, tutto quanto opera unione. Egli opererà l’inclinazione compassionevole di Dio verso la sua creatura, e il ritorno fedele della creatura al Creatore.

 


Posta questa dottrina, possiamo aspettarci che quell’adorabile Spirito abbia larga parte nell’opera della Redenzione (26); e siccome quest’opera si compirà mediante il Sacerdozio di Nostro Signore GESÙ CRISTO e il suo stato di Vittima, lo Spirito Santo senza nessun dubbio interverrà, in una maniera costante, profonda, ed attiva, nell’esercizio di questo divin Sacerdozio e negli atti di questo stato di Ostia.

 

Il Padre manda il Figlio in questo mondo, come abbiamo detto nel capitolo precedente, perché vi sia il suo Pontefice. Lo manda nel seno della Vergine; e là lo consacra Sacerdote, rivestendolo dell’umanità nella quale il Verbo diventa Ostia. Orbene l’unzione di questo divino Sacerdozio è lo Spirito Santo. «Il nome di CRISTO, dice s. Ireneo, indica, ad un tempo, Colui che «fa l’unzione, Colui che la riceve, e Colui che è l’unzione stessa, vale il dire, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo» (27). Sant’Ambrogio usa delle medesime espressioni (28), e soggiunge: «Molti han pensato che l’unzione del CRISTO è lo Spirito Santo. Hanno ragione; è proprio con questo Olio di letizia, il quale spande il buon odore di tante grazie, che il Padre onnipotente ha unto il Principe dei Sacerdoti» (29). Tutta la tradizione parla come sant’Ireneo e sant’Ambrogio (30).

Il Verbo incarnato è Sacerdote mediante l’unzione dello Spirito Santo; ma è Sacerdote per farsi Ostia. Nel seno della Vergine Egli prende quel sangue e quella carne che sono la materia del suo sacrificio. In questo mistero, la cooperazione dello Spirito Santo è oltremodo manifesta.

Lo Spirito Santo preparava la Vergine divina al concorso ch’essa deve portare al compimento del mistero (31), e la inclina a dare il suo consenso. Lo Spirito Santo compie la unione dell’anima e del corpo deL Verbo incarnato e opera l’unione ipostatica della umanità e della divinità (32). Tale grazia di unione, l’onore che ne deriva per GESÙ CRISTO, la grazia santificante che è versata nell’anima sua, le qualità di cui è dotato il suo corpo, tutto questo è opera dello Spirito Santo (33).

Ma nel momento stesso in cui si compie l’unione ipostatica l’umile Sacerdote si eleva verso il Padre suo e dice la grande parola del Sacrificio: «Ecco che vengo per fare la vostra volontà». San Paolo ci rivela con quale virtù, con quale slancio, sotto l’impulso di quale dolce e potente influenza, il Verbo incarnato si offra e si consacri quale Ostia del Padre (34). Da quel momento, lo Spirito Santo è veramente il Protettore del Sacerdozio di GESÙ e il Direttore del suo stato di Ostia. E questo non ci meravigli, né ci sembri, per il Verbo incarnato, una specie di servitù, perché quello Spirito adorabile è quel medesimo che procede dal Verbo. Già nell’antica Legge, lo Spirito Santo, al dire di san Paolo, dava a conoscere l’insufficienza del ministero di Aronne e dei sacrifici che questi offriva (Eb 9, 8 segg.): Ora che Gesù compie l’azione essenziale del Sacerdozio, lo Spirito Santo ne raccomanda al Padre stesso la oblazione, rendendola gradita alla di Lui Maestà, e in tal modo Egli è l’unione degli atti teandrici del Figlio verso il Padre, come è l’unione della loro Persona nell’eternità.

 


E perché il Sacrificio di GESÙ CRISTO è un’azione incessante e universale nell’anima come nel corpo di Lui, incessantemente pure lo Spirito Santo presiede a tutta intera la vita, interiore ed esterna, dell’adorabile Vittima, la dirige, la sorregge, perché compia l’opera di salvezza e di redenzione affidatale dal Padre. Lo Spirito Santo assiste il Verbo incarnato durante nove mesi, nel seno di Maria; lo conduce poi a Betlemme, indi al Tempio per farvi la sua oblazione pubblica; poi in Egitto dove Egli è violentemente esiliato, come altra volta era scacciato il capro emissario, figura del suo stato di Ostia di espiazione; poi a Nazaret dove, durante trent’anni, gli ispira di fare verso il Padre, nel silenzio e nella solitudine, nell’oscurità e nel lavoro, tanti atti sublimi della più eminente Religione.

 

Al principio della Vita Pubblica, Egli conduce GESÙ al deserto (Mt 4, 1) dove la nostra adorabile Vittima compie, per l’espiazione dei nostri peccati, quella prodigiosa penitenza che ci viene narrata dagli Evangelisti. Quando arriva il tempo della dolorosa Passione, lo inclina a sottomettersi al Padre; e quando infine il divino olocausto venne compiuto sul Calvario, lo Spirito Santo fu «il Fuoco che lo consumò» (Dt 4, 24), «cooperando così a dar la vita al Mondo con la morte della Vittima divina» (Orat. ante Com.).

Ora, nel Cielo, dove il divin Sacrificio continua eternamente, lo Spirito Santo è sempre quel Fuoco consumante. Tale è pure nel Sacrificio eucaristico, poiché dai Padri si attribuisce alla sua divina virtù il cambiamento del pane nel corpo di GESÙ CRISTO, e del vino nel suo sangue (35). «Orbene, questo cambiamento, operato dallo Spirito Santo, dice Bossuet, era la causa per la quale questo sacrificio (dagli antichi Padri) era considerato come una specie di olocausto, vale a dire, come una Vittima consumata dal fuoco, essendo il pane e il vino consumati dallo Spirito Santo, come da un fuoco divino e spirituale; ed è ciò che si esprimeva con quella preghiera, che si trova negli antichi Sacramentari, nell’Ottava della Pentecoste, come la si recita oggi ancora: «Noi vi supplichiamo, Signore, che i sacrifizi offerti al vostro cospetto siano consumati da quel fuoco divino che infiammò i cuori degli Apostoli» (36)

Ciò fa dire al P. de Condren, uno degli uomini più illuminati intorno a questo gran mistero: «In qualunque stato si consideri il Sacrificio di GESÙ CRISTO, sia nel seno della Vergine o sulla Croce, sia nell’Eucarestia o nel Cielo, è sempre lo Spirito Santo che consacra o che consuma il Sacrificio» (37).

 


Rendiamo grazie a quel divino Spirito, nel quale e mediante il quale il Padre ha consacrato il nostro Sommo Sacerdote; nel quale e mediante il quale il Figlio ha offerto il suo Sacrificio è si è fatto Ostia per nostro amore; a Colui, che in GESÙ CRISTO è il nostro Santificatore e compie la nostra giustificazione; a Colui che, in Gesù Cristo Sacerdote e Vittima, ci unisce al Padre, nella unità dello stesso amore che unisce il Padre e il Figlio, Amore che è Lui stesso.

 

Amiamo senza misura, amiamo senza posa quell’Amore del Padre e del Figlio, che ci ha comunicato tutti i beni del Padre e del Figlio dopo di aver disposto che ci fossero meritati dal Sacerdozio e dal Sacrificio del Figlio; ora ce li distribuisce come a noi acquisiti dalla virtù di quel Sangue del quale Egli stesso ha voluto e determinato la divina effusione sulla Croce; e ce li dona per la via infallibile dei Sacramenti dei quali ha ispirato al nostro Sommo Sacerdote l’istituzione, e principalmente col mezzo ineffabile del Sacrificio della Messa, dove Egli medesimo, nel Sacerdozio di GESÙ CRISTO opera il cambiamento che rende presente, per essere il nostro alimento, il Corpo e il Sangue del Figlio di Dio. O spirito di amore! O nostro adorabile e infinitamente amabile Benefattore! «Voi che trasformate e santificate tutto quanto toccate» (38), e, con questo contatto, compite il prodigio del cambiamento del pane nel Corpo e del vino nel Sangue di GESÙ CRISTO, toccateci anche noi, affinché siamo trasformati noi pure, cambiati in altri uomini; trasformati nell’intelletto, perché intendiamo il grande mistero del CRISTO GESÙ sacerdote e Vittima; trasformati nel cuore, perché lo amiamo di un amore che ci tolga ogni altro amore, e così corrispondiamo a tutti i disegni del Padre e del Figlio dai quali procedete, e ai disegni vostri, che sono parimenti disegni di perfettissima società e unione, ora e nei secoli dei secoli.


NOTE

(24) S. TH., I, q. XXX, a. 2; I, q. XLI, a. 6.

(25) TH., I, q. XXXVII, a. 1.

(26) Divisit inter se summa illa Personarum Trinitas unus Deus negotium salutis humanae, ut unam eamdemque hominis culpam Pater puniret, Filius expiaret, Spiritus Sanctus ignosceret. Ad majorem igitur lapsi hominis gloriam, ut possit resurgere per justitiam, Pater satisfactionem exigit,
Filius exsolvit, Spiritus Sanctus se medium interponit. Riccard. A. S. VICT., De Verbo Incarnato, cap. XI.

(27) S. IRENAEI, Contra Haereses, lib. III, cap. XVIII.

(28) Deus Pater a quo unctus est Filius, ipse qui unctus est Filius et Spiritus quo unctus est. De Sp. Sancto, lib. I, cap. III.

(29) Ibid., cap IX.

(30) Non occorre moltiplicare i testi. – S. Giovanni Crisost. dice: Christus numquam unctus est oleo, sed Spiritu Sancto et ideo adjecit: prae consortibus tuis (Psalm. XLIV, 8) hoc ipsum significans neminem ita unctum fuisse ut ipse… Sunt enim omnia ejus eximia, non ea solum quae pertinent ad Divinitatem, sed ea etiam quae ad humanitatem. In Psalm., XLIV.

(31) Luc., I, 35. – Spiritus Sanctus supervenit Virgini, purgans ipsam et virtutem susceptivam Verbi Dei tribuens, simul autem et generativam. S. IOANN. DAMASCEN., De fide orthodoxa, lib. III.

(32) Cfr.: S. THOM., III, q. XXXII, art. I e 2.

(33) MATT., I, 18; IBID., 20. – Opus Spiritus, Virginis partus est. – THOMASSIN, De Incarnatione, lib. VI, cap. I-IV. – Dubitare ergo non possumus Spiritum creatorem, quem Dominicae cognovimus Incarnationis auctorem. – S. AMBROS., De Spiritu Sancto, lib. II, cap. V.

(34) Hebr., IX, 14. – Per Spiritum Sanctum, id est, Spiritu Sancto commovente et excitante. – Corn. a Lap.

(35) Bousset (ut infra), n. 5, 6, 7, cita i testi dei Padri e di parecchie liturgie. – Sentiamo s. Giov. Damasceno: Quemadmodum omnia quae fecit Deus, Spiritu Sancto operante fecit; sic et nunc, Spiritus Sancti operatione, haec supra naturam operatur, qua e sola fides potest capere: quomodo fiat istud, ait Maria, quoniam virum non cognosco? Respondet Gabriel Archangelus: Spiritus Sanctus superveniet in te. Et nunc interrogas quomodo panis fit corpus Christi? Respondeo et ego: Spiritus Sanctus obumbrat, et haec operatur supra sermonem et intelligentiam. De fide orthod.. IV, 13.

(36) Explication de quelques difficultés, etc., n. 7.

(37) Idée du Sacerdote et du Sacrifice de J.-C., III, chap. VIII.

(38) S. CYRILL. HIEROSOL., Cat. V.